lunedì 15 giugno 2026

Chiara Corbella Petrillo, un riflesso della Presenza di Dio


Quella di Chiara Corbella è "la Santità della porta accanto, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della Presenza di Dio". Queste sono le parole che ha usato il cardinale vicario di Roma Angelo De Donatis, aprendo la fase diocesana della causa di Beatificazione della serva di Dio Chiara Corbella Petrillo.
"Auspichiamo che al termine dell'iter canonico Chiara possa divenire un modello di Santità, approvato dalla Chiesa, per tutti i fedeli cristiani e soprattutto per coloro che in questa giovane donna sposata e madre di tre figli (prima di Francesco, Chiara dette alla luce altri due bimbi, nati con gravi malformazioni e morti poco dopo il parto) trovino incoraggiamento e sostegno nel servizio dell'amore coniugale e alla vita".

La sua vita, quasi come un testamento spirituale, si può riassumere in una celebre frase detta da Chiara e ripetuta dal cardinale: "Qualsiasi cosa farai avrà senso solo se la vedrai in funzione della Vita Eterna". Quella Vita Eterna che Chiara ha raggiunto a soli 28 anni perché ha preferito rimandare le cure di un male incurabile che la affliggeva da due anni per portare avanti la gravidanza di suo figlio, Francesco, nato perfettamente sano.
Solo da quel momento Chiara si è affidata alle cure del suo male, ma era ormai troppo tardi per avere salva la sua vita. Un gesto d'Amore immenso che ci fa ben capire qual' era la scala dei Valori di Chiara.

"Nel matrimonio il Signore ha voluto donarci dei figli speciali: Maria Grazia Letizia e Davide Giovanni, ma ci ha chiesto di accompagnarli soltanto fino alla nascita, ci ha permesso di abbracciarli, battezzarli e consegnarli nelle mani del Padre in una serenità e una gioia sconvolgente.
Ora ci ha affidato questo terzo figlio, Francesco, che sta bene e nascerà tra poco, ma ci ha chiesto anche di continuare a fidarci di Lui nonostante un tumore che ho scoperto poche settimane fa e che cerca di metterci paura del futuro, ma noi continuiamo a credere che Dio farà anche questa volta cose grandi" scriveva Chiara.

L'immenso gesto d'Amore di Chiara e la sua Fede rappresentano un meraviglioso esempio per tutti.


Marco



lunedì 18 maggio 2026

Siamo stati creati per "qualcosa di più"


Dio fa in modo che l’anima sia ansiosa, delusa e stanca quando si allontana, affinché essa possa ritornare a Lui.
Con l’agitare continuamente le acque dell’anima con il Suo Dito, Egli tiene lontana la falsa pace.
Disgustati ed inquieti, ci slanciamo allora sul Suo Sacro Cuore.
La noia è sete dell’Infinito; la stanchezza sete di Dio, la disillusione desiderio dell’amore estatico di Dio

Tale noia si accresce in proporzione diretta alla perdita di uno scopo nella vita, cioè della Salvezza Eterna della nostra anima immortale.

Se siamo deboli e fragili, la Chiesa ci comanda di non scoraggiarci. Se la vostra carne o sangue sono inclinati al male, la Chiesa vi trasfonde Carne e Sangue Divini nel Sacramento dell’Eucaristia, perché possiate superare le vostre debolezze. Se siete stanchi ricordatevi che non lo potreste mai essere se non foste creati per "qualcosa di più" del finito. Un maiale non è mai stanco e annoiato del suo stalletto, né una rondine del suo nido, ma l’uomo lo può essere della sua casa. E ciò perché sta proprio ritornando a Dio.

Io chiedo a voi che siete stanchi, infelici, tristi, depressi ed ansiosi, di uscirne da quest’inferno sgombrandolo per mezzo della Confessione, e di riempire la vostra anima di quel Pane di Vita e di quel Vino di cui si cibano i Vergini!


Arcivescovo Fulton J. Sheen


lunedì 11 maggio 2026

Le tribolazioni sono un richiamo di Dio


A volte il Signore flagella un’anima anche santa per un’imperfezione; in lei un neo è grave, come è grave la più piccola impurità in un brillante. Un’impazienza abituale, una disobbedienza costante, una mancanza di abbandono nelle mani di Dio, una vanità, un atto di orgoglio, una mancanza di carità può meritare un pesante castigo temporale; noi non ne vediamo la proporzione con la colpa, ma Dio la vede, e perché ci ama, ci richiama con forti voci.
Non si mutano le sorti della nostra vita con i lamenti o con le parole, si mutano con i fatti, emendandosi ed ascoltando la voce di Dio che ci parla per mezzo di quelli che Lo rappresentano sulla terra. Quando emendiamo la nostra vita, il Signore ci richiama al primitivo fervore, anzi lo accresce; Egli circoncide il nostro cuore con grazie speciali e c’infiamma di novello amore verso di Lui. Allora l’anima nostra rifiorisce, ed i castighi temporali si allontanano da noi. Passa quel momento tenebroso della vita che appare una disdetta e ritorna la serenità e la pace. Oh, non si domandano le grazie solo con le parole!

Sac. Dolindo Ruotolo ‒ Servo di Dio


lunedì 27 aprile 2026

"Che cosa grande è il Sacerdote!"


Se non avessimo il Sacramento dell’Ordine, noi non avremmo Nostro Signore.
Chi l’ha messo nel Tabernacolo? Il Sacerdote.
Chi ha ricevuto la vostra anima al suo ingresso a questo mondo? Il Sacerdote.
Chi la nutre per darle forza di fare il suo pellegrinaggio? Sempre il Sacerdote.
Chi la preparerà a comparire davanti a Dio, lavando l’anima per la prima volta nel Sangue di Gesù Cristo? Il Sacerdote, ogni volta il Sacerdote.
Se l’anima, poi, giunge all’ora del trapasso, chi la farà risorgere, rendendole la calma e la pace? Ancora una volta il Sacerdote.

Non potete pensare a nessun beneficio di Dio senza incontrare, insieme a questo ricordo, l’immagine del Sacerdote.
Se andaste a confessarvi alla Santa Vergine o a un angelo, vi assolverebbero? No.
Vi darebbero il Corpo e il Sangue di Gesù? No.
La Santa Vergine non può far scendere il Suo Divin Figlio nella Santa Ostia.
Anche duecento angeli non vi potrebbero assolvere.

Un Sacerdote, per quanto semplice sia, lo può fare, egli può dirvi: “Va in pace, ti perdono”.
Che cosa grande è il Sacerdote!...».

Chi è che ci prepara l’Eucaristia e ci dona Gesù? È il Sacerdote.

Se non ci fosse il Sacerdote, non esisterebbero né il Sacrificio della Messa, né la S. Comunione, né la Presenza Reale di Gesù nei Tabernacoli.


Santo curato d'Ars


lunedì 20 aprile 2026

E' più gradito al Signore l'atto di Carità che la lettura


Un'altra volta venne dal Santo (San Francesco d'Assisi) la madre di due frati a chiedere fiduciosamente l'elemosina. Provandone vivo dolore, il Padre si rivolse al suo vicario, frate Pietro di Cattanio: “Possiamo dare qualcosa in elemosina a nostra madre?”. Perché chiamava madre sua e di tutti i frati la madre di qualsiasi religioso.
Gli rispose frate Pietro: “In casa non c'è niente da poterle dare. Abbiamo solo – aggiunse – un Nuovo Testamento, che ci serve per le letture a mattutino, essendo noi senza breviario”.
Gli rispose Francesco: “Da' alla nostra madre il Nuovo Testamento: lo venda secondo la sua necessità perché è proprio lui che ci insegna ad aiutare i poveri. Ritengo per certo che sarà più gradito al Signore l'atto di carità che la lettura”.

Così fu regalato il libro alla donna e fu alienato per questa santa carità il primo Testamento che ebbe l'Ordine.


(Vita seconda, 91)


domenica 19 aprile 2026

Il peso del peccato


Una vita incentrata su noi stessi e che ci fa sentire corresponsabili delle lacrime degli innocenti è complicità con coloro che uccidono. Dobbiamo sentire su di noi il peso del peccato e di morte che opprime l'umanità!

Don Oreste Benzi


Sofferenza e Amore


“ Non c'è sofferenza che non possa essere trasformata in Amore ”

Natuzza Evolo