mercoledì 15 aprile 2026

La Conversione di Dino Segre "Pitigrilli"


Dino Segre, famoso scrittore molto prolifico che usava lo pseudonimo di "Pitigrilli", é stato un ateo convinto.
Ebbe un notevole successo in Italia soprattutto nel periodo tra le due guerre mondiali. Scrisse romanzi, racconti e articoli che andavano dal grottesco all'erotico e all'umoristico-satirico. Aveva un modo di scrivere spesso irriverente, spregiudicato e polemico, e uno stile di vita gaudente e libertino, certamente molto lontani dai valori Cattolici, che poi avrebbe abbracciato in seguito.

Un giorno, un suo caro amico scrittore pure lui, Luigi Antonelli, che era di Foggia e conosceva Padre Pio, suggerì a Pitigrilli di andare dal Santo frate del Gargano. Essi andarono di prima mattina e ascoltarono la Messa, in un angolo per non farsi notare.
Improvvisamente, al termine della Messa, Padre Pio si voltò verso i fedeli e disse: “Preghiamo, preghiamo ferventemente per qualcuno che è qui tra noi oggi, e ha grande bisogno di preghiere. Un giorno egli si avvicinerà alla Tavola Eucaristica e porterà molta gente con lui, gente che è stata tanto tempo in errore come lui stesso”.
Pitigrilli ascoltò quello che disse Padre Pio e si mise a piangere. Capiva che quelle parole erano dirette a lui. Più tardi in uno scambio a quattr'occhi con Padre Pio, il frate con le stigmate gli disse: “Che cosa giova all’uomo guadagnare tutto il mondo se poi perde la propria anima? Dio ti vuole veramente bene”.

Pitigrilli a seguito di quell'incontro, e anche di altri avvenimenti accaduti nella sua vita, ebbe una profonda Conversione e cambiò stile di vita. Da quel momento in poi, per più di trent’anni, continuò a scrivere libri e articoli, ma questa volta con modalità assai diverse rispetto al passato, spesso a fondo religioso, come per il periodico francescano il “Messaggero di Sant'Antonio”.
A seguito della sua Conversione al Cattolicesimo, Pitigrilli rinnegò completamente le sue prime opere, e ne vietò la ristampa dal 1948 in avanti. Inoltre ritirò dal commercio tutte le copie residue di molti suoi libri scritti durante la sua libertina giovinezza.


Marco


Fonti: Padre Pio mille fatti e Sante parole, Wikipedia, Racconti di libri


Essere vittime dell'Amore di Gesù


Amare Gesù, essere vittime del Suo Amore, tanto più si è deboli, privi di desideri e virtù, tanto più si è predisposti all'azione di questo Amore che consuma e trasforma.

Santa Teresa di Lisieux


giovedì 9 aprile 2026

Il sacrilegio, il più orribile di tutti i crimini


Se ogni peccato mortale, fratello, dà la morte alla nostra anima, la separa da Dio per sempre, la precipita in ogni sorta di disgrazie, in quale stato deve quindi ridurre il più orribile di tutti i crimini, che è il sacrilegio? O mio Dio, chi potrà mai immaginare lo stato spaventoso di un’anima ricoperta di sacrilegi? Sì, ci dice Gesù Cristo, quando vedrete l’abominio della desolazione nel luogo santo, predetto dal profeta Daniele, comprendete bene.

Ahimè! Fratello, avendo scelto il cuore dell’uomo per farne la sua dimora e il suo tempio, Gesù Cristo prevedeva senza dubbio le profanazioni e le abominazioni disastrose che il demonio avrebbe commesso attraverso il peccato; che pensiero triste e desolante per un Dio! Ma il più grande e terribile di tutti i dolori è prevedere che si profanerà il Suo Corpo adorabile e il Suo Sangue Prezioso.
O mio Dio! O sventura incomprensibile! Possono i cristiani rendersi colpevoli di un tale crimine, che nemmeno l’inferno ha mai potuto inventare? Ahimè! San Paolo già lo deplorava ai suoi tempi. Non potendo un giorno far loro sentire tutta la negritudine di questo crimine spaventoso, diceva loro piangendo amaramente: "Quale supplizio non riceverebbe colui che alzasse una mano parricida sul Corpo di un Dio fatto uomo, che colpisse questo cuore…". Ah! Questo Cuore tenero che ci ama fino alla croce, e che strapperebbe il Sangue dalle Sue vene! Ah! Quel Sangue adorabile versato per noi, che ci ha santificati nel Santo Battesimo, che ci ha purificati nel Sacramento della Penitenza…; sembrerebbe impossibile trovare punizioni abbastanza severe e cristiani capaci di un tale crimine.

Ahimè! Eccone uno ancora più spaventoso: ricevere indegnamente il Corpo adorabile e il Sangue Prezioso di Gesù Cristo, profanarlo, contaminarlo, avvilirlo; è possibile un tale crimine? Ah! Almeno lo è per i cristiani? Sì, ci sono mostri di ingratitudine che portano la loro furia a tali eccessi! Sì, fratello, se in questo momento il buon Dio mostrasse le Comunioni di tutti coloro che sono qui, ahimè, quanti apparirebbero con la loro sentenza di riprovazione scritta nella loro coscienza criminale con il Sangue di un Dio fatto uomo!
Questo pensiero fa rabbrividire, eppure non c’è nulla di più comune di queste Comunioni indegne; quanti hanno l’audacia di avvicinarsi alla Santa Mensa con peccati nascosti e mascherati dalla Confessione! Quanti non provano quel dolore che il buon Dio chiede loro; quanti non fanno tutti gli sforzi possibili per correggersi! Quanti conservano una segreta volontà di ricadere nel peccato! Quanti non evitano le occasioni di peccato, potendo farlo; quanti conservano fino alla Santa Mensa inimicizie nel loro cuore!
Esaminate le vostre coscienze, fratello, e vedete se non siete mai stati in uno di questi stati d’animo avvicinandovi alla Santa Comunione; se avete avuto questa sventura, fratello, con quali parole potrei mai descrivervi tutto l’orrore?
Ah! Se mi fosse permesso, andrei all’inferno per strappare un infame e traditore Giuda ancora fumante del Sangue adorabile di Gesù Cristo che ha profanato in modo così orribile. Ah! Se poteste sentire le grida e le urla che lancia; Ah! Se poteste comprendere i tormenti che soffre a causa del suo sacrilegio, morreste di paura.

Ahimè! Che ne sarà di coloro che, forse per tutta la vita, non hanno fatto altro che sacrilegi! I cristiani che mi ascoltano e che sono colpevoli, potranno forse continuare a vivere?
Sì, fratello, il sacrilegio è il più grande di tutti i crimini, poiché attacca Dio e gli infligge la morte, e attira su di noi tutte le più grandi disgrazie.

Se parlassi a degli idolatri o anche a degli eretici, comincerei a dimostrare loro la realtà di Gesù Cristo nell’adorabile Sacramento dell’Eucaristia; ma no, nessuno ha il minimo dubbio al riguardo. Ahimè! bisognerebbe che, per coloro che vi si avvicinano con cattive disposizioni, Gesù Cristo non fosse presente; ma no, Egli è lì tanto per coloro che osano presentarsi con il peccato nel cuore, quanto per coloro che sono in stato di grazia.
San Paolo dice che è necessario essere puri: “Perciò chiunque in modo indegno mangia il Pane o beve il Calice del Signore, sarà reo del Corpo e del Sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo Pane e beva di questo Calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il Corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. E’ per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti” (1Corinzi 11: 27-30)


Dalle omelie del Santo Curato d’Ars




martedì 31 marzo 2026

Il Segno della Croce


ll Segno della Croce è uno dei gesti più antichi e comuni nella vita Cristiana.
Ci tocchiamo la fronte, il petto e le spalle e diciamo: Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Spesso le persone lo fanno in fretta, senza pensare troppo, come fosse una consuetudine. Ma non dovrebbe essere così, perché il Segno della Croce racchiude un tesoro di Fede. E' infatti un gesto che abbraccia tutto: toccandoci la fronte indichiamo la mente, toccandoci il petto indichiamo il cuore e toccandoci le spalle indichiamo il corpo.
È come se dicessimo a Dio: “Ti affido tutto di me stesso, pensieri, sentimenti e opere”.

Il Segno della Croce non è una formula magica, ma una preghiera potente e completa. Ci ricorda che apparteniamo a Dio e che la nostra Salvezza viene dalla Croce di Gesù Cristo. È come "indossare" la Sua Croce come Scudo e Benedizione nella vita quotidiana.
Per questa ragione andrebbe fatta con devozione, con movimenti ampi e lenti, con la consapevolezza di ciò che si sta facendo.

Il Segno della Croce accompagna la vita del Cristiano in tanti momenti: lo facciamo spesso all'inizio e alla fine della giornata, quando preghiamo, all’inizio e alla fine della Santa Messa... o anche prima di entrare in chiesa, davanti a un immagine devozionale, dinanzi a un pericolo o semplicemente per dire “grazie” al Signore.
È un piccolo, semplice gesto, ma che trasforma la vita di ogni giorno in un’occasione di Fede e ci attira la Benedizione di Dio.

Ma perché i Cristiani lo fanno da sinistra a destra?
La Chiesa ci insegna che questo non avviene per caso.
Il movimento da sinistra a destra ha un profondo significato simbolico. Nella Sacra Scrittura, la sinistra spesso è associata alla condizione umana segnata dal peccato e dalla debolezza, mentre la destra rappresenta il luogo del favore, della Benedizione e della Gloria di Dio. Facendo il Segno della Croce da sinistra a destra, proclamiamo che Gesù Cristo ci conduce dal peccato alla Grazia, dalla morte alla Vita.

Il Segno della Croce è una professione di Fede nella Santissima Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo. Ci ricorda chi siamo e a Chi apparteniamo.


Marco



lunedì 30 marzo 2026

L'Umiltà


Il diavolo apparve un giorno a San Macario e gli disse:

“Tutto quello che fai tu so farlo anche io.
Tu digiuni e io non mangio mai,
tu vesti stracci e io giro nudo,
ma vi è una cosa che tu fai e che io non so fare”.

“Quale?" gli chiese San Macario.

Essere umile.
L'umiltà mi disarma poiché non sapendo cosa sia non so combatterla”, rispose il demonio.


Fonte dai detti dei Padri del Deserto (citata anche dal Santo curato D'Ars)


Essere segno di contraddizione


La Croce è segno di contraddizione. Noi, seguaci di Gesù Cristo, dobbiamo essere segno di contraddizione. Non dobbiamo cioè seguire la logica del mondo, del consumo, del possesso, del potere, del più forte, del denaro, del successo. Guardate che ognuna di queste situazioni pesa come un macigno!

Don Tonino Bello


giovedì 26 marzo 2026

"Il nostro sguardo deve essere sempre orientato alla Vita Eterna"


“ Fin dall’inizio la Madonna ci ha detto che il nostro sguardo deve essere sempre orientato alla Vita Eterna...
Il Signore ci mette nel cuore questa gioia e questo desiderio di Vita Eterna.
Se c’è questo desiderio di lavorare per Dio e per il Paradiso, non ci stanchiamo mai. Essere quelli che pregano e aiutano.
Quando abbiamo come mèta la Vita Eterna, il Paradiso, tutto il resto scivola via come l’acqua sull’impermeabile. Tutte le cose diventano insignificanti, anche se sono importanti, perché fanno parte della vita. Noi dobbiamo fare la nostra parte, poi Dio ci aiuterà in mille modi. Noi l’abbiamo sperimentato. Soprattutto quando incontriamo delle persone disperate per cose gravi, noi diciamo loro: “consacra alla Madonna te, la tua famiglia, il tuo lavoro, tutto!” Sempre finiscono poi per dire che la Madonna li ha ascoltati. Bisogna confidare in Dio e nella Madonna...
Se confidiamo in Dio, Dio ci darà il centuplo, ci benedirà, benedirà i nostri sforzi ”.

Marija Pavlovic, veggente di Medjugorie