mercoledì 31 agosto 2022

Le anime elette sostengono il mondo!

Ultimi giorni di carnevale. In questi ultimi due giorni di carnevale ho conosciuto un enorme quantità di pene e di peccati. In un attimo il Signore mi ha fatto conoscere i peccati commessi nel mondo intero in questo giorno. Sono svenuta per lo spavento e, nonostante che io conosca l'abisso della Divina Misericordia, mi sono stupita che Iddio tenga in vita l'umanità.
Ed il Signore mi ha fatto conoscere chi è che sostiene l'esistenza dell'umanità: sono le anime elette. Quando il numero degli eletti sarà terminato, il mondo cesserà di esistere.
Per due giorni ho fatto la Santa Comunione riparatrice ed ho detto al Signore: «Gesù, oggi offro tutto per i peccatori; i colpi della Tua giustizia si abbattano su di me ed il mare della Misericordia investa i poveri peccatori». Ed il Signore ascoltò la mia preghiera.
Molte anime tornarono al Signore, mentre io agonizzavo sotto il peso della giustizia di Dio. Sentivo di essere il bersaglio dell'ira dell'Altissimo. Verso sera la mia sofferenza giunse ad un tale stato di abbandono interiore, che i gemiti mi uscivano dal petto, nonostante l'opposizione della volontà. Mi chiusi a chiave nella mia cameretta riservata e cominciai l'adorazione, cioè l'Ora Santa. L'abbandono interiore e la sperimentata giustizia di Dio, era questa la mia preghiera; mentre i gemiti ed il dolore che mi salivano dall'anima avevano preso il posto del dolce colloquio col Signore.


9 febbraio 1937

Fonte: Diario di Santa Faustina Kowalska


venerdì 26 agosto 2022

L'ipocrisia è truccarsi l'anima

“ Cos’è l’ipocrisia? Quando noi diciamo: state attento che quello è un ipocrita: cosa vogliamo dire? Cosa è l’ipocrisia? Si può dire che è paura per la verità. L’ipocrita ha paura per la verità. Si preferisce fingere piuttosto che essere sé stessi. È come truccarsi l’anima, come truccarsi negli atteggiamenti, come truccarsi nel modo di procedere: non è la verità. “Ho paura di procedere come io sono e mi trucco con questi atteggiamenti”. E la finzione impedisce il coraggio di dire apertamente la verità e così ci si sottrae facilmente all’obbligo di dirla sempre, dovunque e nonostante tutto.
La finzione ti porta a questo: alle mezze verità. E le mezze verità sono una finzione: perché la verità è verità o non è verità. Ma le mezze verità sono questo modo di agire non vero. Si preferisce, come ho detto, fingere piuttosto che essere sé stesso, e la finzione impedisce quel coraggio, di dire apertamente la verità.
E così ci si sottrae all’obbligo – e questo è un comandamento – di dire sempre la verità, dirla dovunque e dirla nonostante tutto. E in un ambiente dove le relazioni interpersonali sono vissute all’insegna del formalismo, si diffonde facilmente il virus dell’ipocrisia. Quel sorriso che non viene dal cuore, quel cercare di stare bene con tutti, ma con nessuno… ”


Papa Francesco - Udienza sulla Lettera ai Galati, 25 agosto 2021


giovedì 25 agosto 2022

L'anima di chi ama Dio è come quella di un cavaliere ben addestrato alla battaglia

Un'anima amante di Dio ed immersa in Lui, va ai suoi doveri con la stessa disposizione con la quale va alla Santa Comunione e compie anche la più semplice azione con grande diligenza, sotto lo sguardo amorevole di Dio. Non si agita se col tempo qualche cosa si rivela meno riuscita; essa è tranquilla, poiché al momento di agire, ha fatto quanto era in suo potere. Quando capita che l'abbandoni la viva presenza di Dio, di cui gode quasi in continuazione, essa procura di vivere di fede viva; la sua anima comprende che ci sono i momenti del riposo ed i momenti della lotta. Con la volontà è sempre unita a Dio. La sua anima è come un cavaliere addestrato alla battaglia, scorge da lontano dove si nasconde il nemico ed è pronta alla lotta; essa sa di non essere sola: Dio è la sua forza!


Fonte: Diario di Santa Faustina Kowalska


lunedì 22 agosto 2022

La Fede di Lucio Dalla


Forse non tutti lo sanno ma Lucio Dalla, uno dei più grandi cantautori nella storia della musica italiana, di cui si è detto, scritto e parlato moltissimo a proposito della sua musica, è stato anche una persona dalla viva e genuina Fede, come possono confermare tutti coloro che gli erano amici e che lo conoscevano bene. Lo stesso Lucio non ha mai nascosto la sua Fede, di cui sovente parlava anche durante delle interviste fatte con lui. Non la sbandierava ai quattro venti ma non la teneva neppure nascosta. Proprio pochi giorni prima di morire (la sua morte è avvenuta a Montreux, Svizzera, il 1° marzo del 2012) si era confessato in San Petronio a Bologna e aveva partecipato alla S. Messa nella chiesa dei Celestini, di fronte al balcone di casa sua.
Il domenicano padre Bernardo Boschi, suo amico e confessore, non nascondeva che A volte si ritirava con noi in convento, anche due o tre giorni, per meditare e pregare (Fonte: Avvenire 3-3-2015).

In un intervista fatta con lui nel 2000 da padre Vito Magno, Lucio Dalla sottolinea chiaramente il suo essere Cristiano Cattolico e parla della sua Fede come uno dei pochi punti fermi e delle certezze della mia vita, la quale però non gli proibiva di immaginare, di sperimentare anche possibilità che non contrastano con la sua certezza religiosa, ma che fanno parte della sua struttura di uomo contemporaneo. Uomo di Fede sì quindi, ma anche e soprattutto "uomo", con le sue idee e il suo modo di vedere le cose che traspaiono chiaramente nei testi delle sue canzoni.
In questa intervista Lucio si professa Credente fin da quando era bambino e sente la Fede quasi come una "necessità" da parte dell'uomo di oggi in un mondo, una società sempre più complessa ed enigmatica. Non nasconde il suo amore per i Salmi (che ha anche cantato) e per le Sacre Scritture, anche se su queste ultime ha sempre preferito non parlare perché, per sua stessa ammissione, “Mi manca la conoscenza teologica e storica per farlo”, pur sottolineandone l'intensità e il mistero, un mistero “destinato a scoprirlo solamente chi viaggia nell'anima e non nella conoscenza scientifica”. (Fonte Radio Vaticana)

Anche il domenicano padre Giovanni Bertuzzi, direttore del Centro San Domenico a Bologna, ricorda con affetto Lucio Dalla, descrivendolo come una persona molto disponibile, aperta e gioviale. Padre Giovanni tra l'altro, essendo bolognese come Lucio, lo ha conosciuto fin da quando era ragazzo, sottolineandone le qualità sia come cantante che, ancor di più, come musicista, già dagli esordi, quando faceva parte di un gruppo jazz assieme a Renzo Arbore e a Pupi Avati.
Di lui, padre Giovanni, ricorda un interessante aneddoto: durante la celebrazione di una Santa Messa, celebrata proprio da padre Giovanni e con Lucio Dalla presente tra i tanti fedeli, c'era anche un coro di studenti che cantavano durante il Rito. Al termine della Celebrazione Lucio si presentò in sacrestia, colpito dalla voce di uno di questi studenti, e lo chiamò a cantare con lui in uno dei suoi dischi di maggior successo. Padre Giovanni non si era accorto del talento di questo ragazzo, Lucio Dalla invece sì.
Padre Giovanni rimarca il fatto che Lucio viveva il suo essere Cattolico praticante attraverso una Fede molto spontanea, nel bel mezzo però di una vita molto movimentata e anche un po' "anarchica". Aveva una notevole sensibilità musicale ma anche religiosa, che gli faceva sentire la Presenza di Dio nella natura e nella sua vita in generale.
Era disponibile e generoso nel confronto degli altri, era facile interloquire con lui, nonostante la sua popolarità, e si comportava da persona qualunque senza particolari riservatezze e mai con altezzosità. Era una persona semplice e umile.
Padre Giovanni, sempre tirando fuori aneddoti dalla "scatola dei ricordi", ci tiene a dire come la sua celebre canzone "Caro amico ti scrivo" fu composta da Lucio nel parlatorio del convento assieme a padre Michele Casali, il fondatore del centro San Domenico, oggi diretto proprio da padre Giovanni Bertuzzi. Lucio e padre Michele si vedevano molto spesso tra loro, e da uno di questi colloqui praticamente è nato il testo di questa famosa canzone.

E' giusto ricordare che Lucio Dalla nel 1997 cantò davanti a Giovanni Paolo II, accanto a Bob Dylan, Bocelli, Morandi, Celentano e tanti altri, e quell'evento, per stesse parole di Lucio rimane uno dei più grandi momenti della mia vita. Cantai "Henna", che esprime il valore redentivo della sofferenza e dell’amore e la dedicai a Papa Wojtyla.
Lucio Dalla curò anche la colonna sonora del cortometraggio "Il giorno del sole", per il Congresso Eucaristico del 1987. In quell'occasione racconta la sua Fede, il suo rapporto con Padre Pio e il suo bisogno di pregare:
Qualche volta vorrei essere dimenticato per andare in chiesa a pregare.
Per Lucio la sua musica era preghiera, e citava spesso Sant’Agostino: Qui bene cantat bis orat .

La vita di Fede di Lucio Dalla e la sua vita di musicista spesso "urtavano" l'una contro l'altra.... non è facile infatti vivere la Fede in un mondo come quello della musica e dello spettacolo, che spesso vanno controcorrente rispetto a certi Valori. Non mancavano, per queste ragioni, certe "contraddizioni" nella sua vita.... ed ecco che allora Lucio sentiva il bisogno di confessarsi spesso.


Marco

sabato 20 agosto 2022

“Il Mio Divin Cuore è squarciato a causa del peccato degli uomini”

Gesù alla Sua anima prediletta, la Beata Alexandrina Maria da Costa:

«Guarda il mio Divin Cuore squarciato: è il peccato, è il piacere della carne; è il peccato, è il mondo.
Il mio Divin Cuore chiede amore; i crimini del mondo, le iniquità, richiedono, esigono riparazione.
La esigono i peccati di lussuria, le iniquità degli sposi e delle anime pie consacrate a Me; la esigono le vanità: a quale scopo tanto sperpero? Questo sperpero grida al Cielo. Ciò che si spreca in vanità estinguerebbe la fame a tutti gli affamati, vestirebbe tutti gli ignudi.
Dillo al mondo, figlia Mia! Diffondi le Mie lagnanze.
Satana si è incarnato nella vanità, nella lussuria, nella disonestà. Vi è Satana nella donna e nell’uomo di oggi che vivono senza pudore una vita provocante. Avanti, avanti, o uomini del potere!
La impurità è una finestra aperta che dà entrata a tutti i peccati mortali.
Ah, tanta innocenza perduta, tanta vita rubata al Cielo prima della sua esistenza sulla terra!
Ah, quanta iniquità umana! Io sono ferito persino da un grande numero di anziani, di vecchi. Che orrore, che orrore! Tutto è fango. La catena più forte e che lega più anime a Satana è la carne, è l’impurità.
Solo la catena del più grande amore e della più grande purezza può spezzarla e strappare le anime dagli artigli di Satana.
Mai l’umanità vide, mai il Cielo contemplò tale incendio di vizi, malvagità e crimini! Mai si peccò così.
Tutta la riparazione è poca.
Non vi sono giusti sulla terra per estinguere tanta iniquità, tanta gravità di crimini. Questa è una lagnanza piena di Amore del Mio Divin Cuore al tuo.
E’ necessario un freno, freno che leghi gli uomini pazzi per il peccato, pazzi per le passioni.
Si pongano freni alle passioni, ai divertimenti, ai balli, ai cinematografi, alle case di peccato!
Sia il freno dell’amore. Se vi sarà purezza, se vi sarà amore, verrà dal Cielo la compassione.
Se non sarà così, l’umanità sarà salva con dolore, solo con dolore: fuoco e guerra, dolore e sangue».

giovedì 18 agosto 2022

Il Rosario salva la vita

Il 6 Agosto 1945 ad Hiroshima fu fatta esplodere la prima bomba atomica, la quale causò morti e devastazioni.

Eppure quel 6 agosto, festa della Trasfigurazione, avvenne un miracolo straordinario.
Quattro gesuiti (Hugo Lassalle, Hubert Schiffer, Wilhelm Kleinsorge, Hubert Cieslik) stavano pregando all'interno della cattedrale di Nostra Signora dell'Assunzione quando la bomba, alle 8 di mattina, rase al suolo la città di Hiroshima.
Loro erano molto vicini all'epicentro e i vetri della cattedrale andarono in frantumi.
Quando giunse il personale medico, subito dalle analisi emerse che nessuno di loro era stato ferito.

Non solo; le radiazioni, che negli anni successivi avrebbero ucciso circa un quinto dei sopravvissuti, non erano presenti sui loro corpi.
Quando fu intervistato circa questo miracolo, padre Schiffer disse candidamente: “Siamo vissuti perché stavamo vivendo il messaggio di Fatima. Vivevamo e pregavamo il Rosario ogni giorno”.

lunedì 15 agosto 2022

Nei cimiteri la menzogna regna sovrana 

« Il viale è lungo; a destra ed a sinistra si ergono delle tombe, ma sono molte e non è possibile considerarle tutte. Qualcuna mi colpisce e mi obbliga a fermarmi. Il sepolcro è sontuosissimo, sormontato da un mezzo busto; fiori all'intorno ed una lampada accesa; gli emblemi delle Virtù teologali sono artistici: la croce, l'àncora, la fiaccola; l'iscrizione del seguente tenore: "Mente eletta - Cuore nobile - beneficò gli altri, dimentico di se - Sposa e figli straziati ne piangono il trapasso".
Bugie! Bugie! Il mondo è un ammasso di menzogne! Nel cimitero però la menzogna regna sovrana: tutti i morti sono onesti e caritatevoli. Pare che la morte scelga soltanto i buoni! Ho conosciuto quest'uomo... dalla mente eletta e dal cuore nobile! Ricordo bensì ciò che si diceva alla sua morte: "Avrebbe fatto meglio a morire cinquant'anni prima!... Quanti padri di famiglia ha fatto piangere!... A quanti operai ha succhiato il sangue!... Quante prepotenze ed angherie ha fatto!... Prima di spirare colpito da male improvviso, invece di chiamare Dio, disse al servo: La chiave della cassaforte alle figlie femmine!" - E cessò di vivere. Il suo corteo funebre fu di primo ordine: ghirlande senza numero e lunghe teorie di automobili.
Ora sei qui, nobile signore, in pasto ai vermi! Hai gabbato il mondo, ma non certamente Dio. Avresti fatto meglio ad essere più caritatevole. Le ricchezze ammassate non sono più tue. Quante campagne possedevi! Adesso ti bastano pochi palmi di terra!
O infelici ricchi! Siete invidiati dai mondani, ma Gesù ha lanciato contro di voi un «guai» terribile: «Guai a voi, o ricchi! E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, anziché un ricco entrare in Paradiso!» »


Don Giuseppe Tomaselli

Fonte: libretto  "I nostri morti - La casa di tutti"




Don Giuseppe Tomaselli, Sacerdote morto in concetto di Santità, non era certo un uomo che aveva paura di dire la verità! “Pane a pane e vino al vino” si potrebbe dire. E in questo scritto la verità l'ha espressa molto chiaramente: troppo spesso noi uomini, durante i funerali e nelle iscrizioni presenti nei cimiteri “decantiamo” i nostri cari che non ci sono più, facendone dei modelli imperituri di Virtù Cristiane.
E' vero che è difficile parlare male di chi non c'è più.... ma purtroppo, spesso, le cose non stanno in questo modo. E non bisogna mai avere paura di dire la Verità, anche se questa può “urtare” un certo numero di persone. Del resto, come fatto notare giustamente da don Giuseppe, l'uomo si può anche “gabbare”, ma Dio, che ci conosce nel più profondo di noi stessi e della nostra vita, certamente no! E ogni cosa, ogni azione, ogni atto, ogni pensiero della nostra mente e sentimento del nostro cuore, saranno da Dio giustamente vagliati e giudicati, nel Bene e nel male. E ciascuno, nell'Eterna Vita che ci attende, “avrà” secondo Giustizia.

Marco

domenica 14 agosto 2022

Come sarà la nostra anima in Paradiso

La Beata Madre Speranza parlando dell'anima come sarà in Paradiso, dice:

“Se durante la vita ha ricevuto qualche ferita per Amore al suo Dio, questa appare come uno smalto ornato di pietre preziose, la cui vista all’interno e all’esterno è gradevolissima, e la cui armonica composizione produce un grande fulgore”.


giovedì 11 agosto 2022

In inferno è una continua disperazione!

Sant'Alfonso Maria De' Liguori, Vescovo e Dottore della Chiesa, riporta il seguente episodio:

Quando l'università di Parigi si trovava nel periodo di maggior splendore, uno dei suoi più celebri professori morì improvvisamente. Nessuno si sarebbe immaginato la sua terribile sorte, tanto meno il Vescovo di Parigi, suo intimo amico, che pregava ogni giorno in suffragio di quell'anima.
Una notte, mentre pregava per il defunto, se lo vide apparire davanti in forma incandescente, col volto disperato. II Vescovo, compreso che l'amico era dannato, gli rivolse alcune domande; gli chiese tra l'altro: "All'inferno ti ricordi ancora delle scienze per le quali eri così famoso in vita?".
"Che scienze... che scienze! In compagnia dei demoni abbiamo ben altro a cui pensare! Questi spiriti malvagi non ci danno un momento di tregua e ci impediscono di pensare a qualunque altra cosa che non siano le nostre colpe e le nostre pene. Queste sono già tremende e spaventose, ma i demoni ce le inaspriscono in modo da alimentare in noi una continua disperazione!"


lunedì 8 agosto 2022

Questa briciola mi basta!

“Da ragazzo mi è capitato di servire a tavola Padre Pio”, mi ha detto Matteo Urbano, 74 anni, albergatore di San Giovanni Rotondo.
“All'epoca facevo il cameriere in un ristorante. Ogni tanto, veniva in convento a trovare Padre Pio un certo commendator Bove, un imprenditore molto ricco. Insisteva per offrire il pranzo ai frati e così faceva portare in convento ogni ben di Dio dal ristorante dove lavoravo. C'era pollo arrosto, lasagne, cannelloni, un sacco di cose buonissime. Noi portavamo tutto in mensa al convento. Quando era ora del pranzo, Padre Pio arrivava per ultimo, si inginocchiava per dire la preghiera e prendeva il suo posto. Poi mi chiamava e mi faceva segno di sedermi accanto a lui. Mi indicava un pezzetto di pane e diceva: "Matteo, a me questa briciola basta come colazione, pranzo e cena…". E non toccava cibo. Non so come facesse.
Perdeva sangue dalle stimmate, non mangiava, passava le notti a pregare e le giornate a confessare la gente. Era davvero un mistero come si reggesse in piedi”.


Fonte: Pagina Facebook "Sulle tracce di Padre Pio"




Non sorprenda questo aneddoto su Padre Pio. Tante, tantissime altre testimonianze di persone che lo hanno conosciuto, soprattutto di frati che gli hanno vissuto vicino, parlano di quanto parca fosse l'alimentazione di Padre Pio, un alimentazione che, umanamente parlando, non avrebbe mai potuto tenerlo in vita. Padre Pio è un "mistero" anche da questo punto di vista. Ma se guardiamo nella vita di molti Santi e di grandi Mistici, l'eccezionale morigeratezza nel mangiare è un punto fermo in comune per tutti. Alcuni di loro arrivavano persino a non toccare cibo per anni interi, nutrendosi della sola SS. Eucarestia.
Personalmente credo che questo accadesse perché queste persone, Santi di straordinaria levatura, erano in sostanza più "spirito" che corpo, più "angeli" che uomini, più "Cielo" che terra. Per cui una cosa molto terrena come il semplice "mangiare", quasi non appartiene più a queste anime così elevate verso il Cielo.

Marco

sabato 6 agosto 2022

L'Indulgenza della Porziuncola

Adriana, cugina di S. Margherita da Cortona e sua confidente, sino dalla gioventù, essendo desiderosa di conseguire la celebre Indulgenza della Porziuncola, si portò in Assisi, alla chiesa della Madonna degli Angeli, ove, entrata il 2 agosto, fu sì oppressa dalla calca di gente che in tale giorno vi concorreva, che subito dopo il ritorno in Cortona, tormentata da violentissimi dolori di fianchi, morì.
Non poté S. Margherita trattenere le lacrime per la morte di sua cugina e, mentre raccomandava al Signore l’anima di lei, ebbe da Gesù Cristo questa rivelazione: «Non piangere più l’anima della tua Adriana, giacché per i meriti grandi dell’Indulgenza, conseguiti da lei in S. Maria degli Angeli, Io l’ho ammessa alla Gloria dei Beati».

venerdì 5 agosto 2022

Non preoccupiamoci per il futuro

Il futuro non è nelle nostre mani. Non abbiamo nessun potere su di esso. Possiamo agire solo nel presente. Lasceremo che sia Dio a fare i piani per il futuro, perché ieri è già passato, domani non è ancora venuto e noi abbiamo solo l'oggi per farLo conoscere, amare e servire.
Perciò non preoccupiamoci per il futuro, per il domani, ma viviamo il momento presente intensamente, con fiducia completa in Dio.

Madre Teresa di Calcutta


giovedì 4 agosto 2022

La morte apre le porte del Paradiso

Un pittore milanese dei tempi di San Carlo Borromeo aveva ritratto la morte dandole l’aspetto di uno scheletro orribile, sghignazzante, con una gran falce in mano. Ma il Santo: “No! No! - disse vivacemente. - Via questo mostro! La morte è un angelo di Dio, che ha in mano una chiave d’oro, per aprire la porta del Paradiso!”.

Effettivamente, la morte cristiana è la fine dell’esilio e del pianto, la fine del peccato e il principio della Vera Vita: “Io nella tomba troverò la culla” canta Giacomo Zanella nella celebre lirica "La veglia".
E San Francesco d’Assisi non ha esitato a dare alla morte un appellativo d’amore, chiamandola "sorella": “Laudato sii, mio Signore, per sora nostra morte corporale”.


dalla rivista Papa Giovanni