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martedì 11 aprile 2023

Le preghiere di un genitore non sono mai vane

Mia madre aveva pregato molto perché fossi un vero Cristiano.

Tuttavia, fin dai primi anni della mia vita di studente, rifiutavo il cristianesimo; arrivai al punto di vendere, per comprarmi degli alcolici, la Bibbia che mia madre mi aveva donato...

Quel libro mi dava veramente fastidio.

La mia vita senza Dio fece di me un uomo dai costumi dissoluti, anche se ero stimato per le mie qualità professionali.

Quando divenni medico ospedaliero, vidi ogni tipo di disgrazia. Un giorno fu portato nel mio ambulatorio un muratore, vittima di un incidente sul lavoro. Il suo stato era disperato ed egli ne era cosciente. Ma l’avvicinarsi della morte non lo preoccupava affatto.

Fui profondamente colpito dall’espressione felice sul suo viso. Dopo la sua morte, poiché non aveva famiglia, furono esaminati in mia presenza i pochi effetti contenuti nella sua borsa. Tra le altre cose si trovava una Bibbia. Quale fu la mia sorpresa quando riconobbi che era quella che mi aveva dato mia madre! La aprii: vi era segnato il mio nome come pure un versetto scritto da lei.

Chiesi ed ottenni che il libro mi fosse assegnato. L’ultimo proprietario l’aveva certamente letto molto, a giudicare dai numerosi versetti sottolineati.

Ero sconvolto. Dio mi cercava. Rispondeva alle preghiere di mia madre.

Non ebbi riposo fino al momento in cui accettai Gesù come mio personale Salvatore.

Dio benedica ogni mamma che prega per i propri figli. Genitori, le preghiere per i vostri figli NON sono vane!

Genitori non vi stancate di pregare per i vostri figli. Dio è fedele alle Sue promesse


Fonte: Web


giovedì 4 agosto 2022

La morte apre le porte del Paradiso

Un pittore milanese dei tempi di San Carlo Borromeo aveva ritratto la morte dandole l’aspetto di uno scheletro orribile, sghignazzante, con una gran falce in mano. Ma il Santo: “No! No! - disse vivacemente. - Via questo mostro! La morte è un angelo di Dio, che ha in mano una chiave d’oro, per aprire la porta del Paradiso!”.

Effettivamente, la morte cristiana è la fine dell’esilio e del pianto, la fine del peccato e il principio della Vera Vita: “Io nella tomba troverò la culla” canta Giacomo Zanella nella celebre lirica "La veglia".
E San Francesco d’Assisi non ha esitato a dare alla morte un appellativo d’amore, chiamandola "sorella": “Laudato sii, mio Signore, per sora nostra morte corporale”.


dalla rivista Papa Giovanni


mercoledì 29 giugno 2022

Don Giuseppe Tomaselli vede sua madre in Purgatorio


Don Giuseppe Tomaselli, nato il 26 gennaio 1902 a Biancavilla (Catania), è stato una delle più belle personalità Cristiane del 900, morto in concetto di Santità il 10 maggio 1989.
Don Giuseppe è stato un valente sacerdote-esorcista salesiano, vivendo con ardore e carità il proprio Ministero per quasi 63 anni.
Devotissimo alla Madonna (come tutti i veri Santi), amico di Padre Pio, oltre ai Doni ordinari che aveva, ne possedeva anche di "straordinari", come il Dono della guarigione, della scrutazione dei cuori, della visione mistica di Gesù e Maria SS., delle anime del Purgatorio.... e altri ancora. E proprio dal Purgatorio ebbe la visione della sua cara madre, deceduta qualche anno prima, donna tanto pia che don Giuseppe pensava essere in Paradiso.

Ecco quello che scrisse don Giuseppe di questa Apparizione in uno dei suoi numerosi opuscoli:

«Mia madre era di grande esemplarità e devo a lei in gran parte la mia Vocazione Sacerdotale. Ogni giorno andava a Messa, anche nella vecchiaia. La Comunione era quotidiana. Mai tralasciava il Rosario. Caritatevole, sino a perdere un occhio mentre compiva un atto di squisita carità verso una povera donna. Uniformata ai voleri di Dio, tanto da chiedermi quando mio padre era disteso cadavere in casa: “Che cosa posso dire a Gesù in questi momenti per fargli piacere?”. Ripeta: “Signore, sia fatta la Tua Volontà”.

Sul letto di morte ricevette gli ultimi Sacramenti con viva Fede. Poche ore prima di spirare, soffrendo troppo, ripeteva: “O Gesù, vorrei pregarti di diminuire le mie sofferenze! Però non voglio oppormi ai Tuoi voleri; fa la Tua Volontà!…”. Così moriva quella donna che mi portò al mondo.

Basandomi sul concetto della Divina Giustizia, poco curandomi degli elogi che potessero fare i conoscenti e gli stessi sacerdoti, intensificai i suffragi. Gran numero di Sante Messe, abbondante carità ed, ovunque predicavo, esortavo i fedeli ad offrire comunioni, preghiere ed opere buone in suffragio. Iddio permise che la mamma apparisse. Ho studiato ed ho fatto approfondire la questione a bravi teologi e si è concluso: è stata una vera Apparizione!

Da due anni e mezzo mia madre era morta. Ecco all’improvviso apparire nella stanza, sotto sembianze umane».

La donna, ricorda don Tomaselli, «Era triste assai». E rievoca la visione:

Mi avete lasciata nel Purgatorio!…

Sinora in Purgatorio siete stata?

E ci sono ancora!… L’anima mia è circondata di oscurità e non posso vedere la Luce, che è Dio!… Sono alla soglia del Paradiso, vicino al Gaudio Eterno, e spasimo del desiderio di entrarvi; ma non posso! Quante volte ho detto: Se i miei figli conoscessero il mio terribile tormento, ah! Come verrebbero in mio aiuto!…

E perché non veniste prima ad avvisare?

Non era in mio potere

Ancora non avete visto il Signore?

Appena spirata, ho visto Dio, ma non in tutta la Sua Luce

Cosa possiamo fare per liberarvi subito?

Ho bisogno di una sola Messa. Iddio mi ha permesso di venirla a chiedere

Appena entrate in Paradiso, ritornate a darne notizia!

Se il Signore lo permetterà!

Che Luce… che splendore!… – Così dicendo si dileguò la visione.
Si celebrarono due Messe e dopo un giorno riapparve, dicendo: Sono entrata in Paradiso!.

«Dopo quanto ho esposto – evidenzia don Tomaselli – dico a me stesso: Una vita esemplarmente cristiana, una grande quantità di suffragi… e due anni e mezzo di Purgatorio….. Altro che i giudizi degli uomini!”»


(Don Giuseppe Tomaselli, I Nostri Morti, Messina, 1953, pag. 7-10)



Bellissimo scritto che tratta la grande realtà del Purgatorio (di cui troppo poco si parla), che tuttavia potrebbe incutere un certo timore in chi la legge, vedendo quanto Purgatorio si sia fatta una donna piissima come la madre di don Giuseppe Tomaselli, nonostante la sua vita Cristiana così ricolma di Virtù.
Nonostante tutto questo non bisogna avere paura, perché la sofferenza espiativa del Purgatorio può sì essere molto grande, ma è sempre e comunque una sofferenza di "Amore" che, come dicono le anime mistiche, le anime soffrono volentieri pur di arrivare ad avere quella "veste bianca" assolutamente necessaria per salire in Paradiso. Inoltre non dimentichiamoci mai che il Giudizio di Dio è molto diverso da quello di noi uomini, e com'è scritto nel Vangelo, "A chi tanto è stato dato, tanto verrà richiesto". Quindi non è raro trovare anime ritenute Sante, doversi fare più Purgatorio rispetto ad anime ritenute meno degne. Pensiamo, a questo proposito, al "buon ladrone", salito direttamente in Paradiso dopo la sua morte sulla croce.
Abbiamo sempre Fede e Fiducia nel nostro buon Dio, che ha preparato per noi un Regno meraviglioso. E per giungere a questo Regno, guadagnato grazie al Sacrificio Redentore di nostro Signore Gesù Cristo, viviamo una buona vita nella Pace, nella Fede e nell'Amore.

Marco

martedì 10 maggio 2022

La dolce morte di San Giovanni della Croce

Giovanni della Croce (poi futuro San Giovanni della Croce), sul letto di morte, ai suoi confratelli che gli stavano leggendo le preghiere dei moribondi, chiese che gli leggessero qualcosa di più "allegro" e domandò espressamente qualche versetto del Cantico dei Cantici, un bellissimo e travolgente poema d’Amore dell’Antico Testamento (che lui conosceva benissimo). Del resto non stava andando incontro all'Amore? E mentre quei versetti risuonavano nella cella, Giovanni, incantato, sospirò: Che perle preziose!”.

Giovanni, ricevuta l'Estrema Unzione, prende in mano un crocifisso e gli bacia ripetutamente i piedi, pronunziando giaculatorie e versetti delle Sacre Scritture. Nel frattempo scoccano le dodici all'orologio della chiesa del Salvatore e frate Francesco esce dalla cella dell'infermo per suonare il Mattutino.
Che cosa suona?” domanda Giovanni della Croce ai suoi confratelli, e quando gli dicono che sta suonando il Mattutino, come se gli avessero dato il segnale della "partenza", esclama con grande Gioia: “Gloria a Dio, che io andrò a cantarlo in Cielo”.

Giovanni guarda teneramente i presenti attorno al suo letto, come per salutarli, quindi accosta dolcemente alle sue labbra il crocifisso che tiene in mano e dice lentamente: In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum (Nelle tue mani, Signore, affido il mio spirito).
Senza né rantolii né contorsioni di alcun tipo, Giovanni spira dolcemente e rende la sua bella anima a quel Dio d'infinito Amore che in tutta la sua vita ha amato, predicato e cantato.

In questo modo, Giovanni della Croce, il 14 dicembre 1591 a Ubeda (Spagna), lascia questa vita all'età di 49 anni, mentre i presenti raccontano che la sua pelle bruna diviene bianca, trasparente e luminosa, come avvolta da una dolce luce, e il suo corpo, ricoperto di piaghe, comincia a effondere un soave profumo di rose.

giovedì 5 maggio 2022

Catalina Rivas rivive, misticamente, la morte di sua madre


Confessione, morte e trasformazione

Erano trascorsi dieci giorni dalla morte della mia amata mamma, quando una mattina, al termine delle mie preghiere mattutine, stando nella mia camera, il Signore mi chiese di rimanere in quel luogo per qualche istante. Improvvisamente, come se si trattasse di un film, apparve davanti ai miei occhi la scena della morte della mia mamma.

Ma prima devo fare un passo indietro nel racconto, e ripetere alcune cose che ho già raccontato, per fare capire meglio tutto ciò che accadde in quel giorno, e che il Signore mi permise di vedere in modo completo dopo poco tempo, nella visione che io adesso vi descrivo. Ritorno dunque al giorno in cui la mamma era in agonia, così come ho potuto vedere in questa visione…

Si trovava nel suo letto, l'avevamo appena voltata sul fianco destro ed io la stavo ripulendo dal sangue che perdeva dal naso.

Lei guardava sopra di me, verso la finestra; mi prese la mano e mi disse: “Voglio stare con te”.

Hai paura, mammina?” - le domandai un po' preoccupata.

No, non ho paura, ma voglio stare con te!”.

In quel momento, vidi alcune persone che si avvicinavano, provenendo dalle nostre spalle, alla destra di mia mamma.

Riconobbi San Giuseppe, Sant'Antonio da Padova, Santa Rosa da Lima, San Domenico di Guzman e San Silvestro, che si collocavano dietro la testata del letto di mia madre, a fianco di "Leopoldo", questo è il nome dell'Angelo Custode della mia mamma, un giovanetto molto bello, che era inginocchiato, apparentemente in preghiera, mentre con le sue mani accarezzava la testa di mia mamma.

C'erano delle altre donne ed uomini, giovani e vecchi, circa una quarantina di persone, tutte in preghiera. Un giovane, vestito con una tunica bianca, aveva un piccolo vassoio dorato tra le mani. Di tanto in tanto, vi introduceva una mano e ne traeva del fumo, lanciandolo verso l'alto, come se fosse incenso.

Facendo questo, sembrava che volesse impedire ad alcune ombre scure di avvicinarsi, ombre che si vedevano distanti dalla stanza da letto e timorose di avvicinarsi.

Il giovane muoveva le labbra, come se stesse dicendo qualcosa, quindi cambiava di mano il piccolo vassoio e ripeteva quanto già fatto, con l'altra mano, gettando in aria quel fumo. Si aggirava intorno a tutti i presenti che circondavano il letto della mamma, dietro di noi.

Ero meravigliata nel vedere tante persone. Ecco allora che Gesù mi parlò, dicendomi:

«Sono i suoi Santi Protettori e le anime che lei ha aiutato a salvare con le sue preghiere e le sue sofferenze, anche se non le conosceva, sono venute ad accompagnarla nel suo transito».

Quando la girammo sull'altro fianco per cambiarle gli abiti, mia mamma disse:

Devo, ormai, andare con loro!” Diceva questo, guardando al di sopra delle mie spalle.

La esortammo a tranquillizzarsi, e le cantammo un Salmo, che lei ripeteva con noi. Ad un tratto aprì con un'espressione quasi di stupore, come se stesse contemplando qualcosa che non riusciva ad esprimere e disse:

Accendete la luce!”. Lo facemmo, ma si capiva che lei ormai non vedeva più ciò che c’era sulla terra, ma ciò che stava al di là. Quindi, stringendomi la mano, disse: “Santo Dio, si!... Santo Dio, si!... Santo Dio, si!...” - come per spingermi a pregare, a ripetere la giaculatoria: “Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale, abbi pietà di noi e del Mondo intero!”.

Ripeteva continuamente la giaculatoria e, contemporaneamente, insisteva nel dire:

Devo andarmene!”. Muoveva i piedi, come se volesse camminare, ed esclamava: “Non trattenetemi”... E di nuovo recitava la giaculatoria: “Santo Dio, Santo Forte... Abbi pietà di me e del Mondo intero”.

Le persone che le stavano intorno cominciarono a recitare la Corona della Divina Misericordia. Ma lei continuava a ripetere le sue preghiere. Insisteva con l’invocazione: “Padre, il mio Spirito! Si... Si!...”. Non si ricordava l'intera preghiera. Allora iniziammo noi: “Padre, nelle Tue mani affido il mio Spirito...”, suggerendole che era questo ciò che lei voleva esprimere... Assentì e ripeté le nostre parole.

Avevo osservato, nella visione, che alla sinistra di mia madre, più indietro rispetto a dove ci trovavamo noi, cominciava a giungere un altro gruppo di persone e, tra queste, ho potuto riconoscere la figura di mio padre, una delle mie nonne, una zia, che aveva vissuto con noi, ed altre persone di cui non riuscivo a vedere chiaramente il volto. Ero stupita per ciò che contemplavo, ma cercavo, nello stesso tempo, di concentrarmi di più su mia madre.

Di fronte a lei si venne a formare una luce e vidi avvicinarsi, come se scendesse dall'altezza del tetto, un coro di Angeli che cantava. Formavano due file di personaggi celesti, e nel riunirsi a noi si separarono per circondare il posto dove ci trovavamo. Era tutto molto solenne. Improvvisamente, mia mamma disse, come rivolgendosi alle persone, che di sicuro stavano venendo ad accompagnare il suo transito:

Aspettate, devo prima vedere la Vergine!”.

Mio fratello le disse: “Mammina, il Signore è qui, ti sta aspettando...”. Disse questo perché, precedentemente, mia madre aveva fatto intendere di aver visto il Signore. E lei rispose: “Devo ancora vedere la Vergine...”.

Aveva sentito dire molte volte che la Vergine accoglieva le anime di quelli che aspettavano la morte pregando il Rosario.

Le portammo quindi portato il quadro di Maria Ausiliatrice, perché vedesse la Vergine, pensando che fosse questo ciò che voleva, ma lei guardava al di sopra del quadro, e sembrava che ormai non vedesse più le cose di questo mondo, ma piuttosto quelle dell'aldilà... Improvvisamente, disse: “Ora La vedo, eccola... fate largo alla Mammina! Dobbiamo chiedere perdono alla Vergine...”.

Il dolce abbraccio della Madre

In quell'istante, vidi che la Vergine scendeva dal Cielo restando sospesa nell'aria; andava a posarsi ai piedi di mia madre e vidi che tendeva le mani verso di lei. Sopra un braccio, la Vergine teneva una veste bianca… Mia madre allungò la mano come per ricevere o toccare qualcosa, e potei vedere come la Vergine le prendeva la mano. Mamma perse conoscenza in quel momento, per circa un minuto, e quindi spirò.

Quando la sua testa rimase immobile nelle mie mani, poiché io la stavo sostenendo, pensai che la visione sarebbe svanita, ma, immediatamente, vidi l’istante nel quale l'anima di mia madre si staccò, separandosi dal suo corpo...

Si diresse verso la Vergine, che in quel momento le presentò la veste bianca con le due mani, come se dovesse metterselo sopra la camicia da notte che aveva indosso. E immediatamente apparve vestita con quella veste... La Vergine aveva un’espressione dolcissima e sorrideva, poi prese mia madre abbracciandola alle spalle; anche la mamma fece lo stesso, appoggiando la sua testa sulla spalla della Vergine e cominciarono ad elevarsi assieme a tutto il seguito dei personaggi presenti alla scena.

La stanza era rimasta quasi vuota. San Giuseppe ci risolve uno sguardo, toccò la mano di San Silvestro e questo impartì a tutti la benedizione. Poi si girò e salì in alto, seguito da San Giuseppe.

Gesù mi disse in modo molto solenne:

«Raccontalo al Mondo, affinché gli uomini diano il valore che merita alla Grazia che viene offerta nello stare vicino a un moribondo che, così assistito, parte per il Cielo. Il raccoglimento deve essere assoluto, visto che una parte del Cielo viene ad incontrarsi in quel luogo. È il momento nel quale Dio visita quel luogo».

Conclusa la visione, mi inginocchiai per rendere grazie a Dio, piangendo, perché ci aveva regalato tutte quelle grazie, e per avermi permesso di vedere una tale meraviglia e poterla raccontare oggi a tutti, affinché tutti si rendano conto dell'importanza e del dovere che abbiamo di aiutare sia i nostri moribondi che tutti i moribondi; e possano, in questo modo felice, iniziare il viaggio verso l'eternità dell'Amore di Dio.


FONTE: Libro "Provvidenza Divina"
Testimonianza di Catalina Rivas, Capitolo VI



Personalmente trovo che questa mistica visione che Catalina Rivas, per Grazia di Dio, vive degli ultimi momenti di vita di sua madre, sia di una bellezza e di una intensità sconvolgente.
Qui veramente terra e Cielo si incontrano, e si comprende quanto sia importante vivere la propria vita in Grazia di Dio e con Amore verso il nostro prossimo, con tutto il Bene che ne consegue quando arriva il momento di lasciare questa vita terrena per entrare nella Gerusalemme Celeste. 
E' una testimonianza davvero meravigliosa, che merita veramente di essere conosciuta e meditata.

Marco