Visualizzazione post con etichetta S. Confessione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta S. Confessione. Mostra tutti i post

lunedì 18 maggio 2026

Siamo stati creati per "qualcosa di più"


Dio fa in modo che l’anima sia ansiosa, delusa e stanca quando si allontana, affinché essa possa ritornare a Lui.
Con l’agitare continuamente le acque dell’anima con il Suo Dito, Egli tiene lontana la falsa pace.
Disgustati ed inquieti, ci slanciamo allora sul Suo Sacro Cuore.
La noia è sete dell’Infinito; la stanchezza sete di Dio, la disillusione desiderio dell’amore estatico di Dio

Tale noia si accresce in proporzione diretta alla perdita di uno scopo nella vita, cioè della Salvezza Eterna della nostra anima immortale.

Se siamo deboli e fragili, la Chiesa ci comanda di non scoraggiarci. Se la vostra carne o sangue sono inclinati al male, la Chiesa vi trasfonde Carne e Sangue Divini nel Sacramento dell’Eucaristia, perché possiate superare le vostre debolezze. Se siete stanchi ricordatevi che non lo potreste mai essere se non foste creati per "qualcosa di più" del finito. Un maiale non è mai stanco e annoiato del suo stalletto, né una rondine del suo nido, ma l’uomo lo può essere della sua casa. E ciò perché sta proprio ritornando a Dio.

Io chiedo a voi che siete stanchi, infelici, tristi, depressi ed ansiosi, di uscirne da quest’inferno sgombrandolo per mezzo della Confessione, e di riempire la vostra anima di quel Pane di Vita e di quel Vino di cui si cibano i Vergini!


Arcivescovo Fulton J. Sheen


lunedì 11 maggio 2026

Le tribolazioni sono un richiamo di Dio


A volte il Signore flagella un’anima anche santa per un’imperfezione; in lei un neo è grave, come è grave la più piccola impurità in un brillante. Un’impazienza abituale, una disobbedienza costante, una mancanza di abbandono nelle mani di Dio, una vanità, un atto di orgoglio, una mancanza di carità può meritare un pesante castigo temporale; noi non ne vediamo la proporzione con la colpa, ma Dio la vede, e perché ci ama, ci richiama con forti voci.
Non si mutano le sorti della nostra vita con i lamenti o con le parole, si mutano con i fatti, emendandosi ed ascoltando la voce di Dio che ci parla per mezzo di quelli che Lo rappresentano sulla terra. Quando emendiamo la nostra vita, il Signore ci richiama al primitivo fervore, anzi lo accresce; Egli circoncide il nostro cuore con grazie speciali e c’infiamma di novello amore verso di Lui. Allora l’anima nostra rifiorisce, ed i castighi temporali si allontanano da noi. Passa quel momento tenebroso della vita che appare una disdetta e ritorna la serenità e la pace. Oh, non si domandano le grazie solo con le parole!

Sac. Dolindo Ruotolo ‒ Servo di Dio


lunedì 27 aprile 2026

"Che cosa grande è il Sacerdote!"


Se non avessimo il Sacramento dell’Ordine, noi non avremmo Nostro Signore.
Chi l’ha messo nel Tabernacolo? Il Sacerdote.
Chi ha ricevuto la vostra anima al suo ingresso a questo mondo? Il Sacerdote.
Chi la nutre per darle forza di fare il suo pellegrinaggio? Sempre il Sacerdote.
Chi la preparerà a comparire davanti a Dio, lavando l’anima per la prima volta nel Sangue di Gesù Cristo? Il Sacerdote, ogni volta il Sacerdote.
Se l’anima, poi, giunge all’ora del trapasso, chi la farà risorgere, rendendole la calma e la pace? Ancora una volta il Sacerdote.

Non potete pensare a nessun beneficio di Dio senza incontrare, insieme a questo ricordo, l’immagine del Sacerdote.
Se andaste a confessarvi alla Santa Vergine o a un angelo, vi assolverebbero? No.
Vi darebbero il Corpo e il Sangue di Gesù? No.
La Santa Vergine non può far scendere il Suo Divin Figlio nella Santa Ostia.
Anche duecento angeli non vi potrebbero assolvere.

Un Sacerdote, per quanto semplice sia, lo può fare, egli può dirvi: “Va in pace, ti perdono”.
Che cosa grande è il Sacerdote!...».

Chi è che ci prepara l’Eucaristia e ci dona Gesù? È il Sacerdote.

Se non ci fosse il Sacerdote, non esisterebbero né il Sacrificio della Messa, né la S. Comunione, né la Presenza Reale di Gesù nei Tabernacoli.


Santo curato d'Ars


giovedì 9 aprile 2026

Il sacrilegio, il più orribile di tutti i crimini


Se ogni peccato mortale, fratello, dà la morte alla nostra anima, la separa da Dio per sempre, la precipita in ogni sorta di disgrazie, in quale stato deve quindi ridurre il più orribile di tutti i crimini, che è il sacrilegio? O mio Dio, chi potrà mai immaginare lo stato spaventoso di un’anima ricoperta di sacrilegi? Sì, ci dice Gesù Cristo, quando vedrete l’abominio della desolazione nel luogo santo, predetto dal profeta Daniele, comprendete bene.

Ahimè! Fratello, avendo scelto il cuore dell’uomo per farne la sua dimora e il suo tempio, Gesù Cristo prevedeva senza dubbio le profanazioni e le abominazioni disastrose che il demonio avrebbe commesso attraverso il peccato; che pensiero triste e desolante per un Dio! Ma il più grande e terribile di tutti i dolori è prevedere che si profanerà il Suo Corpo adorabile e il Suo Sangue Prezioso.
O mio Dio! O sventura incomprensibile! Possono i cristiani rendersi colpevoli di un tale crimine, che nemmeno l’inferno ha mai potuto inventare? Ahimè! San Paolo già lo deplorava ai suoi tempi. Non potendo un giorno far loro sentire tutta la negritudine di questo crimine spaventoso, diceva loro piangendo amaramente: "Quale supplizio non riceverebbe colui che alzasse una mano parricida sul Corpo di un Dio fatto uomo, che colpisse questo cuore…". Ah! Questo Cuore tenero che ci ama fino alla croce, e che strapperebbe il Sangue dalle Sue vene! Ah! Quel Sangue adorabile versato per noi, che ci ha santificati nel Santo Battesimo, che ci ha purificati nel Sacramento della Penitenza…; sembrerebbe impossibile trovare punizioni abbastanza severe e cristiani capaci di un tale crimine.

Ahimè! Eccone uno ancora più spaventoso: ricevere indegnamente il Corpo adorabile e il Sangue Prezioso di Gesù Cristo, profanarlo, contaminarlo, avvilirlo; è possibile un tale crimine? Ah! Almeno lo è per i cristiani? Sì, ci sono mostri di ingratitudine che portano la loro furia a tali eccessi! Sì, fratello, se in questo momento il buon Dio mostrasse le Comunioni di tutti coloro che sono qui, ahimè, quanti apparirebbero con la loro sentenza di riprovazione scritta nella loro coscienza criminale con il Sangue di un Dio fatto uomo!
Questo pensiero fa rabbrividire, eppure non c’è nulla di più comune di queste Comunioni indegne; quanti hanno l’audacia di avvicinarsi alla Santa Mensa con peccati nascosti e mascherati dalla Confessione! Quanti non provano quel dolore che il buon Dio chiede loro; quanti non fanno tutti gli sforzi possibili per correggersi! Quanti conservano una segreta volontà di ricadere nel peccato! Quanti non evitano le occasioni di peccato, potendo farlo; quanti conservano fino alla Santa Mensa inimicizie nel loro cuore!
Esaminate le vostre coscienze, fratello, e vedete se non siete mai stati in uno di questi stati d’animo avvicinandovi alla Santa Comunione; se avete avuto questa sventura, fratello, con quali parole potrei mai descrivervi tutto l’orrore?
Ah! Se mi fosse permesso, andrei all’inferno per strappare un infame e traditore Giuda ancora fumante del Sangue adorabile di Gesù Cristo che ha profanato in modo così orribile. Ah! Se poteste sentire le grida e le urla che lancia; Ah! Se poteste comprendere i tormenti che soffre a causa del suo sacrilegio, morreste di paura.

Ahimè! Che ne sarà di coloro che, forse per tutta la vita, non hanno fatto altro che sacrilegi! I cristiani che mi ascoltano e che sono colpevoli, potranno forse continuare a vivere?
Sì, fratello, il sacrilegio è il più grande di tutti i crimini, poiché attacca Dio e gli infligge la morte, e attira su di noi tutte le più grandi disgrazie.

Se parlassi a degli idolatri o anche a degli eretici, comincerei a dimostrare loro la realtà di Gesù Cristo nell’adorabile Sacramento dell’Eucaristia; ma no, nessuno ha il minimo dubbio al riguardo. Ahimè! bisognerebbe che, per coloro che vi si avvicinano con cattive disposizioni, Gesù Cristo non fosse presente; ma no, Egli è lì tanto per coloro che osano presentarsi con il peccato nel cuore, quanto per coloro che sono in stato di grazia.
San Paolo dice che è necessario essere puri: “Perciò chiunque in modo indegno mangia il Pane o beve il Calice del Signore, sarà reo del Corpo e del Sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo Pane e beva di questo Calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il Corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. E’ per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti” (1Corinzi 11: 27-30)


Dalle omelie del Santo Curato d’Ars




domenica 22 marzo 2026

Padre Pio e l'immagine sgualcita


Nel 1925 una distinta signorina di Bari andò a visitare il Santuario di San Michele Arcangelo dopo essere stato a San Giovanni Rotondo ed aver avuto un incontro molto proficuo con Padre Pio.

La sera, seduta sul suo letto, guardava una fotografia del Padre, acquistata a San Giovanni Rotondo, ma non trovandola rassomigliante la sgualcì, la accartocciò, ne fece una pallottola e la fece ruzzolare sotto il letto.

Il suo atto non era motivato da nessun tipo di risentimento o di disprezzo nei confronti del Padre, la sua azione era stata motivata semplicemente dal fatto che quella fotografia non le piaceva, trovando in essa un immagine poco rassomigliante con quella del Padre.

Un anno dopo la signorina si recò di nuovo a San Giovanni Rotondo per confessarsi da Padre Pio. Appena si accostò al confessionale, il Padre le chiuse con forza lo sportello in faccia. La signorina restò attonita e scoppiò in lacrime, non riuscendo a capire il perché di un comportamento così autoritario.

Aperto di nuovo lo sportello il Padre le chiese: “Quanto tempo è che non vi siete confessata?”.
Ma Padre perché mi trattate così?
E tu non hai fatto lo stesso con me, forse? Mi hai sgualcito e buttato sotto il letto!
E' vero – rispose la signorina – ma io disprezzai la fotografia, non voi”.
Io sono niente, ma quella era l’immagine di un Sacerdote di Dio”.


Marco

Fonte: "Per la storia - Padre Pio, il primo sacerdote stigmatizzato"


venerdì 30 maggio 2025

"Quello che succede qui a Medjugorje è un Progetto di Dio"


Quello che succede qui a Medjugorje è un Progetto di Dio. Dio ha voluto così. Quello che dobbiamo fare noi è una cosa molto semplice: ringraziare Dio.
Per poter capire Medjugorje, per poter accogliere gli inviti che la Madonna ci fa da lungo tempo dobbiamo fare il primo passo: avere il cuore pulito. Liberarci di tutto ciò che ci disturba per poter accogliere i Messaggi della Madonna. Questo succede nella Confessione. Finché siete qui in questo luogo Santo, pulite il vostro cuore dal peccato. Solo con il cuore pulito possiamo capire e accogliere ciò a cui ci invita la Madre ”.

Jakov Colo, veggente di Medjugorje


sabato 24 maggio 2025

"La Madonna ci chiama ad essere Benedizione per gli altri"


“ Qui adesso ci sono tanti confessionali, e tante volte si vedono file ovunque: più di prima. Lo Spirito Santo qua è molto presente come frutto della presenza della Madonna e sta cambiando tanti pellegrini che erano lontani da Dio. E' tanto diverso da altri Santuari, perché la freschezza della presenza della Madonna qui si sente molto forte.
Ci sono tante persone che arrivano dicendo che hanno avuto la guarigione e noi diciamo loro che devono raccogliere e presentare tutti i documenti che testimoniano la guarigione, come avviene anche negli altri Santuari, a Fatima, a Lourdes... Anche qui c'è un archivio con queste documentazioni.
Sappiamo che Dio è Misericordia e Amore, ma non può forzare la nostra libertà. Per questo la Madonna sta chiedendo, come a Fatima, di pregare per tutti coloro che non pregano, non amano e non adorano. Dice: “Pregate per tutti coloro che sono lontani, quelli che non hanno conosciuto l’Amore di Dio”.
Tante persone sono ostinate nel male e vivono nel peccato. Dovrebbero ascoltare la Madonna che ci dice: “I Santi vi siano modello ed esortazione alla Santità”. Invece tante persone non seguono questi esempi, ma seguono esempi cattivi e diventano maledizione. La Madonna ci chiama invece ad essere Benedizione per gli altri, ci chiama a benedire ”.

Marija Pavlovic, veggente di Medjugorje


martedì 20 maggio 2025

"E' salvo, è salvo. La Madonna lo salverà!"


San Giuseppe Cafasso, Santo torinese dall'aspetto gracile ma dal cuore grande, era definito il "prete dei condannati alla forca" perché spesso si presentava alle esecuzioni capitali seguendo il condannato a morte fino al patibolo per sostenerlo, farlo sentire amato e convincerlo a riconciliarsi con Dio.
In una di queste circostanze accompagnò un condannato, il quale però rifiutava irremovibilmente i Sacramenti. E non ci fu proprio nulla da fare.
Le guardie, com'era consuetudine fare, vennero a prendere il condannato per portarlo alla forca. Lungo la strada da percorrere c’era un’edicola dedicata alla Madonna e, passandoci davanti, il condannato guardò l’immagine e fece un bell’inchino alla Vergine, secondo la pia abitudine che aveva.
Don Cafasso vide il condannato fare quell’atto di venerazione alla Vergine Santa, e con grande convinzione e commosso esclamò:È salvo, è salvo. La Madonna lo salverà!.
Infatti, avvicinatosi a lui, riuscì a confessarlo immediatamente prima della pena capitale.

Fonte: settedolori.it/Madonna.htm 


giovedì 6 marzo 2025

L'orribile fetore dei peccati


Alcuni Santi avevano il Dono di sentire il fetore e la puzza di putrefazione dei peccati mortali delle persone che gli si avvicinavano

Fu il caso, tra gli altri, di Santa Brigida di Svezia, che tali odori scomodavano fino al malessere,

e di San Filippo Neri che individuava, a naso, nel suo confessionale, le grosse colpe che i suoi penitenti romani omettevano di confessargli.

Così pure San Giovanni Bosco quando confessava i ragazzi dell’oratorio e assolveva i peccati di impurità aveva i conati di vomito.

E anche Padre Pio un giorno che aveva confessato tante persone in peccato mortale, quando finalmente venne un' anima pura per confessarsi esclamò... "Finalmente un po' di aria fresca"!!!

"E’ vero che, mentre che avete il tempo, vi potete levare dalla puzza del peccato col vero pentimento (S. Confessione) e ricorrere ai Miei ministri, i quali sono lavoratori che tengono le chiavi del vino, cioè del Sangue, uscito da questa vite".
(Gesù a Santa Caterina da Siena)

Affermava, a questo proposito, San Giovanni Crisostomo: "Se potessimo vedere l’avvilimento, la degradazione dell’anima di un lussurioso, preferiremmo un fetido sepolcro a un tale stato".

Viene riferito che Padre Pio, a volte, mentre camminava in mezzo alla gente, si fermava vicino a qualcuno e, con volto serio, diceva: Tu puzzi!.
Padre Pio parlava di chi vive nel peccato. Chi vive nel peccato grave non emana il profumo dello Spirito Santo, ma l’odore dello zolfo che è l’odore della presenza di satana.

DON BOSCO E L’INSOPPORTABILE FETORE DEI PECCATI

Un giorno, San Domenico Savio apparve in visione a Don Bosco e questi gli domandò: “I miei giovani sono tutti sulla buona via per salvarsi?".
"Essi – rispose Domenico —, si possono distinguere in tre classi. Vedi queste tre note?". E gliene porse una.
Don Bosco vide che portava scritto: "Invulnerati" (non feriti) e portava i nomi di chi aveva conservato l’innocenza. "Erano in gran numero – dice Don Bosco - io li vidi tutti e ne riconobbi molti. Camminavano diritti, benché fossero fatti bersaglio di saette e di colpi di spada".
Allora Savio gli diede la seconda nota, che portava scritto: "Vulnerati" (feriti): erano quelli che avevano peccato, ma poi si erano pentiti e confessati. Questi erano in numero maggiore dei primi.
Don Bosco lesse la nota e li vide tutti.
Domenico aveva ancora la terza nota, che portava scritto: "Lassati in via iniquitatis" (abbandonati sulla via dell'iniquità).
C’erano i nomi di quelli che si trovavano in disgrazia di Dio.
Don Bosco era impaziente di conoscerli e stese la mano, ma Domenico Savio lo trattenne dicendo che ne sarebbe uscito un fetore insopportabile.
Tuttavia alle insistenze di Don Bosco, gli diede anche la terza nota. Quindi si dileguò.
"Apersi la nota – racconta il Santo – e subito si sparse un odore così insopportabile che credetti di morire.
Non vidi alcun nome, ma in un colpo d’occhio mi furono dinanzi tutti gli individui scritti in quella nota, come se li vedessi in realtà. Tutti li vidi, e con amarezza. La maggior parte io li conoscevo.
Vidi molti che in mezzo ai compagni parevano buoni, alcuni anzi ottimi, ma non lo erano".

(Tratto dai sogni di Don Bosco)


Fonte: Gruppo Facebook "Don Giuseppe Tomaselli SdV"


sabato 15 febbraio 2025

L'atto umano buono, meritevole dinanzi a Dio


L'atto umano buono, sebbene di poca entità, è infinitamente più prezioso perché i suoi effetti dureranno ETERNAMENTE nell'altra vita.
Lo spreco volontario di un solo atto umano è UNA GRAN PERDITA.
L'atto umano, perché meriti ricompensa in Cielo, non basta che sia buono, ma deve avere due condizioni, e cioè occorre farlo:

1° In Grazia di Dio

2° Con retta intenzione

Le opere buone, che compiono coloro che sono IN PECCATO MORTALE, sono perdute per l'Eternità; la loro utilità è solo questa: muovere la Misericordia di Dio a dare qualche aiuto particolare per RITORNARE nell'amicizia Divina.

Oh, come sono insensati e da compiangere quelli che, commesso un grave peccato, non si danno premura di RIMETTERSI IN GRAZIA DI DIO e lasciano passare settimane e mesi, e forse anni, nella più assoluta sterilità!
Quanti MERITI SPIRITUALI sprecano!
Eppure, è tanto facile andare a confessarsi o, essendone impediti, emettere un atto di dolore perfetto, col proposito di manifestare le proprie miserie morali al Ministro di Dio al più presto possibile!

La seconda condizione essenziale perché un atto umano meriti davanti a Dio, è che sia fatto CON RETTITUDINE D' INTENZIONE, cioè, non per fini puramente umani, quali sarebbero:
gli interessi personali, la lode umana, la simpatia.

Gli scribi ed i farisei compivano molte opere buone; pregavano a lungo, digiunavano con rigore, davano abbondanti elemosine... eppure Gesù Cristo disse:
“Se la vostra giustizia non sarà maggiore di quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel Regno dei Cieli! Infatti essi fanno le loro opere per essere visti dagli uomini. In verità vi dico che hanno ricevuta la loro ricompensa!
 (Vangelo secondo Matteo 5, 20-26).

Quante opere buone si sprecano, non vigilando SUL RETTO FINE dell'agire!
Spesso Gesù nel Vangelo dice: 
State vigilanti!... Beato quel servo che, venendo il padrone, sarà trovato vigilante! (Vangelo secondo Luca).
Vigilante significa: "fare attenzione", "riflettere", "tenere gli occhi aperti".

Chi vuol arricchire davvero, non va avanti alla carlona, ma approfitta delle occasioni e, se non si presentano, le cerca o le suscita.
Iddio, in vista della Gloria Eterna, affinché le anime si arricchiscano sempre più, non fa mancare le occasioni, specialmente alle anime che predilige.

Disse un giorno Gesù a Suor Maria della Trinità: “Io vi do le occasioni di acquistare le Virtù e vi presento le circostanze, che potete utilizzare per sviluppare la vostra vita interiore. Se mi lasciaste agire, farei cose grandi per l'Eternità!”

Leggendo le biografie dei Santi, si constata un fatto curioso o, per dire meglio, provvidenziale: vicino ad ognuno di loro si trova qualche persona che ha FATTO DA MARTELLO.
San Tommaso d'Aquino ebbe dei fratelli, che misero a dura prova la sua purezza;
Santa Margherita Alacoque visse con certe consorelle, che la bistrattavano oltre ogni dire;
San Giovanni Bosco ebbe nell'apostolato le continue LOTTE DEI PROTESTANTI e la misteriosa incomprensione del suo Arcivescovo;
Santa Teresa del Bambino Gesù dovette sottostare a Madre Gonzaga, superiora di forte carattere, ma spesso STRANA ed INSOPPORTABILE....

Iddio, affinché i Suoi Santi abbiano MODO DI TESOREGGIARE per l'Eternità con continui atti di virtù, li mette nelle occasioni di esercitare spesso l'Umiltà, la Pazienza, la Carità....
Le anime pie non sono trattate diversamente da Gesù.
Quell'uomo, veramente cristiano, è deriso dalla moglie irreligiosa e superba; quella donna, tanto devota, deve sopportare per tutta la vita il marito bestemmiatore ed ubriaco;
quei buoni sposi hanno da fare con un figlio perverso;
quella pia figliuola è schernita dalla sorella mondana o dai fratelli irreligiosi....
È necessario stare vigilanti, tenere gli occhi aperti, per approfittare di quanto la Provvidenza permette in noi ed attorno a noi.
Chiudo l'argomento con un bel pensiero di Santa Teresina:
“Quando Gesù mi presenta l'opportunità di compiere un atto di virtù, sopportare un difetto, ricevere un rimprovero, frenare un sentimento di simpatia, faccio di tutto per non perdere quel tesoro; mi abbasso, raccolgo la gemma celeste... e la presento a Gesù!”

Oh, se tutte le anime sapessero approfittare delle cento occasioni che si presentano ogni giorno, in casa e fuori, quanta Gloria si acquisterebbe in Cielo!
Come bisognerebbe essere grati a chi ci dà motivo, di compiere atti di virtù!

Diceva Gesù a Suor Benigna Consolata:
“Scrivi quanto Io ti dico: le anime leggeranno e potranno approfittare e tu ne avrai merito. Del bene che facciamo, Dio ci compenserà, dandoci la gloria promessa nella Eternità; del bene che altri fanno per opera nostra, riceveremo anche il premio.
Più anime salviamo, più risplenderemo di Gloria in Cielo.
La più bella Corona Celeste sarà formata da coloro che si salvano per opera nostra.
Com'è facile rovinare le anime, se non si fa attenzione, così è facile salvarle con un po' di buona volontà.
Offrire preghiere e sacrifici per i peccatori, industriarsi perché un moribondo riceva i Sacramenti, trattenere una persona da un passo pericoloso, dare un buon consiglio, far leggere un libro spirituale...
quanti si possono aiutare ad andare in Paradiso!


Tratto dal libro "IL PARADISO" di don Giuseppe Tomaselli


mercoledì 29 gennaio 2025

Santa Margherita Maria Alacoque soffre per un religioso in Purgatorio


“Mentre ero davanti al Santissimo il giorno del Corpus Domini - si legge negli scritti di Santa Margherita Maria -, d’improvviso mi si presentò davanti una persona tutta avvolta dalle fiamme, i cui ardori mi penetrarono così fortemente che mi sembrava bruciassi con lei. Lo stato pietoso, in cui mi fece vedere che si trovava in Purgatorio, mi fece versare molte lacrime.

Mi disse che era quel religioso benedettino, che una volta aveva ascoltato la mia confessione e mi aveva ordinato di ricevere la Santa Comunione; per compensarlo di un consiglio tanto utile, Dio gli aveva permesso di rivolgersi a me, perché gli dessi sollievo nelle sue pene, chiedendomi per tre mesi tutto ciò che avrei potuto fare e soffrire.

Mi sarebbe difficile raccontare quanto ebbi a soffrire in quei tre mesi. Non mi lasciava mai, e mi sembrava avere il fianco presso cui stava, avvolto in una fiamma di fuoco, con dolori così acuti da gemere e piangere quasi continuamente.
Alla fine dei tre mesi, lo rividi in maniera ben diversa: al colmo della gioia e circonfuso di gloria, se ne andava a godere la Eterna Felicità; ringraziandomi, mi disse che mi avrebbe protetta davanti a Dio. Io mi ero ammalata; però, siccome la mia sofferenza scomparve con la sua, guarii subito”.


Fonte: Gruppo Facebook "Preghiere per le anime del purgatorio"


sabato 25 gennaio 2025

Una storia di Divina Misericordia


Un prete relativamente giovane è in un ospedale in visita ad alcuni dei suoi parrocchiani. Sta camminando lungo il corridoio e una suora lo ferma e dice: "Padre, può entrare in questa stanza? C'è un uomo in fin di vita. È qui da giorni. Abbiamo chiesto ai preti di entrare, ma lui manda via tutti. Non vuole parlare di Gesù. Ma sta morendo. Potrebbe per favore fargli visita?"

Il prete entra e si presenta al paziente. Il vecchio esplode e inizia a imprecare contro di lui. È così arrabbiato: "Non voglio avere niente a che fare con te. Vattene da qui!"
Il prete dice: "Okay" ed esce nel corridoio.
La suora è ancora lì. Le dice: "Potresti tornare dentro?"
Il prete risponde: "Non vuole niente di quello che ho da offrire".
"Dategli un'altra possibilità", supplica la suora.

Il prete rientra nella stanza con riluttanza. "Non ti chiederò se vuoi confessarti. Non ti chiederò se vuoi la Santa Comunione. Ma va bene se mi siedo qui accanto al tuo letto e recito la Coroncina della Divina Misericordia?".
Il vecchio risponde: "Non mi interessa. Fai quello che vuoi".

Il prete si siede e inizia a pregare dolcemente le parole della Coroncina: "Per amore della Sua dolorosa Passione, abbi pietà di noi e del mondo intero. Per amore della Sua dolorosa Passione, abbi pietà di noi e del mondo intero".
All'improvviso l'uomo esplode: "Smettila!"
Spaventato, il prete alza lo sguardo e chiede: "Perché?"
"Perché non c'è pietà per me!"
"Perché pensi che non ci sia pietà per te?" chiede il prete.
"Non importa", risponde il vecchio.
Ma il prete insiste: "Perché pensi che non ci sia pietà per te?"
"Te lo dico io... Venticinque anni fa, lavoravo per la ferrovia. Il mio compito era abbassare il braccio di guardia quando arrivava un treno per impedire alle auto di andare sui binari. Ma una notte ero ubriaco. Non ho abbassato il braccio di guardia e una coppia con i loro tre bambini piccoli erano sui binari quando è arrivato un treno e sono morti tutti all'istante. È stata colpa mia. Quindi non c'è pietà per me. Ho fallito. È finita".

Il prete se ne sta lì seduto a fissare il rosario tra le mani. Alla fine chiede: "Dov'era questo?"
L'uomo gli dice il nome della città polacca.
Il prete alza lo sguardo e dice: "Venticinque anni fa, mia mamma e mio papà stavano portando i miei fratellini in viaggio. Non potevo andare con loro. Stavano attraversando questa piccola città. Per qualche motivo il braccio di guardia del passaggio a livello non era abbassato. Mentre attraversavano i binari, è arrivato un treno e li ha uccisi tutti. Quella notte ho perso tutta la mia famiglia".
Il prete guarda intensamente il volto dell'uomo e dice: "Fratello mio, Dio ti perdona. Non solo, ti perdono anch'io".

L'uomo capisce che la Misericordia di Dio è per lui.

Il prete chiede: "Potresti lasciarmi confessarti e darti l'Eucaristia?"
L'uomo si confessa e riceve la Santa Comunione. Due giorni dopo muore. La Misericordia vince. Il suo fallimento non è definitivo.

La storia continua. È piuttosto interessante. Dopo aver dato la Comunione all'uomo, il prete va nel corridoio in cerca della suora. Non riesce a trovarla. L'amministrazione gli dice: "Non impieghiamo nessuna suora in questo ospedale".

Per anni il prete non sa chi sia questa suora. Alla fine va nella città di Vilnius, dove visse Santa Faustina. Va al convento per dire Messa per le suore lì. Vede un dipinto sul muro di Santa Faustina e dice: "Ho incontrato quella suora un paio di anni fa".
"No, Padre, non l'ha fatto", risponde una delle suore. "È morta dal 1938".
Il sacerdote si rende poi conto che è stata Suor Faustina a dirgli di andare nella stanza del paziente, a dirgli di tornare di nuovo in quella stanza.

Il fallimento non è definitivo. Non quando si tratta di Gesù.
Gesù non è più morto. È risorto e sta governando la Sua creazione usando il Suo potere onnipotente per dirigere ogni cosa nel mondo per portarti sano e salvo a quella Vita Eterna.


Fonte: Il Volto Santo di Gesù



lunedì 9 dicembre 2024

Un Segno della Croce che... non finisce mai


Si racconta che un sacerdote argentino avesse sentito parlare dei consigli di Padre Pio da Pietrelcina, così decise di andare a San Giovanni Rotondo per incontrarlo e chiedergli qualche raccomandazione per la sua vita spirituale.
Così ha fatto, si è confessato col Padre, ha ricevuto l'Assoluzione e la Benedizione. Tutto si è concluso così. Il sacerdote ritornato in Argentina, raccontò la sua delusione ai suoi fedeli, perché sperava che Padre Pio gli desse qualche raccomandazione, qualche consiglio...

Allora i suoi fedeli gli chiesero: "Padre, sei sicuro che Padre Pio non ti avesse detto altro? Non ha fatto qualche gesto, qualcosa di particolare?".
Il sacerdote, dopo averci pensato, ha ricordato che effettivamente qualcosa in un suo gesto lo aveva colpito: "Mi ha dato la Benedizione finale facendo il Segno della Croce, così lentamente che pensavo non finisse mai".
La risposta dei fedeli è stata: "Ecco la raccomandazione! Quando tu ci benedici, fai un Segno della Croce così velocemente che sembra uno scarabocchio".

Il sacerdote rimase sorpreso di questo: "Che modo originale di consigliare! Che modo intelligente per consigliare un prete!"


Fonte: Gruppo facebook "Diffusione della Parola di Dio"


domenica 29 settembre 2024

La Bontà di Dio sarà nostro Giudice


Mi verrebbe voglia di gridare a squarciagola, di modo da spaventare tutti gli uomini della terra, e dire loro: “Miserabili creature, perché vi lasciate così accecare dalle cose di questo mondo, e non date nessuna importanza a ciò che invece ne avrà tantissima al momento della vostra morte?

Vi nascondete dietro la speranza della Misericordia di Dio, che dite essere tanto grande, e non vi rendete conto che proprio tutta questa Bontà di Dio vi sarà Giudice, per aver fatto azioni contro la Volontà proprio di un Signore tanto buono.

La Sua Bontà dovrebbe portarvi a fare tutta la Sua Volontà, e non a illudervi di poter agire male, per cui non può mancare la Sua Giustizia, che dovrà essere soddisfatta completamente.

Non rassicurarti dicendo: - «Mi confesserò, poi prenderò l'Indulgenza Plenaria, e così sarò purificato da tutti i miei peccati, e quindi sarò salvo».

Pensa che la confessione e la contrizione necessarie per lucrare l'Indulgenza Plenaria sono cose così difficili da ottenere, che se tu lo sapessi tremeresti di paura, e saresti più certo di non lucrarla che di lucrarla”.


Santa Caterina da Siena


mercoledì 21 agosto 2024

Un comunista convinto.... convertito da Padre Pio


Da Padre Pio non andavano solo comunisti per convenienza, ma anche comunisti convinti. Come, per esempio, un toscano di Prato chiamato Giovanni. Andò a San Giovanni Rotondo per far diventare, a sua volta, Padre Pio un membro del PCI. Ma non andò come aveva programmato.

Durante la confessione, il Santo frate smascherò il “toscanaccio” e lo mandò via. Lui non permetteva che si giocasse con i Sacramenti. Giovanni rimase malissimo.

«Padre, mi tratta così solo perché sono “rosso”», disse.

«No, figlio mio», spiegò Padre Pio. «Perché la tua anima è nera».

Giovanni capì e, tornato a Prato, riprese ad andare, ogni domenica, alla S. Messa e s’impegnò a non bestemmiare più.
Contento e soddisfatto di se stesso, dopo un paio di mesi, Giovanni tornò a San Giovanni Rotondo per confessarsi nuovamente.
Mettendosi in ginocchio, chiese: «Padre, si ricorda di me?».

Il Santo confessore rispose: «Le brutte facce non le dimentico».

«Non cominciamo bene…», pensò il “toscanaccio”.

«Sei andato alla Messa?», riprese padre Pio.

«Tutte le domeniche, Padre».

«Perché non vai nella tua parrocchia?».

Giovanni strabuzzò gli occhi dalla sorpresa. «Ma lei come fa a saperlo?».

«Rispondi e basta».

Arrossendo, il penitente di Prato spiegò: «Perché non voglio che qualcuno che mi conosce vada a riferire ai compagni di partito che vado alla Messa».

Non poté terminare la frase, perché Padre Pio cominciò a gridare: «Vattene! Vattene! Sei peggio di prima! Prima eri un miscredente, ma ora sei ipocrita».

Tornato a Prato, Giovanni affrontò i “compagni di partito”; comunicò loro che aveva deciso di andarsene, perché la sua ritrovata fede in Cristo non gli permetteva di avere a che fare con quel mondo.
Non fu facile, perché gli ex “compagni” giurarono vendetta, ma il “toscanaccio” tenne duro. Non ebbe più paura di farsi riconoscere durante la Santa Messa, né si vergognò di inginocchiarsi quando passava davanti ad una chiesa.

Alla terza confessione, finalmente ebbe il Perdono Sacramentale.
Giovanni raccontò che Padre Pio era più felice di lui.


Fonte: Gruppo Facebook "I SANTI CHE TI AIUTANO"


sabato 10 agosto 2024

Pregare e sacrificarsi per il prossimo porta molta Grazia


Quella sera ascoltai le confessioni e chiesi ad ogni penitente di recitare il Rosario per la conversione di un peccatore. Alla fine il peccatore venne a confessarsi.

Per questo è così importante pregare e sacrificarsi per gli altri, specialmente per coloro che sono caduti moralmente e spiritualmente.

Come le nuvole catturano l'umidità del mare e la trasportano sulle cime delle montagne facendola piovere sulla terra arida, così anche le nostre preghiere e i nostri sacrifici sono trasportati dallo Spirito Santo e fatti piovere su altre anime che hanno bisogno di queste preghiere e sacrifici.

In questo modo si continua l'opera della Salvezza.


Beato Fulton J. Sheen


giovedì 30 maggio 2024

La sua anima volò in Cielo in forma di bellissima colomba


Il padre Bovio racconta che una donna di malaffare, chiamata Elena, entrata in una chiesa, udì per caso una predica sul Rosario. Uscì e ne comprò uno, ma lo portava nascosto per non farlo vedere. Cominciò poi a recitarlo, ma dapprima senza devozione. La Santa Vergine le fece tuttavia gustare tali consolazioni e tali dolcezze in questa pratica, che non si stancava mai di dire il Rosario. Così arrivò a concepire un tale orrore per la sua cattiva condotta che, non trovando pace, fu come costretta ad andare a confessarsi, e lo fece con tale contrizione, che il confessore ne fu stupito.
Fatta la confessione, andò a inginocchiarsi davanti a un altare di Maria per ringraziare la sua Avvocata e, mentre recitava il Rosario, udì la voce della Divina Madre che da quell’immagine le diceva: «Elena, hai molto offeso Dio e Me. Da oggi in poi cambia vita e ti concederò in abbondanza la Mia Grazia».
Tutta confusa, la povera peccatrice rispose:
«Vergine Santa, è vero che finora sono stata una sciagurata, ma tu che tutto puoi, aiutami. Io mi dono a Te e voglio impiegare il resto dei miei giorni a far penitenza dei miei peccati».
Aiutata da Maria, Elena distribuì tutti i suoi averi ai poveri e si diede a una vita di rigorosa penitenza. Era tormentata da terribili tentazioni, ma si raccomandava incessantemente alla Madre di Dio e così ne usciva sempre vittoriosa. Arrivò ad avere molte Grazie anche soprannaturali, visioni, rivelazioni, profezie. Infine, dopo averla avvertita qualche giorno prima della sua morte ormai prossima, la Vergine con suo Figlio venne a visitarla e, quando la peccatrice morì, fu vista la sua anima volare verso il Cielo in forma di bellissima colomba.


Sant’Alfonso Maria de Liguori

Fonte: La Scala per il Paradiso


domenica 19 maggio 2024

Le caramelle di Padre Pio

1) Racconto di una devota di Padre Pio

"Era tanto tempo che non andavo dal Padre, e mi assillava il pensiero che egli si fosse dimenticato di me.
Una mattina, dopo aver affidato, come sempre, la mia bambina alla sua protezione, andai a Messa.
Al ritorno trovai la piccola che stava mangiando una caramella.
Sorpresa, le chiesi chi mai le avesse dato la «chicca», come la chiamava lei, ed ella mi mostrò giuliva il ritratto del Padre che troneggiava sul box in cui mettevo la piccola durante le mie brevi assenze.
Non diedi peso all’episodio e mi passò di mente.

Dopo qualche tempo, non riuscendo a togliermi dalla testa che il Padre si fosse dimenticato di me, potei finalmente andare a trovarlo. Appena dopo la Confessione, quando andai a baciargli la mano, mi disse ridendo: «… la volevi tu pure, “la chicca”?».

2) Racconto di Mary Pyle, figlia spirituale carissima del Padre

Un bambino, figlio di un vigile urbano, invano desiderava da tanto tempo un trenino elettrico.
Sotto l’Epifania il bambino, rivolgendosi al ritratto di Padre Pio appeso alla parete, gli fa una proposta.
«Senti, Padre Pio, se mi fai avere un trenino elettrico, io ti porto un pacco di caramelle».

Il giorno dell’Epifania, il bambino, tra i doni del babbo, trovò un trenino elettrico.
Trascorso qualche tempo, il bambino fu condotto dalla zia – devota di Padre Pio – a San Giovanni Rotondo.
Padre Pio, paterno e sorridente, dandogli un buffetto sulla guancia, gli fa: «E le caramelle, me le hai portate?».


Fonte: Settimanale di Padre Pio


domenica 24 marzo 2024

La Devozione di Don Bosco nei confronti di San Giuseppe


Tra i Santi più devoti di San Giuseppe è da annoverare certamente San Giovanni Bosco, che ne diffondeva il culto in tutti i modi.

Narrava il Santo:

Un garzoncello di Torino aveva comprato un po’ di tabacco; il venditore glielo aveva dato avvolto in un pezzetto di carta, in cui era stampata una preghiera a San Giuseppe per ottenere la buona morte.
Il giovane era ignorante di Religione; lesse la preghiera, ma senza comprendere il significato. Tuttavia ne rimase così attratto, che conservò il pezzetto di carta ed ogni giorno recitava quell’orazione.
San Giuseppe gradì l’atto di ossequio e premiò il suo devoto in questo modo: gli suscitò il desiderio d’istruirsi nella Religione, lo dispose alla Confessione ed alla Comunione e gli ottenne dopo qualche tempo una Santa morte. Difatti il garzoncello sul letto di morte parlava di San Giuseppe, lo lodava, ne invocava il nome e lo ringraziava della consolazione che gli dava in quegli estremi momenti.

Don Bosco ricorreva a San Giuseppe con grande fiducia, sicuro della sua protezione.

Si era terminata la costruzione di un edificio a Lanzo e si constatò una minaccia di crollo al lato destro della fabbrica; la sesta colonna del porticato cominciava a cedere.
Don Bosco disse: “San Giuseppe, affido a voi la custodia di questa fabbrica. Faccio voto di mettere nel cortile dell'edificio una colonna, simile a quella pericolante, e sopra vi metterò la vostra statua!”.
San Giuseppe infatti scongiurò ogni pericolo.

Don Bosco diceva ai giovani: “Desidero che vi mettiate tutti sotto la protezione di San Giuseppe; se voi lo pregherete di cuore, vi otterrà qualunque Grazia”.

Ad onore del Patriarca raccomandava preghiere particolari al mercoledì; ordinò che in ogni chiesa o cappella Salesiana ci fosse un suo Altare od almeno un quadro; fece eseguire dal primo pittore torinese, Lorenzoni, un bel quadro del Santo e con la massima solennità lo inaugurò nel Santuario di Maria Ausiliatrice.
Voleva che nei suoi istituti si solennizzassero con entusiasmo le sue feste, facendole precedere da corsi di predicazione, organizzando declamazioni e trattenimenti religiosi.

Il Santo Patriarca ricambiava tale devozione con innumerevoli Grazie, tanto che Don Bosco un giorno disse ai Salesiani: “Si vede che San Giuseppe ci vuol bene. Quante benedizioni ci elargisce! Ho ricevuto Grazie straordinarie; parecchie di queste Grazie sono avvenute nella mia camera, sotto i miei occhi. Quante offerte in denaro per le nostre opere mi fa pervenire San Giuseppe all’avvicinarsi della sua festa! Onoriamo e facciamo onorare questo Santo!”.


Fonte: Libro "San Giuseppe - Mese in suo onore" di Don Giuseppe Tomaselli, anno 1962


domenica 11 febbraio 2024

«Un semplice pezzo di pane può fare questo?»


Due professori miscredenti dell'Università di Lione vollero andare ad Ars per schernire il loro curato.
Entrarono nella piccola chiesa mentre il Santo stava celebrando Messa. Si misero in una posizione tale da poter osservare tutti i suoi movimenti. Quando giunse all'elevazione dell'Ostia, uno di essi, vedendo tutta la folla prostrarsi, pensò tra se: «Come mai uomini intelligenti possono riconoscere il loro Dio in un pezzo di pane?»

Il Santo curato, al momento della Comunione, voltandosi verso i fedeli, fissò il professore come se leggesse nella sua anima quei pensieri di incredulità. Fatta la genuflessione, prese tra le dita l'Ostia e la sollevò sopra la pisside, dicendo le parole liturgiche: «Ecco l'Agnello di Dio!»
L'Ostia sfugge dalle sue mani e va a posarsi sulla lingua della prima persona inginocchiata presso la balaustra.
Il Santo fissò di nuovo l'incredulo, come per dirgli: «Un semplice pezzo di pane può fare questo?».

Il professore si sentì sconcertato e commosso. S'inginocchiò e adorò, poi corse dal curato per confessarsi.
Più tardi si consacrò sacerdote dell'ordine Domenicano.