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martedì 22 luglio 2025

“Il mio primo seminario è stata la mia casa”


Mi capitava di svegliarmi di notte e di trovare mio padre in ginocchio, così come in ginocchio lo vedevo sempre nella chiesa parrocchiale. Tra noi non si parlava di Vocazione al sacerdozio, ma il suo esempio fu per me in qualche modo il primo seminario, una sorta di seminario domestico.

Papa Giovanni Paolo II


martedì 24 giugno 2025

“Preparate la via del Signore!”


Dio ha chiamato Giovanni il Battista già nel grembo materno perché divenisse “la voce di uno che grida nel deserto” e preparasse quindi la via a suo Figlio.
In modo molto simile, Dio ha posto la Sua mano anche su ciascuno di noi. Per ciascuno di noi ha una chiamata particolare, a ciascuno di noi viene affidato un compito pensato da Lui per noi. In ciascuna chiamata, che può giungerci nel modo più diverso, si avverte quella Voce Divina, che allora parlò attraverso Giovanni: “Preparate la via del Signore!”.

San Giovanni Paolo II, dall'omelia del 24 giugno 1988


giovedì 10 aprile 2025

Essere Cristiani significa andare controcorrente rispetto alla mentalità del mondo


Nessuno si faccia illusioni: oggi, come ieri, essere Cristiani significa andare controcorrente rispetto alla mentalità di questo mondo, cercando non il proprio interesse e il plauso degli uomini, ma unicamente la Volontà di Dio ed il vero Bene del prossimo.

Papa Giovanni Paolo II


mercoledì 27 novembre 2024

Il medico che ha soccorso padre Slavko è diventato Sacerdote


Testimonianza al Festival dei giovani a Medjugorje

Sono un parroco tedesco e sacerdote, con un passato di una lunga strada per arrivare a Dio. Come diversi di voi, anch’io ho cercato il senso della vita, e andavo a sinistra e a destra.

Un giorno stavo molto male, e Dio mi ha ricompensato perché ha potuto farmi sperimentare il Suo Amore immenso. Così ho cominciato a cercare questo Dio.
Io sono stato anche nella setta di Moon e tra i Testimoni di Geova: non ho neanche pensato che Dio potesse essere in chiesa.

Una mattina mi sono svegliato, dicendomi: "Sì adesso so dove appartengo", ma non sapevo perché questo. Sono andato fino alla finestra perché abito a Innsbruck, al centro di quella città. Le vie erano piene di persone, ma non sapevo perché.

Sono sceso sotto e ho chiesto: "Perché siete qui?". E loro mi hanno detto: "Viene il Papa Giovanni Paolo II, e passa di qui". Allora lui doveva passare proprio davanti alla mia finestra, proprio davanti a me. Allora io ho detto: "Intanto che lui è qui vado alla sua Messa, così che io posso dire che il Santo Padre è passato da me, a casa, a chiamarmi".

Durante questa Santa Messa è iniziata una lotta spirituale. Il punto principale era se davvero Gesù è presente nell’Eucaristia o questo è solo un pane.

Io avevo deciso in quel momento: "Sì, quello è Gesù!".

Da allora provavo gioia sempre alla domenica. Dopo di allora avevo bisogno di trovare la via che mi conducesse alla Madre di Dio.

Un amico mi ha dato un libro della consacrazione alla Vergine Maria, e mi ha detto: "Un giorno tu pregherai questa preghiera". Così un anno e mezzo o due anni dopo, sono arrivato al punto di pregare questa preghiera, senza conoscere Medjugorje.

E nel trentesimo giorno in cui pregavo questa consacrazione, sono venuto a Medjugorje. E mi sono consacrato in chiesa, nel momento dell’Apparizione.

Questo è avvenuto mentre c’era la guerra, perché era il 1993: ed è successo durante il Festival dei giovani.

La veggente Marija parlava nel tendone verde, perché allora c’erano due tendoni: Marija ha fatto la sua testimonianza. In quel momento io ho sentito una voce che mi diceva: "Vieni, vieni!".

Io ero sicuro in quel momento che era la Madre di Dio. Non so come, non capivo da dove mi chiamasse.
Poi ho capito che mi stava chiamando dalla Croce.

Allora ho incontrato padre Slavko. Io gli ho detto che vorrei essere sacerdote. E lui mi ha dato una botta al petto. E poco dopo che io lavoravo come medico sono andato nella Comunità delle Beatitudini, pensando che quella facesse per me. Ho vissuto insieme a questa Comunità.

Era un venerdì. Pioveva. Il tempo era bruttissimo. Mi sono chiesto se andare o meno a fare la Via Crucis, perché quando piove sopra è molto scivoloso e non è facile andare su. Finalmente, dentro di me, mi sono convinto e ho detto: "Vado lassù a pregare questa Via Crucis".

A quell’epoca, io non sapevo, cioè non pensavo nemmeno alla Vocazione, pensavo di sposarmi, creare una famiglia. Mi sono incamminato per fare la Via Crucis.

Padre Slavko era qualche stazione davanti a me con una ventina di persone della parrocchia. Io pensavo: "Ma guarda: tu pensi di andare o non andare a fare la Via Crucis, e padre Slavko quasi ogni giorno va su una di queste due colline".

E quando mi sono trovato alla tredicesima stazione, la gente correva verso di me. Io pensavo che la gente fosse impazzita perché era pericoloso, scivoloso. Ma quando sono uscito da una piccola curva ho visto che c’era un sacerdote che era disteso su una pietra.

Siccome sono medico, mi sono avvicinato, ho guardato e ho visto che il cuore stava soffrendo e che lui stava morendo.
Abbiamo cercato di rianimarlo, ma questo non dava nessun risultato. Allora ho detto alla gente: "Pregate, pregate: padre Slavko sta morendo!".

In quel momento la pioggia si è fermata, ha smesso di piovere: questo è successo tra la tredicesima e quattordicesima stazione. Da lì si vede la chiesa.

Il sole illuminava la chiesa e si vedeva un piccolo arcobaleno; e le nuvole erano in una posizione che il sole le illuminava da sopra.

Io in quel momento sapevo che padre Slavko era in Cielo.

Nel suo cappuccio francescano ho visto un melograno che poi è scomparso.

Dopo abbiamo preso padre Slavko per portarlo giù.

Era molto difficile perché era scivoloso. In quella occasione io ho pregato: "Padre Slavko, adesso sei nel Cielo: dammi una parte del tuo spirito, fammi parte del tuo spirito".

Mentre lo portavamo giù, poiché era già morto, le sue mani andavano a sinistra e a destra. Una sua mano mi ha toccato sulla spalla di dietro, non proprio alla spalla, ma alla schiena.

Io mi sono data questa spiegazione [come se padre Slavko mi dicesse]: "Io ho fatto la mia Via Crucis, adesso comincia la tua".

Poi sono sceso, sono andato in chiesa, perché avevo bisogno di pace. Per più di un’ora ho pianto, senza sapere perché.

Dopo ho capito che padre Slavko per me ha chiesto la Grazia di non guardare solo me stesso.

In quel momento ho preso la decisione: "Io sarò sacerdote!". Sono entrato in convento in Austria, sono diventato sacerdote, e ora sono sacerdote.

È da tre anni che sono sacerdote, e non c’è cosa più bella al mondo che essere sacerdote.

Il sacerdote può donare Dio: chi può farlo? Io voglio ringraziare la Madonna, voglio ringraziare padre Slavko, ma soprattutto il nostro Padre Celeste.

Gesù è risorto: Lui è veramente risorto!


giovedì 21 novembre 2024

I Santi sono reali e intercedono per noi


Secondo Padre Al E. Parthenos, esorcista della diocesi di Dumaguete, due giorni prima di Ognissanti, una donna sui vent'anni era venuta alla sua successiva sessione di preghiera. Era già la quinta volta. Dopo alcune preghiere introduttive, hanno invocato l'aiuto dei Santi del Cielo. Hanno cominciato con Padre Pio, e così è stato.

Esorcista: San Padre Pio...
Squadra: Pregate per noi.

Esorcista: San Padre Pio...
Squadra: Pregate per noi.

Diavolo: (arrabbiato) Perché continui a chiamare Pío, Pío, Pío?

Esorcista: San Padre Pio...
Squadra: Pregate per noi.

Diavolo: Dovresti chiamarmi. Dovresti chiamarmi. Dovresti chiamarmi santo. Sono il tuo santo.

Esorcista: San Giovanni Paolo II...
Squadra: Pregate per noi.

Diavolo: No!

Esorcista: San Giovanni Paolo II...
Squadra: Pregate per noi.

Diavolo: No! NO! Sono il tuo santo.

Esorcista: Beato Carlo Acutis...
Squadra: Pregate per noi.

Diavolo: Perché continui a chiamarli? (singhiozzando) Sei ingiusto!

Esorcista: Santa Madre Teresa di Calcutta...
Squadra: Pregate per noi.

Diavolo: (soffocando, piangendo) Ohhh! La vecchia! Mi ha sconfitto! Sleale!

Esorcista: Santa Teresa del Bambino Gesù...
Squadra: Pregate per noi.

Diavolo: (spaventato) Sono scesi dal Cielo.

Esorcista: Santa Teresa d'Avila...
Squadra: Pregate per noi.

Diavolo: (arrabbiato) Tu! Oh no! Lei è qui! Anche lei è qui! (dolorante) Aahhhh!

Esorcista: San Tommaso d'Aquino, Sant'Agostino d'Ippona...
Squadra: Pregate per noi...

Diavolo: Huhuhu, li stai chiamando! Ce ne sono molti qui! Huhuhu! Sono qui! (lamentendo) Aahhh! Sono circondato!

Esorcista: San Giovanni Battista...
Squadra: Pregate per noi

Esorcista: San Giuseppe...
Squadra: Pregate per noi.

Diavolo: (spaventato) No! Il terrore dei demoni!

Esorcista: San Filippo, San Bartolomeo...
Squadra: Pregate per noi.

Diavolo: Ho perso! Ho fallito! Sleale!

Esorcista: San Lorenzo Ruiz...
quadra: Pregate per noi.

Diavolo: (dolorante) Aahhh! NO! Il martire!

Esorcista: San Lorenzo Ruiz...
Squadra: Pregate per noi.

Diavolo: No! NO! NO!

Esorcista: San Pietro Calungsod...
Squadra: Pregate per noi.

Diavolo: Perché continui a chiamarli? Sono circondato adesso! (In agonia) Aahhh!!!

Esorcista: San Vincenzo Ferrer...
Squadra: Pregate per noi

Diavolo: No! NO! NO! La tua casa! La tua casa! La tua casa! (La chiesa parrocchiale dove è avvenuto l'esorcismo è la parrocchia di San Vincenzo Ferrer)

Esorcista: SS Gervasio e Protasio...
Squadra: Pregate per noi.

Diavolo: (Il corpo rimbalza) Tortura! Tortura! Tortura! Non c'è più spazio qui! Non c'è più spazio qui!

Esorcista: Santa Maria Maddalena...
Squadra: Pregate per noi.

Diavolo: (piangendo... aahhh!!!) Anche quello è un peccatore. Ero con Maddalena. Ero con lei quando era ancora viva. (singhiozzando)

Esorcista: Santa Filomena...
Squadra: Pregate per noi.

Diavolo: Non c'è posto nella chiesa. Non chiamarli più! Tutti sono dentro, fuori (fuori dall'edificio della chiesa - poiché l'edificio della chiesa è pieno di Santi, gli altri Santi devono essere fuori).
Diavolo: (a voce molto bassa - baritono) Molti Santi sono qui! Molti Santi sono qui! Abbastanza! Abbastanza!


In breve: il Paradiso è reale. I Santi sono reali! Intercedono per noi. Possiamo essere come loro se viviamo una vita Santa... se la nostra vita è centrata sull'"Agnello immolato" (Apocalisse 13:8).


Fonte Cena cattolica


martedì 14 maggio 2024

Giovanni Paolo II e il Santo Rosario


Chi ha vissuto gli anni del Pontificato di Giovanni Paolo II sa bene quanto questo Papa fosse teneramente legato alla Vergine SS., tanto che ha voluto che il suo stemma contenesse il suo rapporto privilegiato con la Madre Celeste, scrivendo “Totus tuus”. Ed era un grande estimatore del Santo Rosario, che cercava di promuovere tra la gente in ogni modo possibile.
A questo proposito, nella lettera apostolica Rosarium Virgins Mariae del 2002 scrive lui stesso:

Ventiquattro anni fa, il 29 ottobre 1978, ad appena due settimane dall'elezione alla Sede di Pietro, quasi aprendo il mio animo così mi esprimevo:
«Il Rosario è la mia preghiera prediletta. Preghiera meravigliosa! Meravigliosa nella sua semplicità e nella sua profondità. [...] Si può dire che il Rosario è, in un certo modo, un commento-preghiera dell'ultimo capitolo della Costituzione Lumen gentium del Vaticano II, capitolo che tratta della mirabile presenza della Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa. Difatti, sullo sfondo delle parole Ave Maria passano davanti agli occhi dell'anima i principali episodi della vita di Gesù Cristo. Essi si compongono nell'insieme dei misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi, e ci mettono in comunione viva con Gesù attraverso – potremmo dire – il Cuore della sua Madre. Nello stesso tempo il nostro cuore può racchiudere in queste decine del Rosario tutti i fatti che compongono la vita dell'individuo, della famiglia, della nazione, della Chiesa e dell'umanità. Vicende personali e vicende del prossimo e, in modo particolare, di coloro che ci sono più vicini, che ci stanno più a cuore. Così la semplice preghiera del Rosario batte il ritmo della vita umana».
Con queste parole, miei cari fratelli e sorelle, immettevo nel ritmo quotidiano del Rosario il mio primo anno di Pontificato
”.


lunedì 20 marzo 2023

Una caffetteria Cattolica nella terra dei fuochi per diffondere i valori e i principi Cristiani


Nata nel 1996 nel cuore della tristemente nota "terra dei fuochi" tra i comuni di Marano e Calvizzano in provincia di Napoli, la Caffetteria Bethlehem Cafè è sorta grazie all'intraprendenza di Rossella e Stefania, due ragazze piene di voglia di fare e di creare qualcosa di nuovo e originale.

L'idea di creare una caffetteria Cattolica è nata prendendo spunto dalle parole dell'indimenticabile Papa Giovanni Paolo II: “Nell’umile grotta di Betlemme giace, su un po’ di paglia, il "chicco di grano" che morendo porterà "molto frutto"”.
Da queste parole ecco allora prendere forma questo bar, nato per diffondere i valori e principi Cristiani, in cui si può parlare senza remore delle proprie esperienze personali di Fede, come se si facesse parte di una grande famiglia.

In questo locale, come è giusto e sacrosanto che sia, non esistono slot machine, troppo spesso causa di gravi dipendenze da "gioco" da parte di molte persone, sostituite da una sana e utilissima libreria Cattolica.

Nel corso degli anni all'interno di questo locale sono state promosse anche numerose manifestazioni di carattere sociale, come la presentazione di diversi libri, e per due anni consecutivi l'evento "Caffè con il Vescovo", con la presenza di Sua Eccellenza Angelo Spinillo.
Non sono mancati neppure eventi legati alla musica, come i Concerti di Natale con la partecipazione del famoso coro Gospel, di fama nazionale, Flowin' Gospel.

Dove c'è Fede e buona volontà nasce sempre qualcosa di Bello, e anche questo originale e genuino locale ne è una prova tangibile.


Marco

lunedì 22 agosto 2022

La Fede di Lucio Dalla


Forse non tutti lo sanno ma Lucio Dalla, uno dei più grandi cantautori nella storia della musica italiana, di cui si è detto, scritto e parlato moltissimo a proposito della sua musica, è stato anche una persona dalla viva e genuina Fede, come possono confermare tutti coloro che gli erano amici e che lo conoscevano bene. Lo stesso Lucio non ha mai nascosto la sua Fede, di cui sovente parlava anche durante delle interviste fatte con lui. Non la sbandierava ai quattro venti ma non la teneva neppure nascosta. Proprio pochi giorni prima di morire (la sua morte è avvenuta a Montreux, Svizzera, il 1° marzo del 2012) si era confessato in San Petronio a Bologna e aveva partecipato alla S. Messa nella chiesa dei Celestini, di fronte al balcone di casa sua.
Il domenicano padre Bernardo Boschi, suo amico e confessore, non nascondeva che A volte si ritirava con noi in convento, anche due o tre giorni, per meditare e pregare (Fonte: Avvenire 3-3-2015).

In un intervista fatta con lui nel 2000 da padre Vito Magno, Lucio Dalla sottolinea chiaramente il suo essere Cristiano Cattolico e parla della sua Fede come uno dei pochi punti fermi e delle certezze della mia vita, la quale però non gli proibiva di immaginare, di sperimentare anche possibilità che non contrastano con la sua certezza religiosa, ma che fanno parte della sua struttura di uomo contemporaneo. Uomo di Fede sì quindi, ma anche e soprattutto "uomo", con le sue idee e il suo modo di vedere le cose che traspaiono chiaramente nei testi delle sue canzoni.
In questa intervista Lucio si professa Credente fin da quando era bambino e sente la Fede quasi come una "necessità" da parte dell'uomo di oggi in un mondo, una società sempre più complessa ed enigmatica. Non nasconde il suo amore per i Salmi (che ha anche cantato) e per le Sacre Scritture, anche se su queste ultime ha sempre preferito non parlare perché, per sua stessa ammissione, “Mi manca la conoscenza teologica e storica per farlo”, pur sottolineandone l'intensità e il mistero, un mistero “destinato a scoprirlo solamente chi viaggia nell'anima e non nella conoscenza scientifica”. (Fonte Radio Vaticana)

Anche il domenicano padre Giovanni Bertuzzi, direttore del Centro San Domenico a Bologna, ricorda con affetto Lucio Dalla, descrivendolo come una persona molto disponibile, aperta e gioviale. Padre Giovanni tra l'altro, essendo bolognese come Lucio, lo ha conosciuto fin da quando era ragazzo, sottolineandone le qualità sia come cantante che, ancor di più, come musicista, già dagli esordi, quando faceva parte di un gruppo jazz assieme a Renzo Arbore e a Pupi Avati.
Di lui, padre Giovanni, ricorda un interessante aneddoto: durante la celebrazione di una Santa Messa, celebrata proprio da padre Giovanni e con Lucio Dalla presente tra i tanti fedeli, c'era anche un coro di studenti che cantavano durante il Rito. Al termine della Celebrazione Lucio si presentò in sacrestia, colpito dalla voce di uno di questi studenti, e lo chiamò a cantare con lui in uno dei suoi dischi di maggior successo. Padre Giovanni non si era accorto del talento di questo ragazzo, Lucio Dalla invece sì.
Padre Giovanni rimarca il fatto che Lucio viveva il suo essere Cattolico praticante attraverso una Fede molto spontanea, nel bel mezzo però di una vita molto movimentata e anche un po' "anarchica". Aveva una notevole sensibilità musicale ma anche religiosa, che gli faceva sentire la Presenza di Dio nella natura e nella sua vita in generale.
Era disponibile e generoso nel confronto degli altri, era facile interloquire con lui, nonostante la sua popolarità, e si comportava da persona qualunque senza particolari riservatezze e mai con altezzosità. Era una persona semplice e umile.
Padre Giovanni, sempre tirando fuori aneddoti dalla "scatola dei ricordi", ci tiene a dire come la sua celebre canzone "Caro amico ti scrivo" fu composta da Lucio nel parlatorio del convento assieme a padre Michele Casali, il fondatore del centro San Domenico, oggi diretto proprio da padre Giovanni Bertuzzi. Lucio e padre Michele si vedevano molto spesso tra loro, e da uno di questi colloqui praticamente è nato il testo di questa famosa canzone.

E' giusto ricordare che Lucio Dalla nel 1997 cantò davanti a Giovanni Paolo II, accanto a Bob Dylan, Bocelli, Morandi, Celentano e tanti altri, e quell'evento, per stesse parole di Lucio rimane uno dei più grandi momenti della mia vita. Cantai "Henna", che esprime il valore redentivo della sofferenza e dell’amore e la dedicai a Papa Wojtyla.
Lucio Dalla curò anche la colonna sonora del cortometraggio "Il giorno del sole", per il Congresso Eucaristico del 1987. In quell'occasione racconta la sua Fede, il suo rapporto con Padre Pio e il suo bisogno di pregare:
Qualche volta vorrei essere dimenticato per andare in chiesa a pregare.
Per Lucio la sua musica era preghiera, e citava spesso Sant’Agostino: Qui bene cantat bis orat .

La vita di Fede di Lucio Dalla e la sua vita di musicista spesso "urtavano" l'una contro l'altra.... non è facile infatti vivere la Fede in un mondo come quello della musica e dello spettacolo, che spesso vanno controcorrente rispetto a certi Valori. Non mancavano, per queste ragioni, certe "contraddizioni" nella sua vita.... ed ecco che allora Lucio sentiva il bisogno di confessarsi spesso.


Marco

martedì 21 giugno 2022

Abbiamo bisogno di Bellezza!!!.......

Abbiamo bisogno di Bellezza!!!.....
Di una Bellezza che superi il dato puramente sensibile e che approdi in una dimensione morale, fatta di bene, di pace, di verità, di autenticità, di amore...

Abbiamo bisogno di Bellezza!!!.....
Per diventare più Umani, contro tutto ciò che promuove la confusione, il disorientamento, il non senso, la bugia, i falsi valori, la violenza..... la guerra!...

Abbiamo bisogno di Bellezza!!!.....
Affinché si dia concretezza alla meravigliosa ricchezza presente nel cuore di ogni persona quando viene educata alla ricerca della "Vera" Bellezza.
Chi sa vedere le cose Belle è perché ha la Bellezza dentro di sè” - Gustav Klimt

Abbiamo bisogno di Bellezza!!!.....
Per poter gustare le meraviglie e lo splendore del mondo in cui viviamo! Per riscoprirla nella semplicità delle cose che ci circondano. Come in un fiore..... creato con il solo scopo di allietare le nostre giornate con la sua fragranza, la grazia delle sue forme, i suoi meravigliosi colori...

Abbiamo bisogno di Bellezza!!!.....
Come suggerito da Papa Wojtyla (lettera agli artisti – 04/04/1999)
La Bellezza che trasmetterete alle generazioni di domani sia tale da destare in esse lo stupore! Di fronte alla sacralità della vita e dell'essere umano, di fronte alle meraviglie dell'universo, l'unico atteggiamento adeguato è quello dello stupore. Da qui, dallo stupore, potrà scaturire quell'entusiasmo di cui parla Norwid...... di questo entusiasmo hanno bisogno gli uomini di oggi e di domani per affrontare e superare le sfide cruciali che si annunciano all'orizzonte. Grazie ad esso l'umanità, dopo ogni smarrimento, potrà ancora rialzarsi e riprendere il suo cammino. In questo senso è stato detto con profonda intuizione che: - La Bellezza salverà il mondo -”.


Nunzia di Filippo


mercoledì 4 agosto 2021

Le suore che salvano gemelli e disabili dalla morte


Nell’ex colonia portoghese con capitale Bissau c’è la diffusa consuetudine, dettata dalla superstizione, di abbandonare il primo nato di due gemelli e anche i bimbi disabili, spesso lasciati morire nella foresta. È in tale contesto che agiscono le Suore Benedettine della Divina Provvidenza e le Missionarie dell’Immacolata, la cui opera è fondamentale per custodire queste vite indifese.

Se venire al mondo in Guinea-Bissau non è facile, lo è anche di meno per i nati da parto gemellare. Nell’ex colonia portoghese, infatti, continua a essere presente la consuetudine di abbandonare il primo nato di due gemelli, spesso lasciandolo morire nelle aree paludose della foresta o sulle rive del fiume.

Non a caso, da una ricerca realizzata dall’Odense University Hospital sull’andamento demografico nella capitale del Paese africano nel periodo tra il 2009 e il 2011, è emerso come i gemelli avessero una mortalità perinatale molto elevata, tre volte superiore a quella dei singoli. Una situazione legata alla sopravvivenza di credenze ancestrali che identificano questa categoria come portatrice di pericoli e sventure. Alla luce di queste rappresentazioni culturali dure a scomparire, queste esistenze vengono lette come un’incognita nel rapporto tra l’umano e il divino, da "risolvere" con l’alienazione o l’eliminazione fisica.

L’usanza continua a essere praticata nelle società Balanta e Mansoanca, dove questi bambini vengono spesso considerati posseduti da spiriti maligni, gli “iran”. La stessa sorte è riservata ai nati con disabilità, anch’essi ritenuti posseduti e per questo abbandonati nella foresta, dove vanno incontro a morti orribili; o sbranati dagli animali o uccisi nel corso di cerimonie rituali. In questi casi, le madri, per l’ostracismo della comunità in cui vivono, sono condotte a consegnare i propri figli nelle mani degli stregoni del villaggio.

Ci sono storie, però, di donne più forti delle superstizioni che, con coraggio, sono riuscite a salvare i loro pargoli da questa fine atroce: è il caso di Nita che riuscì, attraversando un fiume in canoa da sola, a portare in salvo la sua bambina nata senza una gamba e con una mano malformata, affidandola alle cure di una suora in missione. Oggi la piccola, arrivata in Sicilia con l’aiuto dell’associazione “Amici della Missione” di Acireale, ha 11 anni e grazie alle cure del Centro ortopedico Ro.Ga. di Enna ha imparato a camminare e persino a ballare.

Vicende come quest’ultima aiutano a comprendere l’importanza dell’azione missionaria della Chiesa, impegnata a difendere, per citare le parole che San Giovanni Paolo II ebbe a pronunciare nel 1990 proprio a Bissau, “l’inviolabile dignità della persona umana, in modo che tutti siano portati a riscoprirla alla luce del Vangelo”. È quello che fanno le Suore Benedettine della Divina Provvidenza che, nella città di Catió, si occupano di accudire nel Centro nutrizionale della missione i piccoli abbandonati, perché gemelli o disabili, o aiutano nell’allattamento e nell’istruzione quelle madri che hanno scelto, invece, di tenerli e crescerli nonostante i pregiudizi. Quest’attività viene affiancata da corsi di formazione rivolti alle donne dei villaggi vicini, con lezioni anche sulla disabilità e sulla gemellarità per sfatare le credenze popolari che sono all’origine della pratica degli infanticidi.

Un’altra realtà importante che agisce a difesa della vita in un Paese dove ignoranza diffusa, estrema povertà e instabilità politica rendono non poco complicata quest’opera, è rappresentata da Casa Bambaran a Bissau. Si tratta di una struttura gestita dalle Missionarie dell’Immacolata dove trovano accoglienza quei bambini strappati a una morte sicura perché disabili o gemelli nati per primi. Il centro, situato nella periferia della capitale, prende il nome dal tessuto che le donne africane utilizzano tradizionalmente per avvolgere i neonati. Qui i bambini abbandonati nelle strade e nelle foreste hanno la possibilità di iniziare un percorso scolastico e vengono aiutati, grazie a una sviluppata rete di contatti con le parrocchie, a trovare famiglie disposte a prenderli in affido.

La presenza della Chiesa cattolica costituisce in molti casi, come abbiamo visto per la storia di Nita e della sua piccola nata con una malformazione, l’unica opportunità di sopravvivenza per questi piccoli non accettati dalle comunità d’appartenenza per la loro "diversità".

Un argine contro quella cultura dello scarto che in questo caso specifico continua a fare vittime a causa della persistenza di credenze ancestrali, ma che negli ultimi decenni si vorrebbe ulteriormente rivitalizzare in Africa attraverso quella che Francesco chiama “colonizzazione ideologica” e che passa mediante la promozione di pratiche contro la vita come, ad esempio, l’aborto selettivo.


di Nico Spuntoni

4 agosto 2019

FONTE: La nuova Bussola Quotidiana


E' tristissimo vedere come nel 21° Secolo, debbano esistere in certe parti del mondo culture e credenze così macabre che portano alla morte un gran numero di piccole creature innocenti. Ma, grazie al Cielo, esistono anche i missionari, queste anime "belle" che si occupano di salvare questi bambini da questi assurdi infanticidi, causa di una mentalità retrograda e nefasta.
Non si potrà mai ringraziare abbastanza l'opera dei missionari nel mondo, uomini e donne che dedicano tutta la loro vita a favore dei più poveri, degli indifesi, degli anziani, dei malati, dei bambini.... per Amore loro e a Gloria di Dio. Da parte mia, posso solamente dire, con tanta gratitudine e riconoscenza, il mio più sentito "Grazie".

Marco