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mercoledì 30 settembre 2026

Quando si fa male e si prospera si e' nell'abbandono di Dio


Un tale diceva ad un sacerdote:
Io prego, mi sforzo di osservare la legge di Dio, non faccio male al prossimo, anzi cerco di aiutarlo. Intanto in famiglia ho tante tribolazioni. Vicino a casa mia c'è un uomo, che mai va in chiesa, bestemmia, vive scandalosamente e tutto gli va bene. Come si spiega ciò?
La risposta fu: Lei porta la Croce con Gesù e cammina a Suo fianco, sorretto dalla Divina Grazia; però non trascuri la preghiera, per essere più assistito dal Signore; alla fine del viaggio terreno entrerà nella Gloria con Gesù. Il suo vicino di casa invece è portato sulle spalle da satana; però dopo il viaggio terreno il demonio lo scaricherà dalle spalle e lo precipiterà nell'inferno. Quando si fa male e si prospera, allora bisogna tremare, perché si è nell'abbandono di Dio.


Don Giuseppe Tomaselli


martedì 31 marzo 2026

Il Segno della Croce


ll Segno della Croce è uno dei gesti più antichi e comuni nella vita Cristiana.
Ci tocchiamo la fronte, il petto e le spalle e diciamo: “Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”.
Spesso le persone lo fanno in fretta, senza pensare troppo, come fosse una consuetudine. Ma non dovrebbe essere così, perché il Segno della Croce racchiude un tesoro di Fede. E' infatti un gesto che abbraccia tutto: toccandoci la fronte indichiamo la mente, toccandoci il petto indichiamo il cuore e toccandoci le spalle indichiamo il corpo.
È come se dicessimo a Dio: “Ti affido tutto di me stesso, pensieri, sentimenti e opere”.

Il Segno della Croce non è una formula magica, ma una preghiera potente e completa. Ci ricorda che apparteniamo a Dio e che la nostra Salvezza viene dalla Croce di Gesù Cristo. È come "indossare" la Sua Croce come Scudo e Benedizione nella vita quotidiana.
Per questa ragione andrebbe fatta con devozione, con movimenti ampi e lenti, con la consapevolezza di ciò che si sta facendo.

Il Segno della Croce accompagna la vita del Cristiano in tanti momenti: lo facciamo spesso all'inizio e alla fine della giornata, quando preghiamo, all’inizio e alla fine della Santa Messa... o anche prima di entrare in chiesa, davanti a un immagine devozionale, dinanzi a un pericolo o semplicemente per dire “grazie” al Signore.
È un piccolo, semplice gesto, ma che trasforma la vita di ogni giorno in un’occasione di Fede e ci attira la Benedizione di Dio.

Ma perché i Cristiani lo fanno da sinistra a destra?
La Chiesa ci insegna che questo non avviene per caso.
Il movimento da sinistra a destra ha un profondo significato simbolico. Nella Sacra Scrittura, la sinistra spesso è associata alla condizione umana segnata dal peccato e dalla debolezza, mentre la destra rappresenta il luogo del favore, della Benedizione e della Gloria di Dio. Facendo il Segno della Croce da sinistra a destra, proclamiamo che Gesù Cristo ci conduce dal peccato alla Grazia, dalla morte alla Vita.

Il Segno della Croce è una professione di Fede nella Santissima Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo. Ci ricorda chi siamo e a Chi apparteniamo.


Marco



lunedì 30 marzo 2026

Essere segno di contraddizione


La Croce è segno di contraddizione. Noi, seguaci di Gesù Cristo, dobbiamo essere segno di contraddizione. Non dobbiamo cioè seguire la logica del mondo, del consumo, del possesso, del potere, del più forte, del denaro, del successo. Guardate che ognuna di queste situazioni pesa come un macigno!

Don Tonino Bello


giovedì 19 marzo 2026

"Giovani portate Cristo"


Giovani portate Cristo.
Non abbiate paura di rompere con i comodi e abituali modi di vivere, al fine di raccogliere la sfida di far conoscere Cristo nella moderna metropoli.
Il Vangelo non deve essere tenuto nascosto, per paura o indifferenza. Non è stato concepito per essere custodito in privato.
Deve essere messo sopra un podio cosicché il popolo possa vedere la sua luce e rendere lode al nostro Padre Celeste.
Cristo ha bisogno di operai pronti a lavorare nella Sua Vigna.
Giovani cattolici del mondo, non deludetelo. Nelle vostre mani, portate la Croce di Cristo.
Sulle vostre labbra le parole di Vita.
Nei vostri cuori la garanzia salvifica del Signore!

Giovanni Paolo II


venerdì 1 agosto 2025

L'Amore di Gesù è un fuoco che viene alimentato con la legna del sacrificio e l'amore della Croce


Venne chiesto un giorno a San Leopoldo Mandic:

“Padre, come capisce lei le parole del Signore: che colui che vuol seguirmi, prenda tutti i giorni la sua croce? Dobbiamo per questo fare penitenze straordinarie?”

“Non è il caso di fare penitenze straordinarie” rispose.
“Basta che sopportiamo con pazienza le tribolazioni ordinarie della nostra misera vita: le incomprensioni, le ingratitudini, le umiliazioni, le sofferenze occasionate dai cambiamenti di stagione e dell'atmosfera in cui viviamo... Dio ha voluto tutto questo come mezzo per operare la nostra Redenzione.
Ma perché tali tribolazioni siano efficaci e facciano bene alla nostra anima, non bisogna sfuggirle con tutti i mezzi possibili...
La preoccupazione eccessiva delle comodità, la ricerca costante degli agi, non ha niente a che vedere con lo Spirito Cristiano. Non è certamente questo prendere la propria croce e seguire Gesù. È piuttosto evitarla. E colui che soffre soltanto quel che non ha potuto evitare non avrà molti meriti.
L'Amore di Gesù è un fuoco che viene alimentato con la legna del sacrificio e l'amore della Croce; se non viene nutrito così, si spegne”.


Fonte: Gruppo Facebook "La Scala per il Paradiso"


giovedì 5 giugno 2025

Il Signore corregge colui che ama


Sembra un paradosso che tra la creatura e il Creatore ci sia quasi come legame la Croce, eppure è così, perché nel mortale cammino solo la Croce elimina la piccolezza umana, rende la creatura capace di essere inondata di Grazie e la eleva fino alla contemplazione di Dio... abbiamo bisogno di una continua pressione per tenere nei limiti le nostre potenze e questa pressione è il dolore.

L'anima dopo una dura tribolazione nella quale credeva di essersi vinta, ritrova in sé con sorpresa gli stessi difetti appena la pressione dolorosa si rallenta; l'orgoglio si risolleva, e così l'ira, l'egoismo, la gola, la pigrizia, l'impurità e tutti gli altri vizi. Perciò finché non è vinto questo stato di elasticità mentale, è necessario che gravi su di noi la mano di Dio con le prove e i castighi. Il Signore non grava con questa Amorosa oppressione le anime separate da Lui; esse magari sono tormentate da satana, ma non ricevono il dono della tribolazione placida e purificatrice, perché la loro coscienza è irrigidita dal male.

Chi ha un po' di pratica nelle vie spirituali, sa a quali altezze porta la Croce, e come fiorisce lo spirito sotto il peso del dolore... Il Signore corregge colui che ama, perché lo rende pieno di Grazia, e rendendolo più bello spiritualmente, si compiace di lui come un padre si compiace del figliolo. È condannata la proposizione che attribuisce ai peccati tutte le pene dei giusti, poiché spesso il Signore le manda o le permette nella loro vita per renderli più grandi... Ora è segno di Amore da parte di Dio il correggerci, perché in tal modo Egli ci risana, ci arricchisce, ci eleva e ci rende degni di conseguire l'Eterno Premio.


Sacerdote Dolindo Ruotolo, Commento al Libro dei Proverbi


venerdì 21 febbraio 2025

Quando abbiamo una Croce


Quando abbiamo una sofferenza, una croce, una malattia, un malessere momentaneo... non perdiamone il frutto con l'impazienza, ma diciamo subito: "Vi offro, o Signore, questa Croce per convertire qualche peccatore!"
Le anime che avremo salvate, le conosceremo quando saremo nell'altra Vita; esse formeranno la nostra più bella corona per tutta l'Eternità.

Don Giuseppe Tomaselli


mercoledì 7 agosto 2024

In questo mondo avrete tribolazioni


Quando Gesù disse: «Ho vinto il mondo», non intendeva dire che i Suoi seguaci sarebbero stati immuni dalle tribolazioni, dalla sofferenza, dal dolore, dalla crocifissione e dalla morte. Non diede la pace che prometteva l'esenzione dalla lotta, perché Dio odia la pace in coloro che sono destinati alla guerra contro il male.

Se il Padre Celeste non aveva risparmiato il Figlio, allora Lui, il Figlio Celeste, non avrebbe risparmiato i Propri discepoli. Ciò che la Risurrezione offriva non era l'immunità dal male nel mondo fisico, ma l'immunità dal peccato nell'anima.

Agli Apostoli, il Divino Salvatore non disse mai: «Siate buoni e non soffrirete»; anzi: «In questo mondo avrete tribolazioni». E li ammonì anche a temere non già quelli che uccidono il corpo ma quelli che possono uccidere l'anima.

Ed ecco ora dichiarare agli Apostoli che la Sua Vita era un modello per tutti i Suoi seguaci, incoraggiandoli così ad accettare con animo coraggioso e sereno quanto di peggio questa vita avesse da offrire. E disse pure che tutte quelle sofferenze erano come l'ombra della «Sua mano carezzevolmente protesa».

Nessun talismano Egli promise a proteggere dalle tribolazioni: è vero invece che come un Capitano Egli aveva combattuto per suggerire agli uomini il modo di trasfigurare alcune delle più tremende sofferenze della vita nei più ricchi profitti della vita spirituale.

La Croce di Cristo aveva sollevato le questioni della vita, e ad esse rispose la Risurrezione.
Non il Cristo svirilizzato ma il Cristo Virile è Colui che mostra e spiega nel Proprio Corpo il vessillo della Vittoria: la bandiera tutta Stimmate e Piaghe della Salvezza.

Tutto ciò il poeta Edward Shillito ha espresso in questi termini: «Nessun falso dio, immune dalle tribolazioni e dal dolore, avrebbe potuto consolarci in quei giorni».


Beato Fulton J. Sheen, da "Vita di Cristo"


mercoledì 8 novembre 2023

E' ai piedi della Croce del Redentore che nacque la nostra adozione


È ai piedi della Croce del Redentore spirante, che ebbe principio il nostro diritto di dire "Mamma" a Maria, e che fu legalizzato, quasi direi, con le parole di Gesù, “Ecco la Madre tua”. Sicché nel mezzo dei dolori di Gesù, modello nostro, ed a quelli di Maria, nacque la nostra adozione!

Beato Antonio Rosmini



giovedì 1 giugno 2023

Piaghe e Nomi.... la grande Devozione di una madre sinceramente Cristiana


Ho visto un Crocifisso con la croce di legno, era il tesoro di una madre di famiglia. Sul legno, vicino alle Piaghe, erano scritti dei nomi.

"Signora, e questi nomi?"

"Sono dei miei figli. Ad ogni Piaga ne ho affidato uno. Essendo i figli più di cinque, in qualche Piaga ne ho messi due. Nella Piaga del Costato ho messo un figlio traviato.
Quanti baci do ogni giorno a queste Piaghe e quanto prego!
Ho fiducia che Gesù Crocifisso darà la Salvezza dell'anima a tutti i miei figli.

Assieme viviamo sulla terra, assieme dovremo essere in Cielo!"


Fonte: dal libretto "Gesù e Satana" di don Giuseppe Tomaselli



domenica 19 febbraio 2023

La tristezza è l’arma di satana!

Ecco ciò che scrive San Francesco di Sales nella Filotea:

Il maligno gode nella tristezza e nella malinconia, perché lui stesso è, e lo sarà per l’Eternità, triste e malinconico, separato da Dio per sempre; per cui vorrebbe che tutti fossero così. La cattiva tristezza turba l’anima, la mette in agitazione, le dà paure immotivate, genera disgusto per l’orazione, assopisce e opprime il cervello, priva l’anima di consiglio, di proposito, di senno, di coraggio e fiacca le forze.

In conclusione, è come un duro inverno che cancella tutta la bellezza della terra e manda in letargo gli animali; infatti la tristezza toglie ogni bellezza all’anima e la rende quasi paralizzata e impotente in tutte le sue facoltà.

Il nemico si serve della tristezza per portare le sue tentazioni contro i buoni; da un lato cerca di rendere allegri i peccatori nei loro peccati, e dall’altro cerca di rendere tristi i buoni nelle loro opere buone; e come non gli riuscirebbe di attrarre al male se non presentandolo in modo piacevole, cosi non potrebbe distogliere dal bene se non facendolo trovare sgradevole.

S. Francesco di Sales ci indica i RIMEDI

1) Dice S. Giacomo: se qualcuno è triste, PREGHI: la preghiera è il rimedio più efficace perché innalza lo spirito a Dio, nostra unica gioia e consolazione; nella preghiera poi, serviti di affetti e parole interiori ed esteriori, che portano alla fiducia e all’Amore di Dio.

2) COMBATTI con forza la tendenza alla tristezza; e anche se hai l’impressione che tutto quello che stai facendo in quel frangente rimanga distante e freddo, triste e fiacco, non rinunciare a farlo; il nemico vuole per mezzo della tristezza far morire le nostre buone opere, ma vedendo che non sospendiamo di farle, e che compiute con sforzo valgono di più, cesserà di tormentarci.

3) CANTA dei canti spirituali; spesso il maligno abbandona il campo di fronte a questa arma. Un esempio ci viene dallo spirito maligno che assediava e possedeva Saul, la cui violenza era dominata dalla recita dei SALMI della Bibbia.

4) E’ cosa buona occuparsi in atti esteriori e variarli più che possiamo, per distrarre l’anima dall’oggetto della tristezza, purificare e riscaldare gli spiriti; questo perché la tristezza è una passione fredda e arida.

5) Compi atti esteriori di fervore, anche se non ci trovi alcuna attrattiva; abbraccia il Crocifisso stringendolo al cuore, baciagli le mani e i piedi, alza gli occhi e le mani al Cielo, indirizza tutta la tua voce a Dio con parole di amore e fiducia.

6) La frequenza alla S. COMUNIONE è ottimo rimedio; perché questo Pane Celeste darà forza al cuore e gioia allo spirito.

7) Manifesta tutti i tuoi sentimenti, affetti, i pensieri al SACERDOTE CONFESSORE, con umiltà e sincerità.

Rimettiti tra le mani di Dio, e preparati a sopportare con pazienza questa fastidiosa tristezza, come giusta punizione per le tue stupide gioie; e sii certo che Dio, dopo averti messo alla prova, ti libererà da questo male e ti ricompenserà CON LA VERA GRAZIA.


mercoledì 1 giugno 2022

Il Crocifisso di San Camillo de Lellis


La vita di San Camillo de Lellis, da peccatore amante del gioco a grandissimo Santo della Carità è ricolma di episodi edificanti. Uno di questi riguarda un Crocifisso, di cui Camillo aveva una grandissima devozione, dal momento che egli vedeva sempre, nei malati che soccorreva e curava, l'immagine di Cristo Crocifisso.

Subito dopo la nascita della prima “Compagnia dei Ministri dei primi infermi” non poche erano le persone che provavano invidia per Camillo. Insieme ai primi compagni, egli si riuniva spesso con loro a pregare in una saletta dell'ospedale San Giacomo, a Roma, in cui campeggiava un grande Crocifisso. Una persona, probabilmente per invidia nei confronti del Santo, ebbe la pessima idea di staccare questo grande Crocifisso dal muro e metterlo dietro una porta.
Questo malsano gesto ferì e turbò profondamente Camillo, facendolo addirittura dubitare del futuro della compagnia appena nata. Ma Gesù gli venne ben presto in soccorso e quella stessa notte, in sogno, vide che il Signore staccava le Sue braccia dalla Croce e, tendendole verso di lui, lo confortò amorosamente, dicendogli queste parole: “Non temere pusillanime, continua, perché questa non è opera tua, ma opera Mia!”.

Il Santo prese veramente sul serio quelle parole e la Croce di Cristo entrò ancor più ardentemente nella sua vita e nella vita della nuova congregazione. Camillo infatti volle che nell'abito del nuovo ordine campeggiasse la Croce «per dimostrare che questa è religione di Croce… cosicché coloro che vorranno seguire il nostro modo di vita si predispongano a seguire Gesù Cristo fino alla morte». E volle anche che la croce fosse di colore rosso cupo «perché più somigliante al vero legno della SS. Croce sulla quale mori e stette pendente il Redentore del mondo».

Il grande Crocifisso, come Sacra Reliquia, si trova tutt'ora a Roma, nella Chiesa della Maddalena, dove è custodito anche il corpo del Santo. Le mani di Gesù Cristo, inspiegabilmente, sono staccate dalla Croce.


Marco