Visualizzazione post con etichetta Sofferenza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sofferenza. Mostra tutti i post

lunedì 15 giugno 2026

Chiara Corbella Petrillo, un riflesso della Presenza di Dio


Quella di Chiara Corbella è "la Santità della porta accanto, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della Presenza di Dio". Queste sono le parole che ha usato il cardinale vicario di Roma Angelo De Donatis, aprendo la fase diocesana della causa di Beatificazione della serva di Dio Chiara Corbella Petrillo.
"Auspichiamo che al termine dell'iter canonico Chiara possa divenire un modello di Santità, approvato dalla Chiesa, per tutti i fedeli cristiani e soprattutto per coloro che in questa giovane donna sposata e madre di tre figli (prima di Francesco, Chiara dette alla luce altri due bimbi, nati con gravi malformazioni e morti poco dopo il parto) trovino incoraggiamento e sostegno nel servizio dell'amore coniugale e alla vita".

La sua vita, quasi come un testamento spirituale, si può riassumere in una celebre frase detta da Chiara e ripetuta dal cardinale: "Qualsiasi cosa farai avrà senso solo se la vedrai in funzione della Vita Eterna". Quella Vita Eterna che Chiara ha raggiunto a soli 28 anni perché ha preferito rimandare le cure di un male incurabile che la affliggeva da due anni per portare avanti la gravidanza di suo figlio, Francesco, nato perfettamente sano.
Solo da quel momento Chiara si è affidata alle cure del suo male, ma era ormai troppo tardi per avere salva la sua vita. Un gesto d'Amore immenso che ci fa ben capire qual' era la scala dei Valori di Chiara.

"Nel matrimonio il Signore ha voluto donarci dei figli speciali: Maria Grazia Letizia e Davide Giovanni, ma ci ha chiesto di accompagnarli soltanto fino alla nascita, ci ha permesso di abbracciarli, battezzarli e consegnarli nelle mani del Padre in una serenità e una gioia sconvolgente.
Ora ci ha affidato questo terzo figlio, Francesco, che sta bene e nascerà tra poco, ma ci ha chiesto anche di continuare a fidarci di Lui nonostante un tumore che ho scoperto poche settimane fa e che cerca di metterci paura del futuro, ma noi continuiamo a credere che Dio farà anche questa volta cose grandi" scriveva Chiara.

L'immenso gesto d'Amore di Chiara e la sua Fede rappresentano un meraviglioso esempio per tutti.


Marco



sabato 14 marzo 2026

Non si può amare senza soffrire e soffrire senza amare


Amore e sacrificio sono così intimamente legati, quanto il sole e la luce.
Non si può amare senza soffrire e soffrire senza amare.
Guardate alle mamme che veramente amano i loro figlioli: quanti sacrifici fanno, a tutto sono pronte, anche a dare il proprio sangue purché i loro bimbi crescano buoni, sani, robusti!

Santa Gianna Beretta Molla


sabato 13 settembre 2025

«Beati gli afflitti, perché saranno consolati»


Dopo la predicazione di una povertà oltremodo felice, il Signore aggiunge: «Beati gli afflitti, perché saranno consolati» (Mt 5, 4).

Carissimi, l'afflizione, alla quale qui viene promesso il conforto Eterno, non ha nulla in comune con le tribolazioni di questo mondo. Né si tratta di quei lamenti che vengono emessi dagli uomini nel loro comune dolore. Questi lamenti non rendono beato nessuno.

Diversa è la natura dei gemiti dei Santi, come pure diversa è la causa delle lacrime che meritano di essere chiamate beate.

Il dolore propriamente religioso è quello che piange o il peccato proprio o quello degli altri. Né si duole perché questo male è colpito dalla Giustizia Divina, ma, se si attrista, lo fa per quanto viene commesso dalla iniquità umana.
È il caso di piangere più colui che compie le opere del male, che chi ne è la vittima, perché la malizia fa sprofondare l'iniquo nell'abisso della pena, la sopportazione, invece, conduce il giusto alla Gloria.


Dal «Discorso sulle Beatitudini» di San Leone Magno, Papa


domenica 7 settembre 2025

Accogliere, portare e offrire a Gesù


Occorre accogliere, portare e offrire a Gesù Cristo le indisposizioni, le infermità, le tristezze, le oscurità, le desolazioni; ciò che contrista, contrasta e contraddice; non soltanto come purificazione dell'anima, ma come vero apostolato che potrà durare anche molti anni, magari tutta la vita.

Beato Timoteo Giuseppe Giaccardo


venerdì 1 agosto 2025

L'Amore di Gesù è un fuoco che viene alimentato con la legna del sacrificio e l'amore della Croce


Venne chiesto un giorno a San Leopoldo Mandic:

“Padre, come capisce lei le parole del Signore: che colui che vuol seguirmi, prenda tutti i giorni la sua croce? Dobbiamo per questo fare penitenze straordinarie?”

“Non è il caso di fare penitenze straordinarie” rispose.
“Basta che sopportiamo con pazienza le tribolazioni ordinarie della nostra misera vita: le incomprensioni, le ingratitudini, le umiliazioni, le sofferenze occasionate dai cambiamenti di stagione e dell'atmosfera in cui viviamo... Dio ha voluto tutto questo come mezzo per operare la nostra Redenzione.
Ma perché tali tribolazioni siano efficaci e facciano bene alla nostra anima, non bisogna sfuggirle con tutti i mezzi possibili...
La preoccupazione eccessiva delle comodità, la ricerca costante degli agi, non ha niente a che vedere con lo Spirito Cristiano. Non è certamente questo prendere la propria croce e seguire Gesù. È piuttosto evitarla. E colui che soffre soltanto quel che non ha potuto evitare non avrà molti meriti.
L'Amore di Gesù è un fuoco che viene alimentato con la legna del sacrificio e l'amore della Croce; se non viene nutrito così, si spegne”.


Fonte: Gruppo Facebook "La Scala per il Paradiso"


mercoledì 2 luglio 2025

Gesù continua a guarire gli infermi


Durante la Messa era molto difficile distribuire la Comunione, perché i corridoi erano gremiti di gente. Aiutato da alcuni sorveglianti mi incamminai verso il retro. Mentre passavo tra la folla, e alcuni volevano toccarmi e altri mi chiedevano di fermarmi a pregare per loro, pensavo: "E' solo Gesù che può guarirli, ma non smettono di cercare il padre Emiliano...".

In mezzo a tanta gente vidi una signora con gli occhi lucidi di pianto, con un bambino in braccio. Il piccino mi guardava con dolcezza. Mi ricordai del paralitico della piscina di Betzaetà (Gv 5), che non poteva entrare nell'acqua miracolosa, perché non aveva nessuno che potesse aiutarlo. Così mi avvicinai al bambino e gli diedi un bacio. Mi fece un sorriso e continuai a distribuire la Comunione. Normalmente non do baci mentre distribuisco la Comunione, ma in quel momento mi sentii spinto a farlo...

Il giorno dopo, la signora prese il microfono e, in piedi davanti alla folla, disse: "Ieri, al momento della Comunione, il padre Emiliano Tardif passò vicino a noi. All'improvviso si fermò e diede un bacio al mio bambino di due anni, che era completamente sordo. Do gloria al Signore perché da ieri il mio bambino ha cominciato a udire. Dio lo ha guarito. Gloria al Suo Nome!".
Da quel momento la mia vita si complicò. Tutti volevano essere baciati da me, ma io rispondevo: "I baci sono solo per i bambini. Le signore si facciano baciare dai loro mariti!".

Senza dubbio l'insegnamento fu molto efficace. lo non avevo guarito nessuno. Il bacio, per quanto amore esprimesse, non poteva sanare neppure un mal di testa. La verità è che portavo Gesù tra le mani, e Gesù stesso guarì il bambino sordo.
Io sono solo l'asino che porta Gesù, per questo Lui continua a guarire gli infermi. Il peggio sarebbe fissarsi sull'asino e non su chi lo cavalca. Il giorno in cui prenderemo coscienza che portiamo Gesù Cristo, il nostro Ministero si trasformerà, e non ci limiteremo più tanto a parlare di Gesù, ma lo lasceremo agire con tutta la Sua Potenza.


Padre Emiliano Tardif, servo di Dio


venerdì 20 giugno 2025

Vuoi onorare il Corpo di Cristo? Adorna il tempio, ma prima ancora, soccorri i poveri


Vuoi onorare il Corpo di Cristo? Non permettere che sia oggetto di disprezzo nelle Sue membra, cioè nei poveri, privi di panni per coprirsi. Non onorarlo qui in chiesa con stoffe di seta, mentre fuori lo trascuri quando soffre per il freddo e la nudità.
Colui che ha detto: «Questo è il Mio Corpo», confermando il fatto con la parola, ha detto anche: «Mi avete visto affamato e non mi avete dato da mangiare» (Cf Mt 25, 42), e: «Ogni volta che non avete fatto queste cose a uno dei più piccoli tra questi, non l’avete fatto neppure a Me» (Cf Mt 25, 45).
Il corpo di Cristo che sta sull’altare non ha bisogno di mantelli, ma di anime pure; mentre quello che sta fuori ha bisogno di molta cura.

Impariamo dunque a pensare e a onorare Cristo come Egli vuole. Infatti l’onore più gradito che possiamo rendere a Colui che vogliamo venerare è quello che Lui stesso vuole, non quello escogitato da noi.
Anche Pietro credeva di onorarlo impedendo a Lui di lavargli i piedi. Questo non era onore, ma vera scortesia. Così anche tu rendigli quell’onore che Egli ha comandato, fa' che i poveri beneficino delle tue ricchezze. Dio non ha bisogno di vasi d’oro, ma di anime d’oro.

Con questo non intendo certo proibirvi di fare doni alla chiesa. No. Ma vi scongiuro di elargire, con questi e prima di questi, l’elemosina. Dio infatti accetta i doni alla Sua casa terrena, ma gradisce molto di più il soccorso dato ai poveri.

Nel primo caso ne ricava vantaggio solo chi offre, nel secondo invece anche chi riceve. Là il dono potrebbe essere occasione di ostentazione; qui invece è elemosina e amore.
Che vantaggio può avere Cristo se la mensa del sacrificio è piena di vasi d’oro, mentre poi muore di fame nella persona del povero? Prima sazia l’affamato, e solo in seguito orna l’altare con quello che rimane. Gli offrirai un calice d’oro e non gli darai un bicchiere d’acqua? Che bisogno c’è di adornare con veli d’oro il Suo altare, se poi non gli offri il vestito necessario? Che guadagno ne ricava Egli? Dimmi: se vedessi uno privo del cibo necessario e, senza curartene, adornassi d’oro solo la sua mensa, credi che ti ringrazierebbe o piuttosto non si infurierebbe contro di te? E se vedessi uno coperto di stracci e intirizzito dal freddo, trascurando di vestirlo, gli innalzassi colonne dorate, dicendo che lo fai in suo onore, non si riterrebbe forse di essere beffeggiato e insultato in modo atroce?

Pensa la stessa cosa di Cristo, quando va errante e pellegrino, bisognoso di un tetto. Tu rifiuti di accoglierlo nel pellegrino e adorni invece il pavimento, le pareti, le colonne e i muri dell’edificio Sacro. Attacchi catene d’argento alle lampade, ma non vai a visitarlo quando Lui è incatenato in carcere. Dico questo non per vietarvi di procurare tali addobbi e arredi sacri, ma per esortarvi a offrire, insieme a questi, anche il necessario aiuto ai poveri, o, meglio, perché questo sia fatto prima di quello.
Nessuno è mai stato condannato per non aver cooperato ad abbellire il tempio, ma chi trascura il povero è destinato alla geenna, al fuoco inestinguibile e al supplizio con i demoni. Perciò mentre adorni l’ambiente del culto, non chiudere il tuo cuore al fratello che soffre. Questi è un tempio vivo più prezioso di quello.


San Giovanni Crisostomo, Omelie sul Vangelo di Matteo (50, 3-4; PG 58, 508-509)



giovedì 5 giugno 2025

Il Signore corregge colui che ama


Sembra un paradosso che tra la creatura e il Creatore ci sia quasi come legame la Croce, eppure è così, perché nel mortale cammino solo la Croce elimina la piccolezza umana, rende la creatura capace di essere inondata di Grazie e la eleva fino alla contemplazione di Dio... abbiamo bisogno di una continua pressione per tenere nei limiti le nostre potenze e questa pressione è il dolore.

L'anima dopo una dura tribolazione nella quale credeva di essersi vinta, ritrova in sé con sorpresa gli stessi difetti appena la pressione dolorosa si rallenta; l'orgoglio si risolleva, e così l'ira, l'egoismo, la gola, la pigrizia, l'impurità e tutti gli altri vizi. Perciò finché non è vinto questo stato di elasticità mentale, è necessario che gravi su di noi la mano di Dio con le prove e i castighi. Il Signore non grava con questa Amorosa oppressione le anime separate da Lui; esse magari sono tormentate da satana, ma non ricevono il dono della tribolazione placida e purificatrice, perché la loro coscienza è irrigidita dal male.

Chi ha un po' di pratica nelle vie spirituali, sa a quali altezze porta la Croce, e come fiorisce lo spirito sotto il peso del dolore... Il Signore corregge colui che ama, perché lo rende pieno di Grazia, e rendendolo più bello spiritualmente, si compiace di lui come un padre si compiace del figliolo. È condannata la proposizione che attribuisce ai peccati tutte le pene dei giusti, poiché spesso il Signore le manda o le permette nella loro vita per renderli più grandi... Ora è segno di Amore da parte di Dio il correggerci, perché in tal modo Egli ci risana, ci arricchisce, ci eleva e ci rende degni di conseguire l'Eterno Premio.


Sacerdote Dolindo Ruotolo, Commento al Libro dei Proverbi


lunedì 12 maggio 2025

Gesù e il diavolo non possono stare insieme


Racconta padre Gabriele Amorth, nei suoi ricordi su padre Candido Amantini, grande sacerdote esorcista morto in concetto di Santità, suo maestro e amico:

“ Un giorno mi trovavo accanto a padre Candido. Parlavamo. Era uno dei soliti incontri mattutini a San Giovanni e c'era tanta gente, tanti sofferenti, con i problemi più vari.
A un certo punto una vecchietta minuta si fa largo fra le persone. Si avvicina e chiede, più o meno come facevamo tutti: "Padre Candido mi deve fare un favore".
Lui la guarda con la consueta espressione accogliente mostrandosi pronto ad acconsentire. La vecchina, incoraggiata, cerca qualcosa nelle tasche e, tenendola ancora stretta nelle due mani, domanda ancora: "Mi deve benedire questo crocifisso".
Così dicendo apre le mani e mostra una catenina con una piccola croce d'oro. Padre Candido sembra pronto alla Benedizione, quando si ferma irrigidito. In quel momento mi rendo conto che nelle mani della donna, un pò nascosta dalla croce, spunta la forma di un cornetto, anch'esso d'oro e anch'esso appeso alla catenina.
Il volto di padre Candido si fa scuro e contratto. La voce si alza severa nella chiesa, con un' autorevolezza che nessuno di noi aveva mai sentito: "Lei non si rende conto di quello che sta facendo. Non può confondere Cristo con queste cose. Se ne vada. Butti via ogni cosa. E torni solo quando avrà scelto fra Gesù e il diavolo... ”.


venerdì 21 febbraio 2025

Quando abbiamo una Croce


Quando abbiamo una sofferenza, una croce, una malattia, un malessere momentaneo... non perdiamone il frutto con l'impazienza, ma diciamo subito: "Vi offro, o Signore, questa Croce per convertire qualche peccatore!"
Le anime che avremo salvate, le conosceremo quando saremo nell'altra Vita; esse formeranno la nostra più bella corona per tutta l'Eternità.

Don Giuseppe Tomaselli


venerdì 31 gennaio 2025

Veramente poco viene fatto per le anime del Purgatorio


“Come è triste vedere le povere anime (del Purgatorio) così poco aiutate, esse hanno veramente bisogno di questo aiuto (Sante Messe di suffragio e preghiere), poiché il loro stato è così miserabile che non possono aiutarsi da se stesse.
Se qualcuno pregasse per loro, facesse dire delle Messe, soffrisse un poco per loro, oppure offrisse delle elemosine alla loro memoria, ne verrebbe grande profitto alle medesime, al punto tale da sentirsi consolate e ristorate, come assetate. Purtroppo molte di queste anime hanno molto da soffrire a causa della nostra trascuratezza, mancanza di entusiasmo per Dio e per la Salvezza del prossimo (…), ma purtroppo veramente poco viene fatto per loro, nonostante esse lo sperino molto!”.

Beata Anna Caterina Emmerick


mercoledì 29 gennaio 2025

Santa Margherita Maria Alacoque soffre per un religioso in Purgatorio


“Mentre ero davanti al Santissimo il giorno del Corpus Domini - si legge negli scritti di Santa Margherita Maria -, d’improvviso mi si presentò davanti una persona tutta avvolta dalle fiamme, i cui ardori mi penetrarono così fortemente che mi sembrava bruciassi con lei. Lo stato pietoso, in cui mi fece vedere che si trovava in Purgatorio, mi fece versare molte lacrime.

Mi disse che era quel religioso benedettino, che una volta aveva ascoltato la mia confessione e mi aveva ordinato di ricevere la Santa Comunione; per compensarlo di un consiglio tanto utile, Dio gli aveva permesso di rivolgersi a me, perché gli dessi sollievo nelle sue pene, chiedendomi per tre mesi tutto ciò che avrei potuto fare e soffrire.

Mi sarebbe difficile raccontare quanto ebbi a soffrire in quei tre mesi. Non mi lasciava mai, e mi sembrava avere il fianco presso cui stava, avvolto in una fiamma di fuoco, con dolori così acuti da gemere e piangere quasi continuamente.
Alla fine dei tre mesi, lo rividi in maniera ben diversa: al colmo della gioia e circonfuso di gloria, se ne andava a godere la Eterna Felicità; ringraziandomi, mi disse che mi avrebbe protetta davanti a Dio. Io mi ero ammalata; però, siccome la mia sofferenza scomparve con la sua, guarii subito”.


Fonte: Gruppo Facebook "Preghiere per le anime del purgatorio"


lunedì 4 novembre 2024

"La Madonna mi ha insegnato"


Quando stava per morire, Santa Giacinta, una delle veggenti di Fatima, disse alla Madre Superiora che era andata a trovarla:

"Madrina, prega molto per i peccatori; pregate molto per i sacerdoti; pregare molto per i religiosi; pregate molto per i governi. I sacerdoti devono curare il loro Ministero ecclesiastico. I sacerdoti devono essere casti. La disobbedienza dei sacerdoti e dei religiosi ai loro superiori offende grandemente Dio".

Poi ha aggiunto:

"Non amare le ricchezze. Scappa dal lusso. Sii molto amico della santa povertà e del silenzio. Abbi molta carità con i cattivi. Non parlare male di nessuno ed evita chi parla male degli altri. Sii molto paziente, perché la pazienza ci porta in Paradiso. La mortificazione e i sacrifici sono molto graditi a Dio Nostro Signore. Mi farei volentieri una religiosa, ma mi piace di più andare in Paradiso. Per essere religiosi è necessario essere molto puri e casti nel corpo e nell'anima".

La Madre Superiora gli chiese se sapeva cosa significasse essere casto. Giacinta rispose:

"Essere puri nel corpo significa mantenere la castità; Essere puri d'anima significa aver cura di non peccare: non guardare le cose disoneste; mai rubare o mentire, ma dire sempre la verità, anche se ci costa un sacrificio".

La Superiora le domandò chi le aveva insegnato tutte queste cose. Giacinta rispose:

"La Madonna mi ha insegnato".


Fonte: Gruppo Facebook "Don Giuseppe Tomaselli Sdb"


sabato 14 settembre 2024

Amore in azione


« Una volta mi capitò di prendere un uomo coperto di vermi — racconta Madre Teresa —. Mi ci vollero delle ore per lavarlo e togliergli uno ad uno tutti i vermi dalla carne. Alla fine disse: “Son vissuto come un animale per le strade, ma ora muoio come un angelo”... e morendo mi fece un bellissimo sorriso.
Tutto qui. Questo è il nostro lavoro: amore in azione. Semplice ».

Madre Teresa di Calcutta


mercoledì 7 agosto 2024

In questo mondo avrete tribolazioni


Quando Gesù disse: «Ho vinto il mondo», non intendeva dire che i Suoi seguaci sarebbero stati immuni dalle tribolazioni, dalla sofferenza, dal dolore, dalla crocifissione e dalla morte. Non diede la pace che prometteva l'esenzione dalla lotta, perché Dio odia la pace in coloro che sono destinati alla guerra contro il male.

Se il Padre Celeste non aveva risparmiato il Figlio, allora Lui, il Figlio Celeste, non avrebbe risparmiato i Propri discepoli. Ciò che la Risurrezione offriva non era l'immunità dal male nel mondo fisico, ma l'immunità dal peccato nell'anima.

Agli Apostoli, il Divino Salvatore non disse mai: «Siate buoni e non soffrirete»; anzi: «In questo mondo avrete tribolazioni». E li ammonì anche a temere non già quelli che uccidono il corpo ma quelli che possono uccidere l'anima.

Ed ecco ora dichiarare agli Apostoli che la Sua Vita era un modello per tutti i Suoi seguaci, incoraggiandoli così ad accettare con animo coraggioso e sereno quanto di peggio questa vita avesse da offrire. E disse pure che tutte quelle sofferenze erano come l'ombra della «Sua mano carezzevolmente protesa».

Nessun talismano Egli promise a proteggere dalle tribolazioni: è vero invece che come un Capitano Egli aveva combattuto per suggerire agli uomini il modo di trasfigurare alcune delle più tremende sofferenze della vita nei più ricchi profitti della vita spirituale.

La Croce di Cristo aveva sollevato le questioni della vita, e ad esse rispose la Risurrezione.
Non il Cristo svirilizzato ma il Cristo Virile è Colui che mostra e spiega nel Proprio Corpo il vessillo della Vittoria: la bandiera tutta Stimmate e Piaghe della Salvezza.

Tutto ciò il poeta Edward Shillito ha espresso in questi termini: «Nessun falso dio, immune dalle tribolazioni e dal dolore, avrebbe potuto consolarci in quei giorni».


Beato Fulton J. Sheen, da "Vita di Cristo"


lunedì 29 luglio 2024

La Consolazione che viene da Dio


Come possiamo trasmettere al fratello che soffre la Consolazione che viene da Dio?
Bisogna essere uniti a Dio, Dio ha consolato noi, noi la trasmettiamo agli altri. È un Dono ricevuto e trasmesso.
Gesù dona a quelli che chiama a compiere, anche privatamente, questo ministero, il Suo "Spirito di Consolazione" con cui unge colui che manda a consolare. Così si entra in: Simpatia, Empatia, Compatia.

Nella Simpatia, il Consolatore conosce e ama le persone, perché figli di Dio, e membri del medesimo corpo a cui appartiene.

L'Empatia è entrare nella sofferenza del fratello. Chi ama il fratello non ha paura del peccato del fratello. Non lo giudica, ma condivide il suo peccato nella sua dimensione psicologica, per rimarginare le ferite e attenuare i danni.
Vivere la sofferenza dell'uomo che ha peccato, sentire nel di dentro il suo avvilimento, e non avere schifo di lui, ma amore che salva.

La Compatia, portare i pesi gli uni degli altri.

Così dovremmo fare anche noi, in Cristo Gesù, se vogliamo essere portatori della Divina Consolazione.


Padre Matteo La Grua, Sacerdote Esorcista


sabato 13 luglio 2024

Maria Valtorta, il “piccolo Giovanni”



In questo blog è diverso tempo che volevo parlare di una grande Personalità Mistica, nonché "Anima Vittima" del 900, conosciuta da una moltitudine di persone in tutto il mondo grazie a suoi numerosi scritti altamente Spirituali, in larga parte ispirati e provenienti dal Cielo: Maria Valtorta! E ci tengo a parlarne perché amo moltissimo questa Santa, e i suoi scritti accompagnano il mio percorso di vita da oramai tanti anni, con grande profitto per la mia anima.
Oggi quindi mi accingo a postare questo scritto, composto nel giro di più giorni, su questa anima Bella, vissuta tutta interamente per il Signore, ripromettendomi in futuro, a Dio piacendo, di postare qualcuno di questi "Tesori" a lei rivelati sulle pagine di questo blog. Ed è quasi superfluo dire che raccomando veramente a tutti di leggere gli scritti di quest'Anima Mistica, con la certezza che gli effetti benefici di tali Sante letture non mancheranno di farsi sentire, benevolmente e copiosamente, nell'animo di ciascuno.

Maria Valtorta è nata il 14 marzo 1897 a Caserta. Figlia unica in una famiglia agiata, il padre era un maresciallo di Cavalleria, uomo buono e remissivo, e la madre una insegnante francese, donna dal carattere severo e intransigente, dalla quale Maria non si è mai sentita capita e amata. I frequenti trasferimenti della famiglia, causati dagli spostamenti del reggimento nel quale il padre prestava servizio, la portarono a trascorrere i primi anni di vita a Faenza e poi, successivamente a Milano, dove Maria frequentava l'asilo delle suore Orsoline. Fu qui, nonostante l'età precocissima, che Maria sentì da subito un Amore particolare per Gesù, soprattutto si sentiva di voler “consolare Gesù facendosi simile a Lui nel dolore volontariamente patito per Amore... una caratteristica questa che avrebbe "segnato" in maniera indelebile tutta la sua vita.
A Milano frequentò con profitto le scuole elementari, segnalandosi come alunna modello, e nello stesso istituto ricevette nel 1905 il sacramento della Cresima dalle mani del cardinale Andrea Ferrari, poi futuro Beato. Continuò le elementari a Voghera, dove prendeva anche lezioni di lingua francese da alcune suore espulse dalla Francia per una legge anticlericale. E furono proprio queste suore che la prepararono per la prima Comunione che fece a Casteggio nel 1908. Su decisione della madre all'età di 12 anni entrò nel prestigioso collegio Bianconi di Monza, condotto dalle suore di Maria SS. Bambina, che ella considerò “Il suo nido di pace”, ove per quattro anni appagò il suo amore per lo studio e la disciplina. Quando uscì dal collegio, sedicenne, la predica di un Vescovo le fece capire che il Signore la stava chiamando ad una vita di amorosa penitenza, ma rimanendo nel mondo.
Tornata a casa trovò il padre, che amava moltissimo, menomato nel fisico e nella mente, tanto che egli andò in pensione anzitempo e la famiglia si trasferì a Firenze. Maria si trovava bene nella nuova città, che spesso visitava col padre, ma vi subì il dolore di vedere troncato sul nascere il fidanzamento con un distinto giovane appena conosciuto a causa della durezza della madre. Nel 1917, in pieno svolgimento della I Guerra Mondiale, entrò nel corpo delle infermiere volontarie (le samaritane) per soccorrere e curare i soldati feriti: un'esperienza che svolse con grande impegno e Carità per 18 mesi nell'ospedale militare di Firenze e che la edificò.
Nel 1920 accadde un fatto che condizionò per sempre la vita della giovane Maria: un giovane sovversivo comunista la aggredì per strada e le sferrò un forte colpo ai reni con una spranga di ferro che le lesionò la spina dorsale. Questo fu l'inizio di un interminabile calvario medico che la predispose all'invalidità. Dopo l'incidente Maria ebbe la possibilità di trascorrere due anni a Reggio Calabria, per ritemprarsi nel corpo e nello spirito, ospite di cugini della mamma che l'accolsero e l'ospitarono con grande affetto. Durante questo soggiorno avvertì fortemente il richiamo di Dio per una vita da vivere saldamente radicata in Cristo. La madre però, seppur da lontano, continuava a non capirla e a ferirla nei suoi sentimenti di donna, e quando fece ritorno a Firenze, nel 1922, la risommerse di "ricordi amari".
Nel 1924, assieme alla famiglia, si trasferì a Viareggio, e lì sempre più fortemente si sentiva chiamata ad una vita da spendere completamente per Dio, culminata in eroiche offerte di di sé per Amore di Dio e dell'umanità. Nel frattempo si impegnava in parrocchia come delegata di cultura per le giovani di Azione Cattolica e teneva conferenze che erano seguite da moltissime persone, anche da non praticanti. I problemi di salute diventavano però sempre più importanti e le era sempre più difficile muoversi. Il 4 gennaio 1933 uscì di casa per l’ultima volta e dal 1° aprile 1934, giorno di Pasqua, si vide infine costretta a letto, semiparalizzata dalla vita in giù.
Il 24 maggio 1935 fu presa in casa una giovane donna rimasta orfana e sola, Marta Diciotti, che diventerà sua amica, confidente e assistente per tutto il resto della vita. Dopo un mese morì l'amatissimo papà di Maria, e per lei fu un colpo terribile, tanto che fu sul punto di morirne dal dolore. La madre invece, che Maria amò sempre per dovere naturale e con sentimento soprannaturale, come più volte attestato nei suoi scritti, morirà il 4 ottobre 1943, senza avere mai smesso di vessare la figlia. L'infermità di Maria accentuò la sua ascesi mistica, aiutata anche dalla lettura dell'autobiografia di Teresa di Lisieux, "Storia di un anima", che accese più che mai in sé stessa il desiderio di offrirsi come "anima-vittima" al Signore.

«Vittima d'Amore prima, per consolare l'Amore Divino che non è riamato, e poi anche di Giustizia, per la Salvezza delle anime e del mondo»

(Maria Valtorta)

Da paralitica Maria pensò di dedicarsi alla scrittura e abbozzò un romanzo a sfondo autobiografico, Cuore di una donna, che tuttavia non venne mai pubblicato e che, negli anni successivi, il Signore stesso con perentorio comando ricevuto in modo soprannaturale, gli disse di bruciare completamente perché “Solo per l'Opera Mia devi essere conosciuta come scrittrice”.

Nel giugno 1942 Maria Valtorta incontrò un sacerdote servita, padre Romualdo Maria Migliorini, ex missionario destinato al convento di Viareggio, il quale divenne suo direttore spirituale e, all'inizio del 1943, le chiese di scrivere la propria autobiografia. Con una certa esitazione, dovuta anche alle sue sempre più precarie condizioni di salute (Maria si sentiva prossima a dover morire), accettò la richiesta, e con disinvoltura, seduta nel letto, nel giro di due mesi riempì sette quaderni autografi, nel quale non solo diede prova di grandi capacità come scrittrice, ma soprattutto aprì la sua anima in una confidenza senza veli. In queste 760 pagine manoscritte, consegnate al suo confessore, Maria si era come “liberata” da un passato spesso molto doloroso, e in questo modo si predisponeva con maggior fiducia alla morte, quando nel suo intimo avvertì una "Voce", già nota al suo spirito, che le dettò una pagina di Sapienza Divina. Erano le 11.15 del 23 aprile 1943, giorno di Venerdì Santo. Questo fu l'inizio di una svolta impensabile, il primo dettato di quella che diverrà un opera veramente monumentale.
Il "Cielo" si era aperto dinanzi a Maria e lei lo accolse con tutto il suo cuore.




Padre Migliorini la inviterà a scrivere ogni cosa e lei eseguirà questo mandato con estrema diligenza e precisione. A questo primo dettato ne seguiranno tanti altri, poi inizieranno le visioni. Dal 1943 al 1947, con punte fino al 1951, Maria riempirà 122 quaderni (che contengono tutte le opere eccetto l'Autobiografia) per un totale di 13193 pagine, tutte scritte "di getto", senza rileggerle e senza alcuna correzione o revisione. A tutto questo si deve aggiungere anche un grandissimo epistolario, avvenuto tra lei e alcune persone di grande Fede che le erano particolarmente vicine. Il grosso di questo scritti avvenne nel pieno della 2° Guerra Mondiale che anche Maria Valtorta dovette "subire", tanto da essere costretta a trasferirsi, nel 1944, dalla sua Viareggio a Sant'Andrea di Compito nella Lucchesia verso Capannori.
Il 1943 è stato quindi un anno fondamentale nella vita di Maria Valtorta, con i primi dettati che inizialmente erano discontinui, poi dal mese di giugno divengono regolari e quotidiani. Fino al mese di dicembre è solo Gesù a parlare, poi arriverà Maria SS., il Padre Celeste, lo Spirito Santo, il suo Angelo Custode e alcuni Santi. Dal 1944 iniziano le visioni della vita di Gesù e di Maria SS., fino al giorno dell'Assunzione in Cielo di quest'ultima, visioni che costituiranno l'opera principale di tutti gli scritti. Maria Valtorta partecipa con grande Amore a queste visioni, lei descrive tutto quello che vede, persone, dialoghi e luoghi, in completa libertà.

A Padre Migliorini venne l'idea di dattilografare questi scritti, ma questa non fu affatto una buona cosa perché essi finirono col circolare prima del previsto (il Signore aveva espresso chiaramente che tali scritti non fossero divulgati prima della morte della scrittrice) ed arrivarono anche sul tavolo del Sant'Uffizio, creando dei disordini tra chi voleva che l'opera venisse approvata dalle autorità competenti e chi non credeva nella soprannaturalità di tale opera e la voleva bloccare ad ogni costo. I dattiloscritti arrivarono anche alla scrivania di Papa Pio XII, che ne ebbe un giudizio molto positivo, dichiarando che l'opera venisse pubblicata “così come sta. Chi legge capirà”. Non mancavano però anche le critiche su questi scritti, ritenuti da taluni "poco edificanti" per coloro che li avessero letti.
Nel corso del tempo l'opera ha subito approfondite analisi da parte di molti eminenti teologi cattolici, i quali dichiararono unanimamente l'assoluta conformità dei testi con l'ortodossia Cattolica.

L'intenzione di stampare l'opera principale venne fin dal principio, ma furono diverse le difficoltà che si frapposero alla realizzazione del progetto, non ultima le reticenze che provenivano della Santa Sede. Solo nel 1956 vide la luce il primo dei quattro volumi intitolato "Il Poema di Gesù", titolo modificato poi in "Il Poema dell'Uomo-Dio", poiché il titolo originario era già presente per un altro testo in circolazione. Tale titolo rimase in uso fino al 1993, data in cui l'opera assunse l'attuale titolo: "L'Evangelo come mi è stato rivelato".
Il quarto volume venne messo in circolazione verso la fine del 1959 ma, senza più la protezione di Papa Pio XII avvenuta l'anno prima, tutta l'opera fu messa all'Indice dei libri proibiti da parte del Sant'Uffizio, senza nessuna motivazione particolare.
Un articolo del 6 gennaio 1960 dell' "Osservatore Romano" definiva i quattro volumi dell'opera “una vita di Gesù malamente romanzata”. Tale giudizio, frettoloso e superficiale, si rivelò poi nel tempo radicalmente sbagliato, in quanto il racconto è costituito da fatti storici verificabili avvenuti per di più in luoghi descritti con minuzia di particolari che si sono rivelati assolutamente esatti e che quindi non potevano essere stati inventati dalla scrittrice che mai si è recata in Terra Santa.
Maria Valtorta venne messa a conoscenza della condanna dell'opera da parte del Sant'Uffizio dalla sua assistente e amica Marta Diciotti, ma reagì con indifferenza, senza scomporsi, rispondendo “che lo sapeva già”.

Oramai già da qualche tempo, precisamente dal 1956, Maria Valtorta aveva iniziato a dare segni di un sempre più marcato distacco psichico da tutto ciò che la circondava. Era entrata in uno stato di "dolce apatia", di abbandono totale da tutto, senza tuttavia mai smorzare dal suo viso la vivezza dello sguardo o la serenità dell'espressione. Si stava realizzando quello che Gesù le aveva predetto il 12 settembre 1944, cioè che l'avrebbe portata ad una morte estaticaCome sarai felice quando ti accorgerai di essere nel Mio mondo per sempre e d'esservi venuta, dal povero mondo, senza neppure essertene accorta, passando da una visione alla realtà, come un piccolo che sogna la mamma e che si sveglia con la mamma che lo stringe al cuore. Così Io farò con te.
Questa predizione si avverò completamente e la mattina di giovedì 12 ottobre 1961, nel letto della sua casa, mentre un sacerdote le recitava la preghiera degli agonizzanti: “Parti, anima Cristiana, da questo mondo”, Maria sciolse i lacci che la legavano a questo mondo e volò tra le Braccia dell'Eterno Padre. Aveva 64 anni ed era a letto da 27 anni e mezzo.
Venne sepolta nel cimitero di Viareggio, dove già erano posti i suoi genitori Giuseppe e Iside, e lì vi rimase per dodici anni. Nel 1973 la salma fu riesumata e traslata a Firenze, nella Cappella del Capitolo della Basilica della Santissima Annunziata, il cui celebre affresco dell'Annunciazione, era stato da lei ammirato varie volte nella sua vita. A Viareggio resta la sua amatissima stanza all'interno della sua piccola abitazione, restaurata due volte per mantenerla come casa-museo, testimonianza indelebile della sua gioiosa immolazione a Cristo e del suo percorso di vita altamente Mistico in cui il Cielo fu straordinariamente presente nella sua esistenza.

Sia la sua tomba, a Firenze, che la sua casa, a Viareggio, sono oggigiorno meta di tanti pellegrini, devoti e grati per avere conosciuto le sue opere, fonti di meravigliosi Frutti Spirituali e oggi diffusi in tutto il mondo.


LE OPERE ISPIRATE DA DIO

Sono le opere di contenuto soprannaturale. In tali opere si riscontrano brani di carattere personale e altri, la maggior parte, sono quelli che provengono da Dio: questi ultimi si suddividono in visioni e in dettati.
Nella parte relativa alle visioni è Maria Valtorta stessa, con le proprie capacità di scrittrice, a scegliere le parole da utilizzare per descrivere quello che vedeva. Nella parte relativa ai dettati, invece, trascriveva con fedeltà e precisione ciò che lei ascoltava durante le sue esperienze Mistiche.

Maria Valtorta poteva avere visioni o ricevere dettati in qualsiasi ora del giorno e della notte. Lei si è sempre definita “il mezzo”, “lo strumento” o “la penna” nella mani di Dio, mentre il Signore la chiamava affettuosamente piccolo Giovanni, con riferimento al “Grande” Giovanni, ovvero a San Giovanni Apostolo, scrittore del 4° Vangelo, di tre Lettere e dell'Apocalisse.
Come dichiarano alcuni testimoni e soprattutto la sua assistente Marta Diciotti, Maria poteva scrivere in qualsiasi momento, stando a letto con il quaderno sulle ginocchia, talvolta anche nel bel mezzo di grandissime sofferenze, ma sempre con molta naturalezza e senza segni particolari. Spesso poteva essere interrotta, per qualsiasi genere di motivo, ma dopo lei riprendeva a scrivere come se nulla fosse. 
Posso asserire – si legge in una dichiarazione della stessa Valtorta - che non ho avuto fonti umane per poter sapere ciò che scrivo, e ciò che, anche scrivendo, non comprendo molte volte.

L'Evangelo come mi è stato rivelato

Poco meno di due terzi della produzione letteraria di Maria Valtorta, ovvero 122 quaderni per circa 15 mila pagine, è costituita dalla monumentale opera narrativa e dottrinale sulla Vita del Signore, che inizia dalla nascita di Maria SS per proseguire con la vita nascosta di Gesù, i suoi tre anni di vita pubblica, la sua Passione, Morte e Resurrezione, e termina infine con l'assunzione in Cielo della Vergine SS. .
Intitolata inizialmente "il poema dell'Uomo-Dio" e pubblicata fin dal 1956-59 in quattro grossi volumi, l'opera ha cambiato titolo nel 1993 in "L'Evangelo come mi è stato rivelato", suddiviso in dieci volumi.
La prima edizione era corredata da note di padre Corrado M. Berti e con tavole che l'artista Lorenzo Ferri eseguì sotto le indicazioni della stessa Valtorta.

Anche se questa straordinaria opera non è stata esente da lotte e contrasti vari, tuttavia essa ha ricevuto tanti riconoscimenti, anche con attestazioni scritte, da parte di autorevoli e dotte personalità ecclesiastiche e laiche. In particolar modo è stata riconosciuta la sua originalità e singolarità, pur nella perfetta aderenza all'ortodossia cattolica. Oltre a ciò, pur riconoscendo doti di intelligenza, cultura, memoria e doti psichiche e spirituali alla scrittrice, è stato valutato come impossibile che una persona umana possa trovare adunate in lei così tanta dottrina e tante esatte cognizioni di storia, luoghi e riferimenti che si trovano, numerosissimi, nell'opera.

I Quaderni

Maria Valtorta trascrisse una lunga serie di visioni e dettati, avvenuti tra il 1943 e il 1950, i quali sono stati raccolti in tre volumi, I Quaderni del 1943, I Quaderni del 1944 e I Quaderni del 1945-1950. In questi quaderni sono riportati scritti di altissimo valore Teologico, Mistico e Spirituale, contenuti estremamente variegati che toccano un po' tutti gli aspetti della Fede. Gli scritti sono riportati in ordine cronologico, e oltre a dettati e visioni, sono contenuti anche episodi della vita personale della Valtorta, nonché sue personali riflessioni. Sono contenuti anche visioni dei primi Martiri Cristiani della Chiesa e anche visioni di Santi e Sante come, ad esempio, San Francesco d'Assisi e Santa Teresa del Bambin Gesù.

I Quadernetti

E' un volume relativamente recente, pubblicato nel 2006 ed edito dal CEV (Centro Editoriale Valtortiano), nel quale sono raccolti tutti quegli scritti, rimasti fino a qui inediti, raccolti tra fogli sparsi, taccuini e pagine sciolte, che non avevano trovato spazio nella pubblicazione dei Quaderni. Il materiale è databile tra il 1943 e il 1954 e, come per i Quaderni, gli argomenti toccano vari aspetti della Fede Cristiana. Tra questi, è giusto sottolinearlo, sono riportate anche le visioni e i dettati relativi alla Tomba di San Pietro, la quale, secondo tali scritti, farebbero pensare a una diversa collocazione del primo Pontefice Cristiano rispetto al luogo che si ritiene oggi essere la sua tomba.

Libro di Azaria

Questo libro raccogli i dettati dell'Angelo Custode di Maria Valtorta, Azaria il suo nome, con commenti e spiegazioni da un punto di vista teologico e spirituale, del calendario liturgico dell'epoca, composto da 58 Messe festive nel testo del Messale tridentino (o di San Pio V) vigente all'epoca.

Lezioni sull'Epistola di Paolo ai Romani

Databili tra il 1948 e il 1950, le Lezioni sono dettati che commentano il testo paolino nella versione della Sacra Bibbia usata all'epoca dalla Valtorta e attribuita allo Spirito Santo.


ALTRI SCRITTI DI MARIA VALTORTA

Le lettere

Nonostante il grande impegno profuso come scrittrice Mistica, Maria Valtorta non era isolata dal mondo ed in modo particolare aveva dei contatti epistolari con alcune anime di grande Fede a lei molto care. Tra queste vanno ricordate la monaca Carmelitana di clausura Madre Teresa Maria (il cui contenuto epistolare sarebbe potuto essere molto più ampio se un gran numero di queste lettere non fosse stato eliminato, come richiesto dalla stessa Valtorta), padre Romualdo Migliorini, dell'ordine dei Servi di Maria, per lungo tempo Direttore Spirituale della stessa Valtorta, quindi Mons. Alfonso Carinci, Segretario della Congregazione Vaticana che si occupava delle Cause dei Santi e grande estimatore dell'opera letteraria della Valtorta, che egli riteneva essere assolutamente autentica e proveniente da Dio.

L'Autobiografia

Antecedente agli scritti ispirati dal Signore, nel 1943 Maria Valtorta ha scritto il suo primo libro spirituale, l'"Autobiografia", su espressa richiesta del suo Direttore Spirituale padre Migliorini. E lo stesso padre Migliorini è stato ispirato da Gesù in questa richiesta (come rivelato da Gesù stesso) col fine di “purificare” la scrittrice dal tanto “veleno” (parole stesse di Gesù) che Maria aveva accumulato durante la propria vita fino a quel momento.


giovedì 20 giugno 2024

Dio salva chi si affida a Lui


Nel 1698 avvenne la terribile eruzione del Vesuvio in Italia, accompagnata da un così violento terremoto che tutta la città di Ceretto fu atterrata e in breve fu ridotta a un mucchio di macerie. Un giovinetto di 14 anni fu sepolto sotto le rovine e visse per 13 giorni senza cibo, in quell'orribile sepolcro. Egli stesso scrisse la storia della sua liberazione che affermò, sotto giuramento, di essere la più esatta verità:

“ Verso le cinque del mattino mi trovavo con alcuni dei miei compagni non lontano dalla casa dei miei genitori, allorché sentimmo un forte terremoto accompagnato da una terribile scossa. Subito prendemmo la fuga ma in quel punto ci trovammo inghiottiti sotto le rovine. Tutti i miei amici persero la vita tranne uno solo che era disteso accanto a me e che, quantunque ferito gravemente, non rimase però morto. Io invece ero perfettamente intatto. Per tutto il tempo che il mio amico visse, ci consolammo a vicenda e pregammo ma come morì, il suo cadavere incominciò ad esalare un brutto odore che era insopportabile. Stretto com’ero in un piccolo spazio, la mia faccia poggiava su quel cadavere in putrefazione. Tuttavia io non persi un solo istante la mia presenza di spirito e mi rassegnai interamente alla volontà di Dio non cessando di chiedergli la mia liberazione. Il maggiore mio tormento era la sete che credevo di estinguere leccando una pietra. La mia situazione sarebbe stata più grave se il Signore non mi avesse mandato un sonno cosi profondo che 13 giorni della mia prigionia mi sembrarono essere durati appena tre giorni. Il tredicesimo giorno fu il più spaventoso. Io ero agli estremi e raccogliendo tutte le forze gridai aiuto. Chiamai i miei genitori per nome e, tutto ad un tratto, sentì un rumore sopra di me, gridai anche più forte e fui ascoltato. Dieci persone, a forza di scavare, mi tirarono fuori. Ero molto in profondità. Resi vive grazie a Dio di avermi scampato dalla morte in una maniera così miracolosa che tutt’ora per me è una prova certissima che io fui debitore della mia salvezza solo alla Provvidenza Divina .


Fonte: La Buona settimana (foglio periodico religioso popolare)
3 gennaio 1892


martedì 11 giugno 2024

Come Santa Teresina riusciva ad amare una persona molto fastidiosa


Nel monastero del Carmelo in Francia, dove viveva Santa Teresa del Bambino Gesù, c’era una suora molto fastidiosa.

Era fastidiosa in cappella, facendo sbattere continuamente la corona del rosario al banco, e il rumore distraeva e irritava le sue consorelle.

Anche Teresina aveva qualche difficoltà a guardare serenamente in faccia questa consorella, ma cercava sempre di non manifestarlo.

Quando la incontrava nel corridoio, ella era tentata di entrare in una stanza, evitando d’incontrarla; ma si dominava, la guardava e le sorrideva.

Al lavatoio comune, quella suora piuttosto distratta lavando le sue cose spruzzava acqua sulle consorelle che erano di fronte, intente anch’esse a lavare la biancheria.
Teresina non si asciugava gli spruzzi d’acqua che riceveva, per non mostrare malcontento e offriva ogni cosa al Cuore di Gesù per la Conversione dei peccatori.... “Faccio conto di ricevere spruzzi di Acqua Santa”, diceva a se stessa.

Così, Teresina andava invertendo i suoi sentimenti verso quella sorella.

Il rumore della corona del rosario nella cappella le sembrava ormai una musica che l’aiutava a pregare e lodare Dio.

Col tempo, cominciò anche ad amare quella sorella.

E un giorno, con sua grande sorpresa, la suora le chiese: “Suor Teresa, perché ti piaccio tanto?

Poiché la sofferenza è una moneta preziosa, non bisogna sprecarla; conviene anzi farla fruttare il più possibile.


Fonte: Libro "Conforto all'anima" di don Giuseppe Tomaselli


sabato 20 aprile 2024

Il segreto di San Leopoldo Mandic per andare in Paradiso


Diceva San Leopoldo Mandic:

“Se vuoi andare direttamente in Paradiso non c'è bisogno di fare cose straordinarie, ma accettare ogni giorno le tribolazioni... le incomprensioni... e le sofferenze della vita quotidiana. Amate nel posto che vi è stato donato, con la certezza che tutto ciò che ci accade è sotto lo sguardo vigile del Padre!

Tutto ciò è possibile se nella preghiera chiederete l'aiuto allo Spirito Santo (il quale è la fonte di ogni Bene); allora riceverete una forza dall'Alto soprannaturale e quello che vi sembra impossibile da sopportare, sarà possibile perché sorretto dalla Grazia Divina”.