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lunedì 27 aprile 2026

"Che cosa grande è il Sacerdote!"


Se non avessimo il Sacramento dell’Ordine, noi non avremmo Nostro Signore.
Chi l’ha messo nel Tabernacolo? Il Sacerdote.
Chi ha ricevuto la vostra anima al suo ingresso a questo mondo? Il Sacerdote.
Chi la nutre per darle forza di fare il suo pellegrinaggio? Sempre il Sacerdote.
Chi la preparerà a comparire davanti a Dio, lavando l’anima per la prima volta nel Sangue di Gesù Cristo? Il Sacerdote, ogni volta il Sacerdote.
Se l’anima, poi, giunge all’ora del trapasso, chi la farà risorgere, rendendole la calma e la pace? Ancora una volta il Sacerdote.

Non potete pensare a nessun beneficio di Dio senza incontrare, insieme a questo ricordo, l’immagine del Sacerdote.
Se andaste a confessarvi alla Santa Vergine o a un angelo, vi assolverebbero? No.
Vi darebbero il Corpo e il Sangue di Gesù? No.
La Santa Vergine non può far scendere il Suo Divin Figlio nella Santa Ostia.
Anche duecento angeli non vi potrebbero assolvere.

Un Sacerdote, per quanto semplice sia, lo può fare, egli può dirvi: “Va in pace, ti perdono”.
Che cosa grande è il Sacerdote!...».

Chi è che ci prepara l’Eucaristia e ci dona Gesù? È il Sacerdote.

Se non ci fosse il Sacerdote, non esisterebbero né il Sacrificio della Messa, né la S. Comunione, né la Presenza Reale di Gesù nei Tabernacoli.


Santo curato d'Ars


martedì 31 marzo 2026

Il Segno della Croce


ll Segno della Croce è uno dei gesti più antichi e comuni nella vita Cristiana.
Ci tocchiamo la fronte, il petto e le spalle e diciamo: “Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”.
Spesso le persone lo fanno in fretta, senza pensare troppo, come fosse una consuetudine. Ma non dovrebbe essere così, perché il Segno della Croce racchiude un tesoro di Fede. E' infatti un gesto che abbraccia tutto: toccandoci la fronte indichiamo la mente, toccandoci il petto indichiamo il cuore e toccandoci le spalle indichiamo il corpo.
È come se dicessimo a Dio: “Ti affido tutto di me stesso, pensieri, sentimenti e opere”.

Il Segno della Croce non è una formula magica, ma una preghiera potente e completa. Ci ricorda che apparteniamo a Dio e che la nostra Salvezza viene dalla Croce di Gesù Cristo. È come "indossare" la Sua Croce come Scudo e Benedizione nella vita quotidiana.
Per questa ragione andrebbe fatta con devozione, con movimenti ampi e lenti, con la consapevolezza di ciò che si sta facendo.

Il Segno della Croce accompagna la vita del Cristiano in tanti momenti: lo facciamo spesso all'inizio e alla fine della giornata, quando preghiamo, all’inizio e alla fine della Santa Messa... o anche prima di entrare in chiesa, davanti a un immagine devozionale, dinanzi a un pericolo o semplicemente per dire “grazie” al Signore.
È un piccolo, semplice gesto, ma che trasforma la vita di ogni giorno in un’occasione di Fede e ci attira la Benedizione di Dio.

Ma perché i Cristiani lo fanno da sinistra a destra?
La Chiesa ci insegna che questo non avviene per caso.
Il movimento da sinistra a destra ha un profondo significato simbolico. Nella Sacra Scrittura, la sinistra spesso è associata alla condizione umana segnata dal peccato e dalla debolezza, mentre la destra rappresenta il luogo del favore, della Benedizione e della Gloria di Dio. Facendo il Segno della Croce da sinistra a destra, proclamiamo che Gesù Cristo ci conduce dal peccato alla Grazia, dalla morte alla Vita.

Il Segno della Croce è una professione di Fede nella Santissima Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo. Ci ricorda chi siamo e a Chi apparteniamo.


Marco



mercoledì 2 luglio 2025

Gesù continua a guarire gli infermi


Durante la Messa era molto difficile distribuire la Comunione, perché i corridoi erano gremiti di gente. Aiutato da alcuni sorveglianti mi incamminai verso il retro. Mentre passavo tra la folla, e alcuni volevano toccarmi e altri mi chiedevano di fermarmi a pregare per loro, pensavo: "E' solo Gesù che può guarirli, ma non smettono di cercare il padre Emiliano...".

In mezzo a tanta gente vidi una signora con gli occhi lucidi di pianto, con un bambino in braccio. Il piccino mi guardava con dolcezza. Mi ricordai del paralitico della piscina di Betzaetà (Gv 5), che non poteva entrare nell'acqua miracolosa, perché non aveva nessuno che potesse aiutarlo. Così mi avvicinai al bambino e gli diedi un bacio. Mi fece un sorriso e continuai a distribuire la Comunione. Normalmente non do baci mentre distribuisco la Comunione, ma in quel momento mi sentii spinto a farlo...

Il giorno dopo, la signora prese il microfono e, in piedi davanti alla folla, disse: "Ieri, al momento della Comunione, il padre Emiliano Tardif passò vicino a noi. All'improvviso si fermò e diede un bacio al mio bambino di due anni, che era completamente sordo. Do gloria al Signore perché da ieri il mio bambino ha cominciato a udire. Dio lo ha guarito. Gloria al Suo Nome!".
Da quel momento la mia vita si complicò. Tutti volevano essere baciati da me, ma io rispondevo: "I baci sono solo per i bambini. Le signore si facciano baciare dai loro mariti!".

Senza dubbio l'insegnamento fu molto efficace. lo non avevo guarito nessuno. Il bacio, per quanto amore esprimesse, non poteva sanare neppure un mal di testa. La verità è che portavo Gesù tra le mani, e Gesù stesso guarì il bambino sordo.
Io sono solo l'asino che porta Gesù, per questo Lui continua a guarire gli infermi. Il peggio sarebbe fissarsi sull'asino e non su chi lo cavalca. Il giorno in cui prenderemo coscienza che portiamo Gesù Cristo, il nostro Ministero si trasformerà, e non ci limiteremo più tanto a parlare di Gesù, ma lo lasceremo agire con tutta la Sua Potenza.


Padre Emiliano Tardif, servo di Dio


martedì 8 aprile 2025

Occorre pregare!


La veggente Mirjana di Medjugorje ci spiega l'importanza della preghiera:

“A me hanno detto spesso che hanno visto "il sole che balla".
Io posso dirvi: se avete visto qualcosa, se avete sentito qualcosa, pregate, perché se Dio vi fa vedere qualcosa vuol dire che vuole qualcosa da voi. Lui vi risponde tramite la vostra preghiera. Voi non vi dovete preoccupare di cosa fare: prega e Lui ti dice, perché ti ha fatto vedere qualcosa.

Lo stesso è successo a noi. Quando abbiamo visto la Madonna nessuno ci poteva aiutare. Solo la nostra preghiera ci aiutava a capire e ad andare avanti. Per questo pregate. Se avete visto il sole ballare, pregate.

So solo che con la preghiera capirai. Forse la Madonna ti ha chiamata, perché ha bisogno di qualcosa di particolare proprio da te. Forse tu puoi fare qualcosa per la Madonna. Prega perché ti spieghi cosa devi fare.

Vi posso solo dire una cosa come sorella: tante volte ho visto, quando c’è la Santa Messa, le persone guardare i segni del sole. Io non voglio giudicare, ma la cosa mi fa tanto male, perché il più grande Miracolo sta sull’altare. Gesù è in mezzo a noi. E noi Gli giriamo la schiena e facciamo fotografie al sole che balla. No, quello non si può”.


venerdì 31 gennaio 2025

Veramente poco viene fatto per le anime del Purgatorio


“Come è triste vedere le povere anime (del Purgatorio) così poco aiutate, esse hanno veramente bisogno di questo aiuto (Sante Messe di suffragio e preghiere), poiché il loro stato è così miserabile che non possono aiutarsi da se stesse.
Se qualcuno pregasse per loro, facesse dire delle Messe, soffrisse un poco per loro, oppure offrisse delle elemosine alla loro memoria, ne verrebbe grande profitto alle medesime, al punto tale da sentirsi consolate e ristorate, come assetate. Purtroppo molte di queste anime hanno molto da soffrire a causa della nostra trascuratezza, mancanza di entusiasmo per Dio e per la Salvezza del prossimo (…), ma purtroppo veramente poco viene fatto per loro, nonostante esse lo sperino molto!”.

Beata Anna Caterina Emmerick


mercoledì 27 novembre 2024

Il medico che ha soccorso padre Slavko è diventato Sacerdote


Testimonianza al Festival dei giovani a Medjugorje

Sono un parroco tedesco e sacerdote, con un passato di una lunga strada per arrivare a Dio. Come diversi di voi, anch’io ho cercato il senso della vita, e andavo a sinistra e a destra.

Un giorno stavo molto male, e Dio mi ha ricompensato perché ha potuto farmi sperimentare il Suo Amore immenso. Così ho cominciato a cercare questo Dio.
Io sono stato anche nella setta di Moon e tra i Testimoni di Geova: non ho neanche pensato che Dio potesse essere in chiesa.

Una mattina mi sono svegliato, dicendomi: "Sì adesso so dove appartengo", ma non sapevo perché questo. Sono andato fino alla finestra perché abito a Innsbruck, al centro di quella città. Le vie erano piene di persone, ma non sapevo perché.

Sono sceso sotto e ho chiesto: "Perché siete qui?". E loro mi hanno detto: "Viene il Papa Giovanni Paolo II, e passa di qui". Allora lui doveva passare proprio davanti alla mia finestra, proprio davanti a me. Allora io ho detto: "Intanto che lui è qui vado alla sua Messa, così che io posso dire che il Santo Padre è passato da me, a casa, a chiamarmi".

Durante questa Santa Messa è iniziata una lotta spirituale. Il punto principale era se davvero Gesù è presente nell’Eucaristia o questo è solo un pane.

Io avevo deciso in quel momento: "Sì, quello è Gesù!".

Da allora provavo gioia sempre alla domenica. Dopo di allora avevo bisogno di trovare la via che mi conducesse alla Madre di Dio.

Un amico mi ha dato un libro della consacrazione alla Vergine Maria, e mi ha detto: "Un giorno tu pregherai questa preghiera". Così un anno e mezzo o due anni dopo, sono arrivato al punto di pregare questa preghiera, senza conoscere Medjugorje.

E nel trentesimo giorno in cui pregavo questa consacrazione, sono venuto a Medjugorje. E mi sono consacrato in chiesa, nel momento dell’Apparizione.

Questo è avvenuto mentre c’era la guerra, perché era il 1993: ed è successo durante il Festival dei giovani.

La veggente Marija parlava nel tendone verde, perché allora c’erano due tendoni: Marija ha fatto la sua testimonianza. In quel momento io ho sentito una voce che mi diceva: "Vieni, vieni!".

Io ero sicuro in quel momento che era la Madre di Dio. Non so come, non capivo da dove mi chiamasse.
Poi ho capito che mi stava chiamando dalla Croce.

Allora ho incontrato padre Slavko. Io gli ho detto che vorrei essere sacerdote. E lui mi ha dato una botta al petto. E poco dopo che io lavoravo come medico sono andato nella Comunità delle Beatitudini, pensando che quella facesse per me. Ho vissuto insieme a questa Comunità.

Era un venerdì. Pioveva. Il tempo era bruttissimo. Mi sono chiesto se andare o meno a fare la Via Crucis, perché quando piove sopra è molto scivoloso e non è facile andare su. Finalmente, dentro di me, mi sono convinto e ho detto: "Vado lassù a pregare questa Via Crucis".

A quell’epoca, io non sapevo, cioè non pensavo nemmeno alla Vocazione, pensavo di sposarmi, creare una famiglia. Mi sono incamminato per fare la Via Crucis.

Padre Slavko era qualche stazione davanti a me con una ventina di persone della parrocchia. Io pensavo: "Ma guarda: tu pensi di andare o non andare a fare la Via Crucis, e padre Slavko quasi ogni giorno va su una di queste due colline".

E quando mi sono trovato alla tredicesima stazione, la gente correva verso di me. Io pensavo che la gente fosse impazzita perché era pericoloso, scivoloso. Ma quando sono uscito da una piccola curva ho visto che c’era un sacerdote che era disteso su una pietra.

Siccome sono medico, mi sono avvicinato, ho guardato e ho visto che il cuore stava soffrendo e che lui stava morendo.
Abbiamo cercato di rianimarlo, ma questo non dava nessun risultato. Allora ho detto alla gente: "Pregate, pregate: padre Slavko sta morendo!".

In quel momento la pioggia si è fermata, ha smesso di piovere: questo è successo tra la tredicesima e quattordicesima stazione. Da lì si vede la chiesa.

Il sole illuminava la chiesa e si vedeva un piccolo arcobaleno; e le nuvole erano in una posizione che il sole le illuminava da sopra.

Io in quel momento sapevo che padre Slavko era in Cielo.

Nel suo cappuccio francescano ho visto un melograno che poi è scomparso.

Dopo abbiamo preso padre Slavko per portarlo giù.

Era molto difficile perché era scivoloso. In quella occasione io ho pregato: "Padre Slavko, adesso sei nel Cielo: dammi una parte del tuo spirito, fammi parte del tuo spirito".

Mentre lo portavamo giù, poiché era già morto, le sue mani andavano a sinistra e a destra. Una sua mano mi ha toccato sulla spalla di dietro, non proprio alla spalla, ma alla schiena.

Io mi sono data questa spiegazione [come se padre Slavko mi dicesse]: "Io ho fatto la mia Via Crucis, adesso comincia la tua".

Poi sono sceso, sono andato in chiesa, perché avevo bisogno di pace. Per più di un’ora ho pianto, senza sapere perché.

Dopo ho capito che padre Slavko per me ha chiesto la Grazia di non guardare solo me stesso.

In quel momento ho preso la decisione: "Io sarò sacerdote!". Sono entrato in convento in Austria, sono diventato sacerdote, e ora sono sacerdote.

È da tre anni che sono sacerdote, e non c’è cosa più bella al mondo che essere sacerdote.

Il sacerdote può donare Dio: chi può farlo? Io voglio ringraziare la Madonna, voglio ringraziare padre Slavko, ma soprattutto il nostro Padre Celeste.

Gesù è risorto: Lui è veramente risorto!


lunedì 11 novembre 2024

Come comportarsi Devotamente in chiesa


Dagli scritti di Padre Pio alla figlia spirituale Annita Rodote

Entra in chiesa in silenzio e con gran rispetto, tenendoti e reputandoti indegna di comparire davanti alla Maestà del Signore. Tra le altre devote considerazioni, pensa che l’anima nostra è tempio di Dio, e come tale dobbiamo conservarla pura e monda davanti a Dio e agli Angioli Suoi.

Prendi poi l’Acqua Benedetta e fa bene e con lentezza il segno della nostra Redenzione: il Segno della Croce.

Appena sei in vista del Dio Sacramentato (c’è un altare dove si conserva l’Eucaristia, è segnalato da una lampada accesa), fa devotamente la genuflessione piegando il ginocchio fino a terra; saluta prima Lui, il tuo Signore – vivo e vero nel Tabernacolo – poi vengono la Madonna e i Santi.

Trovato il posto, inginocchiati e rendi a Gesù Sacramentato il tributo della tua preghiera e della tua adorazione. Confida a Lui tutti i tuoi e gli altrui bisogni, parlagli con abbandono filiale, dà sfogo libero al tuo cuore e lascia piena libertà a Lui di operare in te come meglio gli piace.

Assistendo alla Santa Messa e alle Sacre funzioni, usa molta gravità nell’alzarti, nell’inginocchiarti, nel metterti a sedere, e compi ogni atto religioso con la più grande devozione. Sii modesta negli sguardi, non voltare la testa di qua e di là per vedere chi entra e chi esce; non ridere per riverenza al luogo Santo e anche per riguardo a chi ti sta vicino; studiati di non proferire parola con chi sia, a meno che la carità ovvero una stretta necessità non lo esiga.

Se preghi in comune, pronunzia distintamente le parole della preghiera, fa bene le pause, non usare un tono di voce alto, non affrettarti mai, segui il ritmo del sacerdote che conduce e degli altri.

Insomma, comportati in guisa che tutti gli astanti ne rimangano edificati e siano per mezzo tuo spinti a glorificare e ad amare il Padre Celeste.

Nell’uscire di chiesa abbi un contegno raccolto e calmo: saluta per primo Gesù Sacramentato, domandagli perdono delle mancanze commesse alla Sua Divina Presenza e non partire da Lui se prima non gli hai chiesto e da Lui non ne hai ottenuta la Paterna Benedizione.

Uscita che sei di chiesa, mostrati tale quale ogni seguace del Nazareno dovrebbe essere.


mercoledì 21 agosto 2024

Un comunista convinto.... convertito da Padre Pio


Da Padre Pio non andavano solo comunisti per convenienza, ma anche comunisti convinti. Come, per esempio, un toscano di Prato chiamato Giovanni. Andò a San Giovanni Rotondo per far diventare, a sua volta, Padre Pio un membro del PCI. Ma non andò come aveva programmato.

Durante la confessione, il Santo frate smascherò il “toscanaccio” e lo mandò via. Lui non permetteva che si giocasse con i Sacramenti. Giovanni rimase malissimo.

«Padre, mi tratta così solo perché sono “rosso”», disse.

«No, figlio mio», spiegò Padre Pio. «Perché la tua anima è nera».

Giovanni capì e, tornato a Prato, riprese ad andare, ogni domenica, alla S. Messa e s’impegnò a non bestemmiare più.
Contento e soddisfatto di se stesso, dopo un paio di mesi, Giovanni tornò a San Giovanni Rotondo per confessarsi nuovamente.
Mettendosi in ginocchio, chiese: «Padre, si ricorda di me?».

Il Santo confessore rispose: «Le brutte facce non le dimentico».

«Non cominciamo bene…», pensò il “toscanaccio”.

«Sei andato alla Messa?», riprese padre Pio.

«Tutte le domeniche, Padre».

«Perché non vai nella tua parrocchia?».

Giovanni strabuzzò gli occhi dalla sorpresa. «Ma lei come fa a saperlo?».

«Rispondi e basta».

Arrossendo, il penitente di Prato spiegò: «Perché non voglio che qualcuno che mi conosce vada a riferire ai compagni di partito che vado alla Messa».

Non poté terminare la frase, perché Padre Pio cominciò a gridare: «Vattene! Vattene! Sei peggio di prima! Prima eri un miscredente, ma ora sei ipocrita».

Tornato a Prato, Giovanni affrontò i “compagni di partito”; comunicò loro che aveva deciso di andarsene, perché la sua ritrovata fede in Cristo non gli permetteva di avere a che fare con quel mondo.
Non fu facile, perché gli ex “compagni” giurarono vendetta, ma il “toscanaccio” tenne duro. Non ebbe più paura di farsi riconoscere durante la Santa Messa, né si vergognò di inginocchiarsi quando passava davanti ad una chiesa.

Alla terza confessione, finalmente ebbe il Perdono Sacramentale.
Giovanni raccontò che Padre Pio era più felice di lui.


Fonte: Gruppo Facebook "I SANTI CHE TI AIUTANO"


giovedì 18 luglio 2024

Chi fa le cose in fretta non le fa con Amore


Noi facciamo in fretta quello che ci da fastidio, quello che c'è di peso. Il tempo ci sembra lungo, come sembra interminabile una strada che si ha fretta di attraversare.
Quando si tratta con una persona noiosa, pur se si deve parlare di un affare importante, si affretta la conversazione per liberarsene.

Il dire la Messa in fretta è segno più autentico del nessuno amore che il Sacerdote ha per Gesù, ed è quindi per Gesù un peso sul Suo Cuore Divino.

Diffidate dei Sacerdoti che celebrano la S. Messa in fretta!

Egli si dona per infinito Amore e con infinito Amore, come si donò nell'ultima Cena.
Per questo Suo Amore infinito la Sua «delizia è il conversare con i figliuoli degli uomini».

Gesù agli Apostoli dice: «Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi» (Lc 22,15). San Giovanni aggiunge: «Dopo aver amato i suoi, li amò sino alla fine» (Gv 13,1).

Né gli Apostoli, né Lui avevano fretta.

Gli Apostoli, ancora rozzi, facevano cena con Gesù, e al pranzo nessuno ha fretta. Gesù si donava loro con infinito Amore, e voleva a lungo trattenersi con loro.

Uno solo aveva fretta di uscire dal cenacolo, ed era Giuda.

Per uno solo Gesù stesso sembrava aver fretta, e quell'uno era Giuda.

«Ciò che fai fallo presto» (Gv 13,27), gli disse Gesù, addolorato sino alla morte, avendo detto in un'intima angoscia del cuore: «In verità, in verità vi dico, uno di voi mi tradirà» (Gv 13,21).

Aveva fretta il traditore, perché doveva complottare con gli Scribi e i Farisei; aveva fretta Gesù di liberarsene, perché quel traditore era per il Suo cuore un'angoscia mortale.

Quando il Sacerdote va all'Altare con fretta, e acciabatta, è pieno dei pensieri del mondo, è privo di amore, celebra per un vile interesse, vende il suo Maestro e lo tradisce nel momento stesso nel quale dovrebbe amarlo nell'azione più grande di amore.

Egli sta all'Altare, è vestito dei paramenti sacri, compie l'azione Sacra del più sublime amore, ha l'apparenza dell'azione amorosa, ma non fa che dare un bacio di tradimento.
Un bacio segnale di tradimento, un bacio pagato con l'elemosina che raccoglie dalla chiesa dove celebra. Giuda ebbe i trenta denari in moneta sacra del Tempio, e per quella moneta tradì Gesù. Stette nell'ultima Cena con la fretta di compiere il tradimento, stette nella Cena per assicurarsi che il Maestro sarebbe andato nell'Orto - e Gesù dovette dirlo per darvi convegno agli Apostoli -, capì che andava a pregare in quell'orto, e aveva fretta di avvisarne il Sinedrio: «Arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta» (Mc 14,44). 

Perché il Sacerdote ha fretta nella Messa? Perché ha l'appuntamento col mondo, perché ha da sbrigarsi per i suoi interessi materiali, perché rifugge dall'Amore di Gesù.

Anche il bacio traditore Giuda lo diede in fretta, perché non poteva attardarsi su quel volto Divino che odiava, non poteva sopportare l'effluvio di Amore che spandeva intorno, perché voleva sfuggire a quell'occhio che intravide al chiarore delle fiaccole, e che gli penetrava l'anima peccatrice.
Il Sacerdote sente il rimorso della propria indegnità, l'Ostia Divina è come occhio che lo guarda e lo rimprovera: «Amico, a che sei venuto all'altare? Con un bacio, con una azione sacra di amore tradisci il tuo Redentore!».

Giuda ebbe fretta nel cenacolo, ed ebbe fretta anche nel sopprimersi. Andò a gettare le monete nel Tempio, e andò in fretta a strangolarsi!

Il Sacerdote che ha fretta, trova anche lui il laccio delle passioni, vi si lega, si sospende all'albero del peccato, muore alla grazia.

O Gesù, o Gesù, converti i Sacerdoti frettolosi, e fa che gustando il Tuo Amore, cerchino sull'Altare la gioia della Tua compagnia, e il caldo della Tua Carità.


Sac. Dolindo Ruotolo, Napoli


domenica 19 maggio 2024

Le caramelle di Padre Pio

1) Racconto di una devota di Padre Pio

"Era tanto tempo che non andavo dal Padre, e mi assillava il pensiero che egli si fosse dimenticato di me.
Una mattina, dopo aver affidato, come sempre, la mia bambina alla sua protezione, andai a Messa.
Al ritorno trovai la piccola che stava mangiando una caramella.
Sorpresa, le chiesi chi mai le avesse dato la «chicca», come la chiamava lei, ed ella mi mostrò giuliva il ritratto del Padre che troneggiava sul box in cui mettevo la piccola durante le mie brevi assenze.
Non diedi peso all’episodio e mi passò di mente.

Dopo qualche tempo, non riuscendo a togliermi dalla testa che il Padre si fosse dimenticato di me, potei finalmente andare a trovarlo. Appena dopo la Confessione, quando andai a baciargli la mano, mi disse ridendo: «… la volevi tu pure, “la chicca”?».

2) Racconto di Mary Pyle, figlia spirituale carissima del Padre

Un bambino, figlio di un vigile urbano, invano desiderava da tanto tempo un trenino elettrico.
Sotto l’Epifania il bambino, rivolgendosi al ritratto di Padre Pio appeso alla parete, gli fa una proposta.
«Senti, Padre Pio, se mi fai avere un trenino elettrico, io ti porto un pacco di caramelle».

Il giorno dell’Epifania, il bambino, tra i doni del babbo, trovò un trenino elettrico.
Trascorso qualche tempo, il bambino fu condotto dalla zia – devota di Padre Pio – a San Giovanni Rotondo.
Padre Pio, paterno e sorridente, dandogli un buffetto sulla guancia, gli fa: «E le caramelle, me le hai portate?».


Fonte: Settimanale di Padre Pio


lunedì 8 aprile 2024

“Resusciterà il giorno di Pasqua”


Le persone che avevano una condotta irreprensibile venivano definite "una di quelle anime" a San Giovanni Rotondo, cioè coloro che erano già pronte per entrare in Paradiso, senza la necessità neppure di confessarsi e ricevere un’assoluzione dal sacerdote.

Una di queste era la signora Paolina, che, nel periodo della Quaresima di quell’anno, stava vivendo un momento molto difficile della sua vita. Aveva un marito e 5 figli e si era ammalata gravemente.

I medici non erano riusciti a dare nessuna buona speranza alla famiglia, tanto che il marito si era precipitato al convento, dove alloggiava Padre Pio, per implorarlo di intercedere per la salvezza della moglie.

Padre Pio, in un primo momento promise di pregare, ma, poi, qualche giorno dopo, alle continua insistenza di molti perché facesse qualcosa per Paolina, non disse più nulla, ma solo “Resusciterà il giorno di Pasqua”.

Un’affermazione che lasciava tutti perplessi, mentre i giorni passavano e la Quaresima procedeva.

Era il Venerdì Santo, quando Paolina cadde in uno stato di incoscienza, prima, e, poi, in coma. Dopo qualche ora, le speranze di tutti si frenarono bruscamente, perché la signora morì.

I familiari, allora, la preparano per il funerale e le diedero l’ultimo saluto, mentre si venne a sapere che, incomprensibilmente, Padre Pio, in convento, continuava a ripetere: “Resusciterà il giorno di Pasqua”.

Era la notte di Pasqua, il momento in cui il popolo aspetta la Resurrezione di Cristo dai morti, dopo la terribile battaglia col male.
Al momento del Gloria le campane cominciarono a suonare, per celebrare la vittoria di Cristo. Accade in ogni chiesa del mondo e nel cuore di ogni Cristiano.

In quel momento anche Padre Pio stava celebrando la Messa e, improvvisamente, scoppiò in lacrime, davanti a tutti i presenti.

Nello stesso momento, a casa della signora Paolina, avvenne qualcosa di inaspettato e straordinario: lei si risvegliò, "risuscitata", come Padre Pio aveva annunciato.
Scese dal letto, si inginocchiò a terra e professò per tre volte il Credo.

Quando, poi, le chiesero cosa fosse avvenuto in quei momenti in cui tutti la credevano ormai morta, lei rispose soltanto: “Salivo, salivo, contenta… Quando stavo entrando in una grande Luce sono tornata indietro, sono tornata giù…”.




giovedì 7 marzo 2024

Natuzza Evolo e il Purgatorio


I defunti ribadivano a Natuzza l’esistenza del Purgatorio, del Paradiso e dell’Inferno, a cui venivano inviati dopo la morte, come premio o castigo per la loro condotta di vita.

Natuzza, con le sue visioni, confermava l’insegnamento plurimillenario del Cattolicesimo, cioè che immediatamente dopo la morte, l’anima del defunto viene condotta dall’Angelo Custode, al cospetto di Dio e ne viene perfettamente giudicata in tutti i minimi particolari della sua esistenza. Coloro che venivano inviati nel Purgatorio, richiedevano sempre, tramite Natuzza, orazioni, elemosine, suffragi e soprattutto Sante Messe affinché fossero loro abbreviate le pene.

Secondo Natuzza, il Purgatorio non è un posto particolare, ma uno stato interiore dell’anima, la quale fa penitenza “negli stessi luoghi terreni dove ha vissuto ed ha peccato”, dunque anche nelle stesse case abitate durante la vita. Talvolta le anime fanno il loro Purgatorio anche dentro le chiese, quando è stata superata la fase di maggiore espiazione. Il nostro lettore non deve meravigliarsi di queste affermazioni di Natuzza, perché la nostra mistica, senza saperlo, ripeteva cose già affermate da Papa Gregorio Magno nel suo libro dei Dialoghi.

Le sofferenze del Purgatorio, benché siano alleviate dal conforto dell’Angelo Custode, possono essere molto aspre. A testimonianza di ciò a Natuzza capitò un singolare episodio:
Ella vide una volta un defunto e gli chiese dove si trovasse. Il morto le rispose di trovarsi tra le fiamme del Purgatorio, ma Natuzza, vedendolo sereno e tranquillo, gli osservò che, a giudicare dal suo aspetto, ciò non doveva essere veritiero. L’anima purgante le ribadì che le fiamme del Purgatorio se le portava con sé, dovunque andasse. Mentre proferiva queste parole ella lo vide avvolto dalle fiamme. Credendo che si trattasse di una sua allucinazione, Natuzza gli si avvicinò, ma venne investita dal calore delle fiamme che le procurarono una fastidiosa ustione alla gola e alla bocca che le impedì di nutrirsi normalmente per ben quaranta giorni e fu costretta a rivolgersi alle cure del dottor Giuseppe Domenico valente, medico condotto di Paravati.

Natuzza ha incontrato numerosissime anime sia illustri che sconosciute.
Lei che ha sempre detto di essere ignorante ha incontrato anche Dante Alighieri, che le ha rivelato di aver scontato trecento anni di Purgatorio, prima di poter entrare in Paradiso, perché anche se aveva composto sotto ispirazione Divina, le cantiche della Commedia, purtroppo aveva dato spazio, nel suo cuore, alle proprie simpatie ed antipatie personali, nell’assegnare i premi e le pene: da qui il castigo di trecento anni di Purgatorio, trascorsi però al Prato Verde, senza soffrire altra sofferenza che quella della mancanza di Dio.

Numerose testimonianze sono state raccolte sugli incontri tra Natuzza e le anime della Chiesa sofferente


Don Marcello Stazione


domenica 11 febbraio 2024

«Un semplice pezzo di pane può fare questo?»


Due professori miscredenti dell'Università di Lione vollero andare ad Ars per schernire il loro curato.
Entrarono nella piccola chiesa mentre il Santo stava celebrando Messa. Si misero in una posizione tale da poter osservare tutti i suoi movimenti. Quando giunse all'elevazione dell'Ostia, uno di essi, vedendo tutta la folla prostrarsi, pensò tra se: «Come mai uomini intelligenti possono riconoscere il loro Dio in un pezzo di pane?»

Il Santo curato, al momento della Comunione, voltandosi verso i fedeli, fissò il professore come se leggesse nella sua anima quei pensieri di incredulità. Fatta la genuflessione, prese tra le dita l'Ostia e la sollevò sopra la pisside, dicendo le parole liturgiche: «Ecco l'Agnello di Dio!»
L'Ostia sfugge dalle sue mani e va a posarsi sulla lingua della prima persona inginocchiata presso la balaustra.
Il Santo fissò di nuovo l'incredulo, come per dirgli: «Un semplice pezzo di pane può fare questo?».

Il professore si sentì sconcertato e commosso. S'inginocchiò e adorò, poi corse dal curato per confessarsi.
Più tardi si consacrò sacerdote dell'ordine Domenicano.



lunedì 4 dicembre 2023

Nessuno va in Paradiso se non è puro!


Quando una persona muore, non va direttamente in Paradiso, a meno che non sia Santa in terra.
Fai un gran male ai tuoi cari, se non preghi per loro.
Non dire, il mio parente è in Paradiso ora! No, non lo sono. Se sono cattolici e muoiono confessandosi, sono andati in Purgatorio. È tuo obbligo assicurarti che quella persona riceva gli ultimi Sacramenti, è tuo obbligo, se la ami veramente, pregare affinché possa uscire presto dal fuoco del Purgatorio.
Una Santa Messa una volta all'anno, è crudele!
Una volta al mese non è meglio. Pensa al tuo tempo, a come vorresti che le persone pregassero per te.
Ricorda, un solo secondo in Purgatorio è come fossero passati anni.
Pregate e dite tante Messe per i vostri cari. Nessuno va in Paradiso se non è puro.

Santo curato d'Ars


mercoledì 14 giugno 2023

40 giorni di Purgatorio per la sorella di don Giuseppe Tomaselli


Don Giuseppe Tomaselli racconta nel suo diario spirituale:

Avevo una sorella, Giuseppina, la quale trascorse la vita in una grande vicinanza con Dio.
Ogni giorno andava a Messa e si comunicava. Ogni pomeriggio faceva la visita a Gesù Sacramentato (...).
Era di vita semplice, sino all'età di 88 anni non conosceva cosa significasse matrimonio, offri la sua verginità a Dio con voto privato.

La morte è per tutti. Nell'ultimo periodo della vita si ammalò gravemente.
Io chiesi a Gesù:
- Mia sorella, dopo la morte, starà molto in Purgatorio?
- No - rispose Gesù.
L'indomani del Natale del 1980 morì, con i conforti religiosi ed un sacerdote a fianco.
Chiesi a Gesù: - Mia sorella dov'è?
- In Purgatorio.
- E quando uscirà dal Purgatorio?
- Il 5 febbraio prossimo, fra 40 giorni... (...)

Il 5 febbraio, verso le 10, Dio permise una manifestazione. Giuseppina, in sembianze giovanili disse:
" Mi trovo in un grande giardino profumato, vicino al più bel sole della vita: GESÙ. Ti penso sempre, ma soprattutto nell'estasi d'Amore con lo Sposo, che godo in premio alla mia vita passata nella purezza perfetta di anima e di corpo. Ti amo sempre e non ti dimentico mai. Grazie delle Sante Messe che mi hanno aiutato ad entrare in Paradiso con più fretta. Prega sempre per le anime del Purgatorio, ma soprattutto per i sacerdoti e le suore... "


Fonte: Don Giuseppe Tomaselli, sacerdote esorcista


lunedì 16 gennaio 2023

Non sperperiamo il nostro tempo, tesoro prezioso!

*Quando ricordi la tua vita passata, passata senza biasimo e senza lode, considera quanto tempo hai perso e come puoi recuperarlo: con la penitenza e con maggiore donazione.

*Un anno che passa — lo si è detto in mille modi, più o meno poetici — con la Grazia e la Misericordia di Dio, è un passo avanti verso il Cielo, nostra Patria definitiva.

*Pensando a questa realtà, comprendo molto bene l'esclamazione di San Paolo ai Corinzi: "Tempus breve est!" [1 Cor 7, 29]. Come è breve la durata del nostro passaggio sulla terra! Queste parole, per un cristiano coerente, risuonano nel più intimo del cuore come un rimprovero per la propria mancanza di generosità, come un costante invito a essere leale.

*È davvero breve il tempo che abbiamo per amare, per dare, per riparare. Non è giusto perciò che lo sperperiamo, che gettiamo irresponsabilmente questo tesoro dalla finestra: non possiamo sprecare il momento del mondo che Dio ha affidato a ciascuno di noi.

*Pensiamo coraggiosamente alla nostra vita. Perché a volte non troviamo quei pochi minuti per portare a termine con Amore il lavoro che ci aspetta e che è lo strumento della nostra Santificazione? Perché trascuriamo i doveri famigliari? Perché si insinua la precipitazione al momento di pregare, di assistere al Santo Sacrificio della Messa? Perché ci manca serenità e calma nel compiere i doveri del nostro stato e ci intratteniamo senza alcuna fretta dietro ai nostri capricci personali? Mi direte: sono piccolezze. Sì, è vero: ma queste piccolezze sono l'olio, il nostro olio, che tiene viva la fiamma e accesa la luce.


(Amici di Dio, 39-41) - San Josemaria Escrivà de Balaguer


sabato 5 novembre 2022

C'è un altra vita

Racconta il padre Lacordaire che un celebre principe polacco stava scrivendo un libro contro l'immortalità dell'anima.

Un giorno, mentre il principe passeggiava nel suo giardino, gli si avvicinò una povera donna, che, tutta afflitta, gli chiese un'elemosina per far celebrare una Messa in suffragio di suo marito defunto.
Il principe, benché miscredente, prese di tasca una moneta e la consegnò alla donna.

Passano alcuni giorni, e una sera il principe era intento a ritoccare il suo manoscritto quando a un certo punto alza gli occhi e vede davanti a sé un uomo, che gli dice: «Principe, io sono il marito di quella donna a cui avete regalato una moneta per una Messa in mio suffragio. Vengo dal Purgatorio per ringraziarvi della carità che avete fatto a mia moglie e a me, e a ricambiarvela col dirvi: c'è un'altra vita».


Fonte: Web


Dinanzi a Dio tutto si paga

Un giorno un frate chiese a Padre Pio di applicare la celebrazione della S. Messa a suffragio dell’anima di suo padre, morto trent’anni prima. Padre Pio disse che lo avrebbe fatto nella Messa del giorno dopo.
La mattina seguente, dopo la celebrazione, Padre Pio disse a quel frate: «Gioisci. Oggi il tuo papà è entrato in Paradiso!». Ma quel frate, invece di gioire, si rattristò e disse: «Ma Padre, il mio papà è morto già da trent’anni». Al che Padre Pio esclamò: «Dinanzi a Dio tutto si paga».

lunedì 22 agosto 2022

La Fede di Lucio Dalla


Forse non tutti lo sanno ma Lucio Dalla, uno dei più grandi cantautori nella storia della musica italiana, di cui si è detto, scritto e parlato moltissimo a proposito della sua musica, è stato anche una persona dalla viva e genuina Fede, come possono confermare tutti coloro che gli erano amici e che lo conoscevano bene. Lo stesso Lucio non ha mai nascosto la sua Fede, di cui sovente parlava anche durante delle interviste fatte con lui. Non la sbandierava ai quattro venti ma non la teneva neppure nascosta. Proprio pochi giorni prima di morire (la sua morte è avvenuta a Montreux, Svizzera, il 1° marzo del 2012) si era confessato in San Petronio a Bologna e aveva partecipato alla S. Messa nella chiesa dei Celestini, di fronte al balcone di casa sua.
Il domenicano padre Bernardo Boschi, suo amico e confessore, non nascondeva che “A volte si ritirava con noi in convento, anche due o tre giorni, per meditare e pregare” (Fonte: Avvenire 3-3-2015).

In un intervista fatta con lui nel 2000 da padre Vito Magno, Lucio Dalla sottolinea chiaramente il suo essere Cristiano Cattolico e parla della sua Fede come “uno dei pochi punti fermi e delle certezze della mia vita”, la quale però non gli proibiva di immaginare, di sperimentare anche possibilità che non contrastano con la sua certezza religiosa, ma che fanno parte della sua struttura di uomo contemporaneo. Uomo di Fede sì quindi, ma anche e soprattutto "uomo", con le sue idee e il suo modo di vedere le cose che traspaiono chiaramente nei testi delle sue canzoni.
In questa intervista Lucio si professa Credente fin da quando era bambino e sente la Fede quasi come una "necessità" da parte dell'uomo di oggi in un mondo, una società sempre più complessa ed enigmatica. Non nasconde il suo amore per i Salmi (che ha anche cantato) e per le Sacre Scritture, anche se su queste ultime ha sempre preferito non parlare perché, per sua stessa ammissione, “Mi manca la conoscenza teologica e storica per farlo”, pur sottolineandone l'intensità e il mistero, un mistero “destinato a scoprirlo solamente chi viaggia nell'anima e non nella conoscenza scientifica”. (Fonte Radio Vaticana)

Anche il domenicano padre Giovanni Bertuzzi, direttore del Centro San Domenico a Bologna, ricorda con affetto Lucio Dalla, descrivendolo come una persona molto disponibile, aperta e gioviale. Padre Giovanni tra l'altro, essendo bolognese come Lucio, lo ha conosciuto fin da quando era ragazzo, sottolineandone le qualità sia come cantante che, ancor di più, come musicista, già dagli esordi, quando faceva parte di un gruppo jazz assieme a Renzo Arbore e a Pupi Avati.
Di lui, padre Giovanni, ricorda un interessante aneddoto: durante la celebrazione di una Santa Messa, celebrata proprio da padre Giovanni e con Lucio Dalla presente tra i tanti fedeli, c'era anche un coro di studenti che cantavano durante il Rito. Al termine della Celebrazione Lucio si presentò in sacrestia, colpito dalla voce di uno di questi studenti, e lo chiamò a cantare con lui in uno dei suoi dischi di maggior successo. Padre Giovanni non si era accorto del talento di questo ragazzo, Lucio Dalla invece sì.
Padre Giovanni rimarca il fatto che Lucio viveva il suo essere Cattolico praticante attraverso una Fede molto spontanea, nel bel mezzo però di una vita molto movimentata e anche un po' "anarchica". Aveva una notevole sensibilità musicale ma anche religiosa, che gli faceva sentire la Presenza di Dio nella natura e nella sua vita in generale.
Era disponibile e generoso nel confronto degli altri, era facile interloquire con lui, nonostante la sua popolarità, e si comportava da persona qualunque senza particolari riservatezze e mai con altezzosità. Era una persona semplice e umile.
Padre Giovanni, sempre tirando fuori aneddoti dalla "scatola dei ricordi", ci tiene a dire come la sua celebre canzone "Caro amico ti scrivo" fu composta da Lucio nel parlatorio del convento assieme a padre Michele Casali, il fondatore del centro San Domenico, oggi diretto proprio da padre Giovanni Bertuzzi. Lucio e padre Michele si vedevano molto spesso tra loro, e da uno di questi colloqui praticamente è nato il testo di questa famosa canzone.

E' giusto ricordare che Lucio Dalla nel 1997 cantò davanti a Giovanni Paolo II, accanto a Bob Dylan, Bocelli, Morandi, Celentano e tanti altri, e quell'evento, per stesse parole di Lucio “rimane uno dei più grandi momenti della mia vita. Cantai "Henna", che esprime il valore redentivo della sofferenza e dell’amore e la dedicai a Papa Wojtyla”.
Lucio Dalla curò anche la colonna sonora del cortometraggio "Il giorno del sole", per il Congresso Eucaristico del 1987. In quell'occasione racconta la sua Fede, il suo rapporto con Padre Pio e il suo bisogno di pregare:
“Qualche volta vorrei essere dimenticato per andare in chiesa a pregare”.
Per Lucio la sua musica era preghiera, e citava spesso Sant’Agostino: “Qui bene cantat bis orat” .

La vita di Fede di Lucio Dalla e la sua vita di musicista spesso "urtavano" l'una contro l'altra.... non è facile infatti vivere la Fede in un mondo come quello della musica e dello spettacolo, che spesso vanno controcorrente rispetto a certi Valori. Non mancavano, per queste ragioni, certe "contraddizioni" nella sua vita.... ed ecco che allora Lucio sentiva il bisogno di confessarsi spesso.


Marco

mercoledì 29 giugno 2022

Don Giuseppe Tomaselli vede sua madre in Purgatorio


Don Giuseppe Tomaselli, nato il 26 gennaio 1902 a Biancavilla (Catania), è stato una delle più belle personalità Cristiane del 900, morto in concetto di Santità il 10 maggio 1989.
Don Giuseppe è stato un valente sacerdote-esorcista salesiano, vivendo con ardore e carità il proprio Ministero per quasi 63 anni.
Devotissimo alla Madonna (come tutti i veri Santi), amico di Padre Pio, oltre ai Doni ordinari che aveva, ne possedeva anche di "straordinari", come il Dono della guarigione, della scrutazione dei cuori, della visione mistica di Gesù e Maria SS., delle anime del Purgatorio.... e altri ancora. E proprio dal Purgatorio ebbe la visione della sua cara madre, deceduta qualche anno prima, donna tanto pia che don Giuseppe pensava essere in Paradiso.

Ecco quello che scrisse don Giuseppe di questa Apparizione in uno dei suoi numerosi opuscoli:

«Mia madre era di grande esemplarità e devo a lei in gran parte la mia Vocazione Sacerdotale. Ogni giorno andava a Messa, anche nella vecchiaia. La Comunione era quotidiana. Mai tralasciava il Rosario. Caritatevole, sino a perdere un occhio mentre compiva un atto di squisita carità verso una povera donna. Uniformata ai voleri di Dio, tanto da chiedermi quando mio padre era disteso cadavere in casa: “Che cosa posso dire a Gesù in questi momenti per fargli piacere?”. Ripeta: “Signore, sia fatta la Tua Volontà”.

Sul letto di morte ricevette gli ultimi Sacramenti con viva Fede. Poche ore prima di spirare, soffrendo troppo, ripeteva: “O Gesù, vorrei pregarti di diminuire le mie sofferenze! Però non voglio oppormi ai Tuoi voleri; fa la Tua Volontà!…”. Così moriva quella donna che mi portò al mondo.

Basandomi sul concetto della Divina Giustizia, poco curandomi degli elogi che potessero fare i conoscenti e gli stessi sacerdoti, intensificai i suffragi. Gran numero di Sante Messe, abbondante carità ed, ovunque predicavo, esortavo i fedeli ad offrire comunioni, preghiere ed opere buone in suffragio. Iddio permise che la mamma apparisse. Ho studiato ed ho fatto approfondire la questione a bravi teologi e si è concluso: è stata una vera Apparizione!

Da due anni e mezzo mia madre era morta. Ecco all’improvviso apparire nella stanza, sotto sembianze umane».

La donna, ricorda don Tomaselli, «Era triste assai». E rievoca la visione:

“Mi avete lasciata nel Purgatorio!…”

“Sinora in Purgatorio siete stata?”

“E ci sono ancora!… L’anima mia è circondata di oscurità e non posso vedere la Luce, che è Dio!… Sono alla soglia del Paradiso, vicino al Gaudio Eterno, e spasimo del desiderio di entrarvi; ma non posso! Quante volte ho detto: Se i miei figli conoscessero il mio terribile tormento, ah! Come verrebbero in mio aiuto!…”

“E perché non veniste prima ad avvisare?”

“Non era in mio potere”

“Ancora non avete visto il Signore?”

“Appena spirata, ho visto Dio, ma non in tutta la Sua Luce”

“Cosa possiamo fare per liberarvi subito?”

“Ho bisogno di una sola Messa. Iddio mi ha permesso di venirla a chiedere”

“Appena entrate in Paradiso, ritornate a darne notizia!”

“Se il Signore lo permetterà!”

Che Luce… che splendore!… – Così dicendo si dileguò la visione.
Si celebrarono due Messe e dopo un giorno riapparve, dicendo: “Sono entrata in Paradiso!”.

«Dopo quanto ho esposto – evidenzia don Tomaselli – dico a me stesso: Una vita esemplarmente cristiana, una grande quantità di suffragi… e due anni e mezzo di Purgatorio….. Altro che i giudizi degli uomini!”»


(Don Giuseppe Tomaselli, I Nostri Morti, Messina, 1953, pag. 7-10)



Bellissimo scritto che tratta la grande realtà del Purgatorio (di cui troppo poco si parla), che tuttavia potrebbe incutere un certo timore in chi la legge, vedendo quanto Purgatorio si sia fatta una donna piissima come la madre di don Giuseppe Tomaselli, nonostante la sua vita Cristiana così ricolma di Virtù.
Nonostante tutto questo non bisogna avere paura, perché la sofferenza espiativa del Purgatorio può sì essere molto grande, ma è sempre e comunque una sofferenza di "Amore" che, come dicono le anime mistiche, le anime soffrono volentieri pur di arrivare ad avere quella "veste bianca" assolutamente necessaria per salire in Paradiso. Inoltre non dimentichiamoci mai che il Giudizio di Dio è molto diverso da quello di noi uomini, e com'è scritto nel Vangelo, "A chi tanto è stato dato, tanto verrà richiesto". Quindi non è raro trovare anime ritenute Sante, doversi fare più Purgatorio rispetto ad anime ritenute meno degne. Pensiamo, a questo proposito, al "buon ladrone", salito direttamente in Paradiso dopo la sua morte sulla croce.
Abbiamo sempre Fede e Fiducia nel nostro buon Dio, che ha preparato per noi un Regno meraviglioso. E per giungere a questo Regno, guadagnato grazie al Sacrificio Redentore di nostro Signore Gesù Cristo, viviamo una buona vita nella Pace, nella Fede e nell'Amore.

Marco