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lunedì 24 gennaio 2022

Suor Maria Irene, per oltre quarant'anni a fianco di suor Lucia, la veggente di Fatima

Lei si chiama suor Maria Irene ed ha vissuto per oltre quarant'anni a fianco di suor Lucia, una dei tre veggenti delle Apparizioni di Fatima, l'unica dei tre sopravvissuta alla "spagnola" del 1918 e poi "nata al Cielo" il 13 febbraio 2005 all'età di 98 anni.
Vivere per tanto tempo a fianco della veggente è stata un esperienza straordinaria per suor Maria Irene, religiosa carmelitana, ed è spesso motivo di tante domande per i numerosi pellegrini che, di anno in anno, varcano la soglia del convento di Coimbra, in Portogallo, che è stata la casa dove suor Lucia è vissuta per 57 anni. Cinquantasette lunghi anni vissuti da suor Lucia nel silenzio e nella preghiera, ma anche nella Gioia di una Vocazione a cui lei ha risposto senza riserve e in assoluta pienezza. Suor Lucia ci «scherzava sopra» a proposito della sua lunga vita, ricorda col sorriso sulle labbra suor Maria Irene, rimarcando quindi il carattere ilare e gioioso della veggente. Del resto la Madonna stessa le aveva detto a Fatima: «Giacinta e Francesco li porto in Cielo fra poco, ma tu resterai qui ancora per qualche tempo. Gesù vuole servirsi di te per farmi conoscere ed amare». Parole che si sono immancabilmente avverate, anche se forse nemmeno lei avrebbe pensato che quel “qualche tempo”, in realtà sarebbe stato un tempo così lungo, lungo almeno per i nostri "parametri" terreni.

«Suor Lucia era sempre allegra e ben disposta», racconta suor Maria Irene, «e quando ci lamentavamo perché eravamo un po' stanche per il continuo via vai di pellegrini che desideravano incontrarla, lei ci incoraggiava: “Voi passate ora quello che ha passato la mia famiglia subito dopo le Apparizioni, quando eravamo sottoposti alle domande dei curiosi e anche veri e propri interrogatori delle autorità”» (cit. rivista "Maria con Te" N. 1 13 maggio 2018).
Effettivamente la vita dei 3 pastorelli di Fatima all'inizio non fu affatto facile anche a causa di questo clima di grande sospetto nei loro confronti, da parte delle autorità civili.

Oggi nel Carmelo di Coimbra, dove vige la clausura, vivono 18 consorelle, tuttavia le monache, a turno, possono accogliere i tanti pellegrini che arrivano, nella chiesa conventuale. I pellegrini che arrivano sono molti, ma dopo la morte di suor Lucia sono aumentati ancor di più, come la stessa suor Lucia aveva predetto alle consorelle.
A poca distanza dalla chiesa, per venire incontro ai tanti pellegrini desiderosi di amare Gesù e la Madonna, ma anche di conoscere qualche cosa di più della veggente di Fatima, hanno allestito un piccolo museo-memoriale dove sono conservati gli oggetti personali di suor Lucia, sue fotografie e parte della sua vastissima corrispondenza. Suor Maria Irene, infatti, ricorda che tantissima gente scriveva a suor Lucia, da ogni parte del mondo, e lei, con grande attenzione e cura, rispondeva personalmente con una macchina da scrivere. Era un apostolato per corrispondenza molto prezioso questo, e suor Lucia archiviava con grande cura tutto: missive e santini, conservando persino i francobolli. Quando suor Lucia è morta sono state raccolte qualcosa come 60 valige piene di corrispondenza!
Tutte queste lettere sono state vagliate poi, con grande attenzione, quando Papa Benedetto XVI ha aperto la causa di Beatificazione di suor Lucia, un lavoro certamente enorme, ma necessario. Attualmente, suor Lucia, è "Serva di Dio".

Suor Lucia è stata una vera e propria "Mistica" e molte persone pensano erroneamente che i suoi rapporti con il Divino si siano esauriti con gli avvenimenti di Fatima. Ma non era così..... lei ha continuato anche dopo ad avere esperienze mistiche. La stessa suor Maria Irene ricorda queste cose. Infatti, alle volte, suor Lucia arrivava in ritardo agli appuntamenti comunitari del monastero, ma questo avveniva proprio perché si tratteneva in "dialogo" con la Madonna. E questo dialogo non poteva certamente interrompersi.


Marco

Fonte fotografia: Rivista "Maria con Te" N. 1 del 13 maggio 2018

venerdì 11 dicembre 2020

Luca, vent'anni per Gesù


Voglio vivere una donazione totale all’altro, secondo lo stile dl Gesù.
(Luca)


Una domenica di maggio 1975 a Cuneo. Nella parrocchia "Cuore Immacolato di Maria", è festa di Prima Comunione. Tra bambini c’è Luca Ferrari, otto anni, lo sguardo dolce e sbarazzino, contento del suo primo incontro con Gesù... Si ferma in preghiera davanti alla statua della Madonna, poi le dà la mano, come fa con la mamma. Da quel giorno Ella l’avrebbe guidato sulle orme del Figlio suo. E lui la chiamerà «Mamma Maria».
Luca era nato il 7 dicembre 1967, vigilia dell’Immacolata, terzo dopo Paolo e Laura. Bambino vivace, papà Enrico lo chiamava «il grillo». Dai genitori scopre che Gesù è il più grande Amico e che la vita va spesa come dono d’Amore.
Ogni mattina, ogni sera, con i suoi cari, si raccoglie a pregare. Alle elementari, intelligente e studioso, è capace di amicizia con tutti: buono, sorridente, un gran mattacchione. Tutto lo appassiona. Frequenta il catechismo parrocchiale...
Si affeziona al parroco, Don Giorgio, fervente e dinamico, che diventa la sua guida, colui che, con la mamma Elsa, lo aiuterà a intessere un intenso rapporto d’Amore con Gesù. Quando riceve la Cresima, Luca, undici anni, sa che ora tocca a lui essere un cristiano vero.

Gesù è la gioia

È limpido come l’acqua che scroscia dai monti della sua terra. Impara a conoscere stupendi modelli di vita: Tarcisio, il ragazzo martire di Roma antica (cui è intitolata l’associazione parrocchiale), giovani Santi come Domenico Savio e Pier Giorgio Frassati. Non può sopportare ingiustizie né azioni scorrette: «Io con quello non ci sto più, perché dice troppe parolacce» — s’impenna indignato.
Quando arriva alla scuola media, l’istituto Maria Immacolata, è un ragazzo felice che studia volentieri e che si fa tanti amici con i quali gode un mondo a giocare, a fare sport, a cantare.
A fianco dei genitori, gli nasce dentro la passione per la montagna. Luca è un adolescente che sogna le vette.
Mentre diversi compagni non frequentano più la parrocchia, lui è fedelissimo agli incontri formativi, alla Confessione frequente, alla Messa festiva e spesso anche durante la settimana, sempre con la Comunione. Crescendo, sente di aver ancora più bisogno di Gesù e vuole conoscerlo a fondo: comprende che Gesù è la sorgente della gioia vera.
Nel 1981, dopo la terza media, s’iscrive alle superiori. Ha nel cuore il desiderio di portare Gesù a scuola, dovunque. Comincia a voler bene a tutti i compagni ed è sempre pronto a dar loro una mano, anche quando gli costa. Studia con intelligenza e impegno, sempre promosso tutti gli anni, e vuole approfondire fatti e problemi: ha la passione della Verità. Negli incontri in parrocchia, nel colloquio sempre affettuoso con i genitori. Luca matura una Fede forte e gioiosa. Incontra giovani che trattano con ironia chi crede. Luca risponde con bontà, ma spiega loro con chiarezza chi è Cristo. A scuola c’è un professore che attacca i cattolici. Solo Luca interviene deciso: «Questo non è vero. Lei non può parlare così!»
È pronto a dar ragione della sua Fede con convinzione così profonda e motivata da stupire. Carlo, il suo vicino di banco, un giorno gli confida: «Voglio farmi prete». Luca ne è orgoglioso. Quando Carlo trova difficoltà, solo lui continua a sostenerlo: «Coraggio, va avanti. E’ una scelta meravigliosa». Una volta entrato in noviziato dai salesiani, Luca va spesso a trovarlo: «Tieni duro! Il Signore è con te».
A chiunque incontra, annuncia Cristo con brio, simpatico ed attraente. Ricco di umanità, è accogliente verso tutti e fa sentire loro che solo Cristo è il senso e la bellezza della vita, che Lui è più forte del dolore, del peccato, di qualsiasi dramma. Luca affascina con il suo sorriso e la letizia che emana dalla sua figura: gli altri comprendono che solo Gesù è il segreto di questa vita, di questa gioia.

«Come persona gradita al Signore»

Si impegna in parrocchia interessandosi ai bambini, ai poveri, collaborando con la "S. Vincenzo", senza risparmiare fatica. Si dedica ad un giovane che sta scivolando verso una brutta strada. Durante la festa, una sera di capodanno, in parrocchia, un giovane che conosce è ubriaco. Luca se lo carica sulle spalle e lo porta a casa sua, rinunciando alla festa, e lo fa dormire nella sua camera. Sente che tocca anche a lui far vedere Gesù.
«Qui — dice con i compagni — bisogna sputare l’anima». Ma sa che non potrà far nulla da solo: «Sto portando avanti un progetto di sensibilizzazione per dare aiuto ai bambini dell’India — scrive ad un amico —. Per questo ti chiedo di pregare perché il Signore mi dia la forza».
Luca ha sempre creduto alla preghiera. Ora prega, cuore a cuore con Gesù. Ama molto "Le preghiere" di M. Quoist: le medita e ne fa parte agli amici, con i quali spesso afferma: «L’unica cosa è pregare», perché si fida di Dio e da Lui attende tutto...
Fin da bambino, ha un’affezione grande alla Madonna: la sente e la prega come Mamma, le affida i suoi cari, gli amici, i progetti di bene. La prega spesso nel suo Santuario di Fontanelle. Confida: «Ogni mattina, metto la mia giornata nelle mani della Madonna». Scrive: «Lungo la via della vita, l’incontro con la Mamma è sempre rassicurante». Prega con il rosario e insegna agli altri ad amare «Mamma Maria».
In parrocchia con gli amici ha organizzato un complesso musicale. Partecipa spesso con i genitori e gli amici a giornate allegre in montagna. Si diverte «da matti» a giocare a pallone, a pallavolo ed è pure uno sciatore provetto. Ma nei momenti più impensati, propone agli amici: «Ora preghiamo insieme». Una sera, sale con loro a S. Anna di Vinadio, a piedi. È buio fitto, ma giunti alla meta, Luca li invita a pregare sotto il cielo stellato... Non raramente, si apparta da solo e nessuno può rapirlo dal suo colloquio con Dio. Tutti lo sentono fratello, ma i più attenti si accorgono che è diverso.
A Carlo, l’amico che si avvia al sacerdozio, scrive: «Ti ringrazio perché con la tua presenza ed esempio, mi incoraggi ad andare avanti nel cercare di costruirmi come persona gradita al Signore». È il suo progetto, il medesimo di Gesù: «Sono venuto per compiere la volontà del Padre». Così, quando nasce la nipotina Samantha, Luca, diciottenne, accetta con orgoglio di farle da padrino: «Allora sono diventato grande» — commenta commosso — e partecipa con i genitori della piccola alla preparazione del Battesimo impegnandosi a trasmetterle la sua Fede.
Nel 1986, ha conseguito la maturità. È un giovane forte e slanciato, dallo sguardo bello e puro. Non è mai entrato in una discoteca né ammazza il tempo in esperienze di vizio e di peccato. Durante l’estate, a Taizé, incontra giovani di mezza Europa ed approfondisce la sua capacità di pregare. Fa amicizia con un gruppo di giovani che, al ritorno, gli chiedono un piccolo contributo per i bambini dell’India. Luca possiede in banca 700.000 lire (poco più di 300 euro), frutto del suo primo lavoro, e dice al papà: «Manda tutti i miei soldi a quei bambini». Per loro si priva di tutto quel che ha.
Giunto il tempo del servizio militare, presenta domanda di obiezione di coscienza: «Io sottoscritto... dichiaro di essere contrario all’uso delle armi e della guerra... Voglio vivere una donazione totale all’altro secondo lo stile di Gesù: «amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano». Voglio donare me stesso per realizzare un incontro nella carità, vincolo di perfezione, nella quale soltanto potranno essere superati gli eterni conflitti tra gli uomini e le nazioni
». Presta servizio civile alla Caritas, presso il Centro-Famiglia di Borgo San Dalmazzo, strappando l’ammirazione degli assistiti e del responsabile. Vuole dare di più, specialmente per i bambini cui fa dopo-scuola. Nei momenti di libertà, spiega ai più giovani il valore del servizio ai fratelli, l’urgenza di costruire un mondo di pace. Ma ormai Dio lo veniva preparando all’offerta suprema.
Nel marzo 1987, Luca si frattura una gamba, cadendo dagli sci. Ingessato, si lamenta con la mamma: «Sono immobilizzato, mentre c’è tanto bisogno di far del bene
». La mamma gli ricorda: «Gesù ha salvato il mondo sulla croce». Luca ascolta: «Mamma, parlami ancora di Lui». La luce arriva ed egli offre la sua sofferenza con Gesù. Risponde: «Adesso andiamo in chiesa a pregare. Ed insieme alla mamma, prega: «A me basta il mio Dio...» (Salmo 15)». Ha compreso che la sofferenza offerta per Amore con il Crocifisso, diventa Redenzione del mondo.

Una svolta nella sua vita

Guarisce presto e riprende le sue attività... scala le montagne. il «suo» Monviso... Di lassù guarda il cielo che è più bello e la terra che si fa lontana e piccina. Le foto lo mostrano sulla vetta, vicino ad una croce... Sono mesi densi di Amore a Cristo e al prossimo, vivificati dalla preghiera e dalla Comunione Eucaristica. Luca diffonde attorno a se la luce e la pace che solo Dio può dare.
Un giorno d’agosto 1987, conversando, la mamma gli ricorda: «La vita si costruisce solo con Gesù... Chi è Gesù per te?». Le risponde Luca: «Gesù è il mio unico punto di riferimento. Colui per il quale viviamo. Ma credi che sia facile costruire tutto su di Lui?».
Sa di aver bisogno del Perdono e della Grazia Divina e cerca tutto questo nella confessione frequente per ripartire più limpido e più capace di amare.
Nel settembre 1987, con gli amici dei "Focolari" (cui appartengono i suoi genitori), Luca è a Roma, in udienza dal Papa: è radioso quando può stringergli la mano, sorridergli...
In ottobre, partecipa alla Messa celebrata presso "l’Ausiliatrice" di Torino, da don Commisso, salesiano, per il 25° di matrimonio dei suoi genitori. Riceve la Comunione sotto le due specie: il calice in cui beve il Sangue di Gesù è quello di Don Bosco e Luca sprizza di felicità. L’ultima foto della sua vita lo mostra così: Luca, con il Sacro Calice tra le mani, vicino al sacerdote, quasi si confonde con il volto di Gesù che ha alle spalle, in una stupenda immedesimazione d’Amore!

«Ho vissuto in Te»

Il 7 dicembre 1987, compie 20 anni. È festa in casa Ferrari. Il 9, presta la sua opera in una casa di riposo. La sera del 10 dicembre, mentre sale da Borgo Gesso, con la sua piccola «500», è investito da un’auto che sbanda. All’ospedale si riscontrano numerose fratture sul suo corpo. Accorrono i genitori. Luca, tutto dolente, chiede ad un’infermiera: «Dica alla mia mamma che le voglio bene». È operato per l’asportazione della milza. Appena riprende conoscenza, dice ai suoi genitori: «Perdono il giovane che mi ha investito. Desidero vederlo per dirglielo di persona». Dopo qualche istante: «Non costituitevi parte civile, non fate nulla che possa nuocergli». Sembra riprendersi bene. Sa che sarà esonerato dal servizio civile: «Papà, — spiega —
io quelle persone là non le voglio lasciare. Lo farò come volontariato, ma i miei venti mesi con loro li voglio passare tutti». E ancora: «Vorrei lasciare al Centro Famiglia di Borgo San Dalmazzo l’assicurazione». «Sì — gli risponde il papà — faremo tutto quello che vuoi, ma ora pensa a guarire».
Seguono giorni di trepidazione e di speranza. Tutti pregano per lui. Ogni giorno, Luca con i genitori prega con il "Magnificat", per lodare il Padre con Maria e offrire tutto per la sua Gloria. Vengono a fargli visita il parroco Dan Giorgio, il vice Don Beppe, sacerdoti, amici: «Luca, vuoi pregare?» —
«Sì. — risponde subito — l’Ave Maria, perché è rivolta a Mamma Maria e poi perché me l’ha insegnata mamma». Vuole spesso la Comunione, perché con Gesù non c’è da aver paura. Nel suo corpo dolente sono infilate più di dieci flebo. Il medico cerca di calmargli il dolore ma Luca gli chiede: «Solo mezza iniezione. Voglio resistere da solo. Voglio essere lucido!».
Negli stessi giorni, nel medesimo ospedale, nasce il nipotino Matteo. Luca commenta: «Se nasce lui, c’è già chi mi sostituisce... io posso anche morire». Ma il giorno di Natale, è in un letto «normale». Non vuole regali: «Mamma, non si può vivere questa festa in povertà?». Alla sera, tutti i familiari si radunano attorno a lui.
Domenica 27 dicembre, Luca sente un dolore al petto. Mormora: «Signore, pietà». Si rivolge alla mamma con voce intensa: «Com’è bello il Cielo!». Poi: «Guarda il campanile della nostra chiesa: si vede solo più la croce!». Le cure continuano, ma la fitta al petto si fa più forte: l’aorta sta cedendo. È il 28 dicembre 1987, festa dei SS. Innocenti. Luca vuole vedere il nipotino Matteo, di pochi giorni: lo accarezza, lo bacia. Mentre il sole tramonta, dietro le vette inondate di luce, Luca chiama: «Mamma, voglio pregare». Ed insieme alla mamma, dice piano, sottovoce, la sua preghiera prediletta, "Gratitudine" di Chiara Lubich: «Gesù, ti voglio bene, perché sei entrato nella mia vita, più dell’aria nei miei polmoni, più del sangue nelle mie vene. Sei entrato dove nessuno poteva entrare... Ogni giorno ti ho parlato, ogni ora ti ho guardato e nel tuo volto ho letto la risposta, nelle tue parole la spiegazione, nel tuo Amore la soluzione. Ti voglio bene, perché per tanti anni hai vissuto con me ed io ho vissuto di Te... Dammi di esserti grato, nel tempo che mi rimane, di questo Amore che hai versato su di me e m’ha costretto a dirti: ti voglio bene».
Sono le sei di sera. Luca, vent’anni colmi di dedizione, contempla Gesù e, nella sua Gioia infinita, gli ripete in eterno «Ti voglio bene».


di Paolo Risso


FONTE:  Unità Pastorale Valfreddana Nord-Ovest


Ho conosciuto la figura di Luca Ferrari grazie alla parrocchia S. Paolo Apostolo di Parma, il cui gruppo è andato a conoscere i suoi genitori e amici più stretti, in Piemonte, nel paese in cui Luca ha vissuto la sua breve ma intensa vita. Sono rimasto veramente colpito da questo ragazzo, così "intriso" di vera, genuina Fede, pur rimanendo un ragazzo come tutti gli altri, amante della vita, degli amici, delle escursioni in montagna.... ma tutto sempre vissuto alla Luce di Cristo, sua unica Guida, Verità e Vita.
Luca rappresenta certamente uno splendido modello da imitare per tutti, sopratutto per i giovani, al pari di Carlo Acutis, di Chiara "Luce" Badano, di Pier Giorgio Frassati.... questi giovani di oggi che sono troppo spesso lasciati soli a loro stessi, alla mercè di un mondo e di una società troppo consumistica e spesso lontana dai Veri Valori. E allora sono veramente felicissimo di poter parlare di questo ragazzo sulle pagine di questo nuovo blog, un mio piccolissimo omaggio a questa splendida figura "volata" in Cielo così presto, nel fior fiore degli anni, certamente per un Disegno particolare di Dio che lo voleva vicino a Sè, nel Suo meraviglioso Giardino che è il Regno di Dio. Un Regno che attende tutti quanti noi, solo che lo vogliamo, e di cui Luca è certamente uno splendido fiore.
Grazie Luca, di tutto !!!

Marco

domenica 6 dicembre 2020

Perché credo a Medjugorje

Mi è capitato spesso di parlare di Medjugorje con tante persone, credenti, non credenti, “credenti a modo proprio” e così via.... e ho sentito spesso giudizi alquanto contrastanti. Come si può facilmente immaginare c'è chi ci crede, chi non ci crede o chi è nel dubbio. Faccio subito una premessa: io non sono mai stato a Medjugorje, quindi probabilmente non sono la persona più indicata a parlarne.... ciò nondimeno mi sono molto informato su quello che avviene laggiù, ho letto libri, ho visto video, ho parlato con persone che ci sono state, ne ho sentito parlare per radio. E su Medjugorje mi sono fatto un idea molto ben precisa: E' ASSOLUTAMENTE TUTTO VERO!
Con questo post non voglio stare a spiegare la storia di Medjugorije perchè chiunque, con un minimo di buona volontà, può informarsi e trovare tutto quello che serve in proposito (anche se la cosa migliore sarebbe sempre e comunque quella di andare laggiù). Dico soltanto e brevemente che in questa cittadina della Bosnia-Erzegovina dal 1981 appare la nostra SS. Madre a sei veggenti, e che queste Apparizioni avvengono tuttora. La Madonna ha anche fatto conoscere ai veggenti 10 Segreti (alcuni di loro ne conoscono solo 9) che a tempo debito, ovvero 3 giorni prima che accadranno, saranno fatti conoscere a tutto il mondo! Ma perchè credo a Medjugorje? PERCHE' NE VEDO I FRUTTI! E questi frutti li ho constatati e toccati con mano sopratutto ascoltando le persone che sono state laggiù: e sono state tutte testimonianze estremamente positive! Chi non aveva Fede laggiù l'ha trovata, chi ce l'aveva è tornato con una Fede ancora più grande.... là avviene proprio questo: c'è la CONVERSIONE DEI CUORI! Avvengono anche tante altre cose, Guarigioni del corpo da malattie fisiche considerate incurabili, “fenomeni” solari, ovviamente ci sono i Messaggi che sono tutti altamente spirituali e sempre coerenti con la dottrina Cristiana. Ma, come detto, la cosa più importante e tangibile di Medjugorje sono le Conversioni, gente che trova la Fede, che ravviva la propria se già l'aveva, gente che torna sempre contenta, soddisfatta, rinnovata, “innamorata” più che mai di Gesù e della Madonna. E tutto questo può venire solamente da Dio!
A tutto questo aggiungo anche l'assoluta credibilità dei sei veggenti: io ho avuto modo di sentire e anche vedere diverse loro interviste attraverso Radio Maria o tramite il web.... e l'impressione che ne ho avuto è sempre stata quella di persone sane, equilibrate, assolutamente convinte di quello che dicono e molto fervorose. Si capisce proprio quando parlano che loro credono veramente a quello che dicono, e poi sono pieni di Gioia nel trasmettere il Messaggio della Madonna, interpretano il loro ruolo di veggenti veramente come una Missione che è stata loro affidata dal Cielo. Poi, per carità, sono esseri umani anche loro e avranno pure loro qualche difetto.... ma il loro compito a parer mio lo hanno sempre svolto molto bene e in maniera assolutamente credibile.

Per tutti coloro che non credono a Medjugorje e pensano sia tutta una truffa colossale, vorrei che queste persone rifletessero attentamente proprio sul comportamento dei sei veggenti: ma è possibile che per quarant'anni sei persone (inizialmente molto giovani) sarebbero capaci di “recitare” una parte senza mai cadere in contraddizione, senza mai fare un “passo falso”, senza mai “deviare”, neanche per un momento, dalla loro “finta” strada? Ma chi potrebbe fare questo? Chi potrebbe “resistere” tanto tempo in una “recita” del genere? La risposta è molto semplice: nessuno!
Qualcuno mi ha anche fatto notare che, magari, i veggenti sarebbero anche persone in buona Fede, ma sono le Apparizioni ad essere false, ovvero che queste verrebbero dal demonio e non dalla Madonna, allo scopo di ingannare la gente! Ora io dico: ma se queste Apparizioni e tutto quello che avviene a Medjugorje venisse dal demonio.... questo si sarebbe fatto il più clamoroso degli AUTOGOL! Perchè a Medjugorje la gente prega, si confessa, digiuna, si avvicina a Gesù e alla Madonna, e, se non credente, spesso trova proprio quella Fede che prima non aveva e abbandona le vie del peccato! Quale clamoroso autogol sarebbe mai questo per il diavolo, se fosse tutta opera sua?! Riflettiamo su tutte queste cose.... e soprattutto cerchiamo di avere il cuore aperto e di essere semplici come bambini. Pensiamo sempre che Dio rivela le sue Verità ai piccoli e ai puri di cuore e non ai dotti e ai sapienti.
Ricordiamoci sempre delle Parole di Gesù: “Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere” (Matteo 7, 16-20). E quali, quali e quanti frutti buoni provengono da Medjugorje?! Sono così numerosi e così buoni da non dare adito a dubbio sulla bontà dell'albero!

Potrei dire tante, tante altre cose ancora, ma per il momento mi fermo qui perchè credo di avere espresso chiaramente il mio pensiero. In altro momento voglio trattare anche il tema dei 10 Segreti, importantissimo, che rivelerà in maniera definitiva se tutto quello che accade a Medjugorje è Verità, oppure no.
Chiudo questo post col dire infine che credo fermissimamente che il futuro dell'umanità e della Chiesa passerà “attraverso” Medjugorje e i 10 Segreti... e che, quando essi si saranno avverati, entreremo in una nuova era di Pace, così come la Madonna ci ha promesso!
Pace e Bene a tutti!

Marco