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lunedì 27 aprile 2026

"Che cosa grande è il Sacerdote!"


Se non avessimo il Sacramento dell’Ordine, noi non avremmo Nostro Signore.
Chi l’ha messo nel Tabernacolo? Il Sacerdote.
Chi ha ricevuto la vostra anima al suo ingresso a questo mondo? Il Sacerdote.
Chi la nutre per darle forza di fare il suo pellegrinaggio? Sempre il Sacerdote.
Chi la preparerà a comparire davanti a Dio, lavando l’anima per la prima volta nel Sangue di Gesù Cristo? Il Sacerdote, ogni volta il Sacerdote.
Se l’anima, poi, giunge all’ora del trapasso, chi la farà risorgere, rendendole la calma e la pace? Ancora una volta il Sacerdote.

Non potete pensare a nessun beneficio di Dio senza incontrare, insieme a questo ricordo, l’immagine del Sacerdote.
Se andaste a confessarvi alla Santa Vergine o a un angelo, vi assolverebbero? No.
Vi darebbero il Corpo e il Sangue di Gesù? No.
La Santa Vergine non può far scendere il Suo Divin Figlio nella Santa Ostia.
Anche duecento angeli non vi potrebbero assolvere.

Un Sacerdote, per quanto semplice sia, lo può fare, egli può dirvi: “Va in pace, ti perdono”.
Che cosa grande è il Sacerdote!...».

Chi è che ci prepara l’Eucaristia e ci dona Gesù? È il Sacerdote.

Se non ci fosse il Sacerdote, non esisterebbero né il Sacrificio della Messa, né la S. Comunione, né la Presenza Reale di Gesù nei Tabernacoli.


Santo curato d'Ars


giovedì 9 aprile 2026

Il sacrilegio, il più orribile di tutti i crimini


Se ogni peccato mortale, fratello, dà la morte alla nostra anima, la separa da Dio per sempre, la precipita in ogni sorta di disgrazie, in quale stato deve quindi ridurre il più orribile di tutti i crimini, che è il sacrilegio? O mio Dio, chi potrà mai immaginare lo stato spaventoso di un’anima ricoperta di sacrilegi? Sì, ci dice Gesù Cristo, quando vedrete l’abominio della desolazione nel luogo santo, predetto dal profeta Daniele, comprendete bene.

Ahimè! Fratello, avendo scelto il cuore dell’uomo per farne la sua dimora e il suo tempio, Gesù Cristo prevedeva senza dubbio le profanazioni e le abominazioni disastrose che il demonio avrebbe commesso attraverso il peccato; che pensiero triste e desolante per un Dio! Ma il più grande e terribile di tutti i dolori è prevedere che si profanerà il Suo Corpo adorabile e il Suo Sangue Prezioso.
O mio Dio! O sventura incomprensibile! Possono i cristiani rendersi colpevoli di un tale crimine, che nemmeno l’inferno ha mai potuto inventare? Ahimè! San Paolo già lo deplorava ai suoi tempi. Non potendo un giorno far loro sentire tutta la negritudine di questo crimine spaventoso, diceva loro piangendo amaramente: "Quale supplizio non riceverebbe colui che alzasse una mano parricida sul Corpo di un Dio fatto uomo, che colpisse questo cuore…". Ah! Questo Cuore tenero che ci ama fino alla croce, e che strapperebbe il Sangue dalle Sue vene! Ah! Quel Sangue adorabile versato per noi, che ci ha santificati nel Santo Battesimo, che ci ha purificati nel Sacramento della Penitenza…; sembrerebbe impossibile trovare punizioni abbastanza severe e cristiani capaci di un tale crimine.

Ahimè! Eccone uno ancora più spaventoso: ricevere indegnamente il Corpo adorabile e il Sangue Prezioso di Gesù Cristo, profanarlo, contaminarlo, avvilirlo; è possibile un tale crimine? Ah! Almeno lo è per i cristiani? Sì, ci sono mostri di ingratitudine che portano la loro furia a tali eccessi! Sì, fratello, se in questo momento il buon Dio mostrasse le Comunioni di tutti coloro che sono qui, ahimè, quanti apparirebbero con la loro sentenza di riprovazione scritta nella loro coscienza criminale con il Sangue di un Dio fatto uomo!
Questo pensiero fa rabbrividire, eppure non c’è nulla di più comune di queste Comunioni indegne; quanti hanno l’audacia di avvicinarsi alla Santa Mensa con peccati nascosti e mascherati dalla Confessione! Quanti non provano quel dolore che il buon Dio chiede loro; quanti non fanno tutti gli sforzi possibili per correggersi! Quanti conservano una segreta volontà di ricadere nel peccato! Quanti non evitano le occasioni di peccato, potendo farlo; quanti conservano fino alla Santa Mensa inimicizie nel loro cuore!
Esaminate le vostre coscienze, fratello, e vedete se non siete mai stati in uno di questi stati d’animo avvicinandovi alla Santa Comunione; se avete avuto questa sventura, fratello, con quali parole potrei mai descrivervi tutto l’orrore?
Ah! Se mi fosse permesso, andrei all’inferno per strappare un infame e traditore Giuda ancora fumante del Sangue adorabile di Gesù Cristo che ha profanato in modo così orribile. Ah! Se poteste sentire le grida e le urla che lancia; Ah! Se poteste comprendere i tormenti che soffre a causa del suo sacrilegio, morreste di paura.

Ahimè! Che ne sarà di coloro che, forse per tutta la vita, non hanno fatto altro che sacrilegi! I cristiani che mi ascoltano e che sono colpevoli, potranno forse continuare a vivere?
Sì, fratello, il sacrilegio è il più grande di tutti i crimini, poiché attacca Dio e gli infligge la morte, e attira su di noi tutte le più grandi disgrazie.

Se parlassi a degli idolatri o anche a degli eretici, comincerei a dimostrare loro la realtà di Gesù Cristo nell’adorabile Sacramento dell’Eucaristia; ma no, nessuno ha il minimo dubbio al riguardo. Ahimè! bisognerebbe che, per coloro che vi si avvicinano con cattive disposizioni, Gesù Cristo non fosse presente; ma no, Egli è lì tanto per coloro che osano presentarsi con il peccato nel cuore, quanto per coloro che sono in stato di grazia.
San Paolo dice che è necessario essere puri: “Perciò chiunque in modo indegno mangia il Pane o beve il Calice del Signore, sarà reo del Corpo e del Sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo Pane e beva di questo Calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il Corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. E’ per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti” (1Corinzi 11: 27-30)


Dalle omelie del Santo Curato d’Ars




domenica 22 marzo 2026

Padre Pio e l'immagine sgualcita


Nel 1925 una distinta signorina di Bari andò a visitare il Santuario di San Michele Arcangelo dopo essere stato a San Giovanni Rotondo ed aver avuto un incontro molto proficuo con Padre Pio.

La sera, seduta sul suo letto, guardava una fotografia del Padre, acquistata a San Giovanni Rotondo, ma non trovandola rassomigliante la sgualcì, la accartocciò, ne fece una pallottola e la fece ruzzolare sotto il letto.

Il suo atto non era motivato da nessun tipo di risentimento o di disprezzo nei confronti del Padre, la sua azione era stata motivata semplicemente dal fatto che quella fotografia non le piaceva, trovando in essa un immagine poco rassomigliante con quella del Padre.

Un anno dopo la signorina si recò di nuovo a San Giovanni Rotondo per confessarsi da Padre Pio. Appena si accostò al confessionale, il Padre le chiuse con forza lo sportello in faccia. La signorina restò attonita e scoppiò in lacrime, non riuscendo a capire il perché di un comportamento così autoritario.

Aperto di nuovo lo sportello il Padre le chiese: “Quanto tempo è che non vi siete confessata?”.
“Ma Padre perché mi trattate così?”
“E tu non hai fatto lo stesso con me, forse? Mi hai sgualcito e buttato sotto il letto!”
“E' vero – rispose la signorina – ma io disprezzai la fotografia, non voi”.
“Io sono niente, ma quella era l’immagine di un Sacerdote di Dio”.


Marco

Fonte: "Per la storia - Padre Pio, il primo sacerdote stigmatizzato"


venerdì 13 marzo 2026

Cristiani solo di nome


Né diremo nulla di quei cristiani che sono cristiani solo di nome; che praticano il loro dovere cristiano in modo così miserabile da far morire di compassione.
Li vedrete recitare le loro preghiere svogliatamente, distratti, senza rispetto. Li vedrete in chiesa senza devozione; la Santa Messa inizia sempre per loro troppo presto e finisce troppo tardi; il sacerdote non è ancora sceso dall'altare e loro sono già in strada. Non parliamo nemmeno della frequenza con cui ricevono i Sacramenti; se mai si avvicinano per riceverli, la loro aria di indifferenza rivela che non sanno assolutamente nulla di ciò che stanno facendo. Praticano tutto ciò che riguarda il servizio di Dio con spaventosa noia.
Buon Dio! Quante anime sono perdute per l'Eternità!
Quanto piccolo deve essere il numero di coloro che entrano nel Regno dei Cieli, quando così pochi fanno ciò che devono per meritarlo!

San Giovanni Maria Vianney (Santo curato d'Ars)

Sermone “Sul rispetto umano”


martedì 20 maggio 2025

"E' salvo, è salvo. La Madonna lo salverà!"


San Giuseppe Cafasso, Santo torinese dall'aspetto gracile ma dal cuore grande, era definito il "prete dei condannati alla forca" perché spesso si presentava alle esecuzioni capitali seguendo il condannato a morte fino al patibolo per sostenerlo, farlo sentire amato e convincerlo a riconciliarsi con Dio.
In una di queste circostanze accompagnò un condannato, il quale però rifiutava irremovibilmente i Sacramenti. E non ci fu proprio nulla da fare.
Le guardie, com'era consuetudine fare, vennero a prendere il condannato per portarlo alla forca. Lungo la strada da percorrere c’era un’edicola dedicata alla Madonna e, passandoci davanti, il condannato guardò l’immagine e fece un bell’inchino alla Vergine, secondo la pia abitudine che aveva.
Don Cafasso vide il condannato fare quell’atto di venerazione alla Vergine Santa, e con grande convinzione e commosso esclamò: “È salvo, è salvo. La Madonna lo salverà!”.
Infatti, avvicinatosi a lui, riuscì a confessarlo immediatamente prima della pena capitale.

Fonte: settedolori.it/Madonna.htm 


sabato 15 febbraio 2025

L'atto umano buono, meritevole dinanzi a Dio


L'atto umano buono, sebbene di poca entità, è infinitamente più prezioso perché i suoi effetti dureranno ETERNAMENTE nell'altra vita.
Lo spreco volontario di un solo atto umano è UNA GRAN PERDITA.
L'atto umano, perché meriti ricompensa in Cielo, non basta che sia buono, ma deve avere due condizioni, e cioè occorre farlo:

1° In Grazia di Dio

2° Con retta intenzione

Le opere buone, che compiono coloro che sono IN PECCATO MORTALE, sono perdute per l'Eternità; la loro utilità è solo questa: muovere la Misericordia di Dio a dare qualche aiuto particolare per RITORNARE nell'amicizia Divina.

Oh, come sono insensati e da compiangere quelli che, commesso un grave peccato, non si danno premura di RIMETTERSI IN GRAZIA DI DIO e lasciano passare settimane e mesi, e forse anni, nella più assoluta sterilità!
Quanti MERITI SPIRITUALI sprecano!
Eppure, è tanto facile andare a confessarsi o, essendone impediti, emettere un atto di dolore perfetto, col proposito di manifestare le proprie miserie morali al Ministro di Dio al più presto possibile!

La seconda condizione essenziale perché un atto umano meriti davanti a Dio, è che sia fatto CON RETTITUDINE D' INTENZIONE, cioè, non per fini puramente umani, quali sarebbero:
gli interessi personali, la lode umana, la simpatia.

Gli scribi ed i farisei compivano molte opere buone; pregavano a lungo, digiunavano con rigore, davano abbondanti elemosine... eppure Gesù Cristo disse:
“Se la vostra giustizia non sarà maggiore di quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel Regno dei Cieli! Infatti essi fanno le loro opere per essere visti dagli uomini. In verità vi dico che hanno ricevuta la loro ricompensa!
” (Vangelo secondo Matteo 5, 20-26).

Quante opere buone si sprecano, non vigilando SUL RETTO FINE dell'agire!
Spesso Gesù nel Vangelo dice: 
“State vigilanti!... Beato quel servo che, venendo il padrone, sarà trovato vigilante!” (Vangelo secondo Luca).
Vigilante significa: "fare attenzione", "riflettere", "tenere gli occhi aperti".

Chi vuol arricchire davvero, non va avanti alla carlona, ma approfitta delle occasioni e, se non si presentano, le cerca o le suscita.
Iddio, in vista della Gloria Eterna, affinché le anime si arricchiscano sempre più, non fa mancare le occasioni, specialmente alle anime che predilige.

Disse un giorno Gesù a Suor Maria della Trinità: “Io vi do le occasioni di acquistare le Virtù e vi presento le circostanze, che potete utilizzare per sviluppare la vostra vita interiore. Se mi lasciaste agire, farei cose grandi per l'Eternità!”

Leggendo le biografie dei Santi, si constata un fatto curioso o, per dire meglio, provvidenziale: vicino ad ognuno di loro si trova qualche persona che ha FATTO DA MARTELLO.
San Tommaso d'Aquino ebbe dei fratelli, che misero a dura prova la sua purezza;
Santa Margherita Alacoque visse con certe consorelle, che la bistrattavano oltre ogni dire;
San Giovanni Bosco ebbe nell'apostolato le continue LOTTE DEI PROTESTANTI e la misteriosa incomprensione del suo Arcivescovo;
Santa Teresa del Bambino Gesù dovette sottostare a Madre Gonzaga, superiora di forte carattere, ma spesso STRANA ed INSOPPORTABILE....

Iddio, affinché i Suoi Santi abbiano MODO DI TESOREGGIARE per l'Eternità con continui atti di virtù, li mette nelle occasioni di esercitare spesso l'Umiltà, la Pazienza, la Carità....
Le anime pie non sono trattate diversamente da Gesù.
Quell'uomo, veramente cristiano, è deriso dalla moglie irreligiosa e superba; quella donna, tanto devota, deve sopportare per tutta la vita il marito bestemmiatore ed ubriaco;
quei buoni sposi hanno da fare con un figlio perverso;
quella pia figliuola è schernita dalla sorella mondana o dai fratelli irreligiosi....
È necessario stare vigilanti, tenere gli occhi aperti, per approfittare di quanto la Provvidenza permette in noi ed attorno a noi.
Chiudo l'argomento con un bel pensiero di Santa Teresina:
“Quando Gesù mi presenta l'opportunità di compiere un atto di virtù, sopportare un difetto, ricevere un rimprovero, frenare un sentimento di simpatia, faccio di tutto per non perdere quel tesoro; mi abbasso, raccolgo la gemma celeste... e la presento a Gesù!”

Oh, se tutte le anime sapessero approfittare delle cento occasioni che si presentano ogni giorno, in casa e fuori, quanta Gloria si acquisterebbe in Cielo!
Come bisognerebbe essere grati a chi ci dà motivo, di compiere atti di virtù!

Diceva Gesù a Suor Benigna Consolata:
“Scrivi quanto Io ti dico: le anime leggeranno e potranno approfittare e tu ne avrai merito. Del bene che facciamo, Dio ci compenserà, dandoci la gloria promessa nella Eternità; del bene che altri fanno per opera nostra, riceveremo anche il premio.
Più anime salviamo, più risplenderemo di Gloria in Cielo.
La più bella Corona Celeste sarà formata da coloro che si salvano per opera nostra.
Com'è facile rovinare le anime, se non si fa attenzione, così è facile salvarle con un po' di buona volontà.
Offrire preghiere e sacrifici per i peccatori, industriarsi perché un moribondo riceva i Sacramenti, trattenere una persona da un passo pericoloso, dare un buon consiglio, far leggere un libro spirituale...
quanti si possono aiutare ad andare in Paradiso!


Tratto dal libro "IL PARADISO" di don Giuseppe Tomaselli


lunedì 9 dicembre 2024

Un Segno della Croce che... non finisce mai


Si racconta che un sacerdote argentino avesse sentito parlare dei consigli di Padre Pio da Pietrelcina, così decise di andare a San Giovanni Rotondo per incontrarlo e chiedergli qualche raccomandazione per la sua vita spirituale.
Così ha fatto, si è confessato col Padre, ha ricevuto l'Assoluzione e la Benedizione. Tutto si è concluso così. Il sacerdote ritornato in Argentina, raccontò la sua delusione ai suoi fedeli, perché sperava che Padre Pio gli desse qualche raccomandazione, qualche consiglio...

Allora i suoi fedeli gli chiesero: "Padre, sei sicuro che Padre Pio non ti avesse detto altro? Non ha fatto qualche gesto, qualcosa di particolare?".
Il sacerdote, dopo averci pensato, ha ricordato che effettivamente qualcosa in un suo gesto lo aveva colpito: "Mi ha dato la Benedizione finale facendo il Segno della Croce, così lentamente che pensavo non finisse mai".
La risposta dei fedeli è stata: "Ecco la raccomandazione! Quando tu ci benedici, fai un Segno della Croce così velocemente che sembra uno scarabocchio".

Il sacerdote rimase sorpreso di questo: "Che modo originale di consigliare! Che modo intelligente per consigliare un prete!"


Fonte: Gruppo facebook "Diffusione della Parola di Dio"


mercoledì 21 agosto 2024

Un comunista convinto.... convertito da Padre Pio


Da Padre Pio non andavano solo comunisti per convenienza, ma anche comunisti convinti. Come, per esempio, un toscano di Prato chiamato Giovanni. Andò a San Giovanni Rotondo per far diventare, a sua volta, Padre Pio un membro del PCI. Ma non andò come aveva programmato.

Durante la confessione, il Santo frate smascherò il “toscanaccio” e lo mandò via. Lui non permetteva che si giocasse con i Sacramenti. Giovanni rimase malissimo.

«Padre, mi tratta così solo perché sono “rosso”», disse.

«No, figlio mio», spiegò Padre Pio. «Perché la tua anima è nera».

Giovanni capì e, tornato a Prato, riprese ad andare, ogni domenica, alla S. Messa e s’impegnò a non bestemmiare più.
Contento e soddisfatto di se stesso, dopo un paio di mesi, Giovanni tornò a San Giovanni Rotondo per confessarsi nuovamente.
Mettendosi in ginocchio, chiese: «Padre, si ricorda di me?».

Il Santo confessore rispose: «Le brutte facce non le dimentico».

«Non cominciamo bene…», pensò il “toscanaccio”.

«Sei andato alla Messa?», riprese padre Pio.

«Tutte le domeniche, Padre».

«Perché non vai nella tua parrocchia?».

Giovanni strabuzzò gli occhi dalla sorpresa. «Ma lei come fa a saperlo?».

«Rispondi e basta».

Arrossendo, il penitente di Prato spiegò: «Perché non voglio che qualcuno che mi conosce vada a riferire ai compagni di partito che vado alla Messa».

Non poté terminare la frase, perché Padre Pio cominciò a gridare: «Vattene! Vattene! Sei peggio di prima! Prima eri un miscredente, ma ora sei ipocrita».

Tornato a Prato, Giovanni affrontò i “compagni di partito”; comunicò loro che aveva deciso di andarsene, perché la sua ritrovata fede in Cristo non gli permetteva di avere a che fare con quel mondo.
Non fu facile, perché gli ex “compagni” giurarono vendetta, ma il “toscanaccio” tenne duro. Non ebbe più paura di farsi riconoscere durante la Santa Messa, né si vergognò di inginocchiarsi quando passava davanti ad una chiesa.

Alla terza confessione, finalmente ebbe il Perdono Sacramentale.
Giovanni raccontò che Padre Pio era più felice di lui.


Fonte: Gruppo Facebook "I SANTI CHE TI AIUTANO"


martedì 2 luglio 2024

“Amico mio, sai cos'è la purezza?”


“È pazzo! È pazzo!” gridava l’inserviente del piccolo ospedaletto.
Vedeva quel giovane minuto, Luigi Gonzaga, con la sua tonaca nera, mentre trasportava in braccio un povero appestato. “Se la prenderà pure lui quella malattia!” continuava a gridare.

Si affacciò un vecchio gesuita che stava amministrando Sacramenti ai moribondi. Fece tacere l’inserviente dicendogli: “Amico mio, sai cos’è la purezza? Ecco cos’è. Ce l’hai davanti ai tuoi occhi” disse indicando Luigi. “La purezza è sapersi sporcare le mani quando c’è bisogno. La purezza è saper morire per qualcuno che non vale nulla agli occhi del mondo. Ma per un puro di cuore, come quel ragazzo, quel povero appestato è come il Sacramento. Non lo vedi come se l’abbraccia?”.

“Ma si ammalerà anche lui così?” disse quasi piagnucolando l’inserviente.

“Che ci vuoi fare, i santi sono così, non hanno misura, non si sanno regolare” rispose il vecchio gesuita sorridendo.

“Che spreco, il figlio primogenito dei Gonzaga ridotto a far questo” proseguì l’inserviente.

“Non bestemmiare” gli intimò il vecchio gesuita, “quel ragazzo vede più lontano di tutti. È più ambizioso di tutti. Ha capito fino in fondo quello che ci ha insegnato Nostro Signore: ‘Chi vuole essere il primo si faccia servo di tutti’.
I Gonzaga con il tempo se li dimenticheranno tutti. Questo ragazzo no, perché si è scelta la parte migliore che non gli sarà tolta”.


Fonte: Gruppo Facebook "I SANTI CHE TI AIUTANO"


domenica 11 febbraio 2024

«Un semplice pezzo di pane può fare questo?»


Due professori miscredenti dell'Università di Lione vollero andare ad Ars per schernire il loro curato.
Entrarono nella piccola chiesa mentre il Santo stava celebrando Messa. Si misero in una posizione tale da poter osservare tutti i suoi movimenti. Quando giunse all'elevazione dell'Ostia, uno di essi, vedendo tutta la folla prostrarsi, pensò tra se: «Come mai uomini intelligenti possono riconoscere il loro Dio in un pezzo di pane?»

Il Santo curato, al momento della Comunione, voltandosi verso i fedeli, fissò il professore come se leggesse nella sua anima quei pensieri di incredulità. Fatta la genuflessione, prese tra le dita l'Ostia e la sollevò sopra la pisside, dicendo le parole liturgiche: «Ecco l'Agnello di Dio!»
L'Ostia sfugge dalle sue mani e va a posarsi sulla lingua della prima persona inginocchiata presso la balaustra.
Il Santo fissò di nuovo l'incredulo, come per dirgli: «Un semplice pezzo di pane può fare questo?».

Il professore si sentì sconcertato e commosso. S'inginocchiò e adorò, poi corse dal curato per confessarsi.
Più tardi si consacrò sacerdote dell'ordine Domenicano.



venerdì 2 febbraio 2024

La tonaca è segno di Consacrazione a Dio!


La tonaca è segno di Consacrazione a Dio. Il suo colore nero è un segno di lutto. Il prete è morto al mondo, perché tutto ciò che è mondano non lo attrae più. È decorato con 33 bottoni sul davanti, che rappresentano l'età di Nostro Signore. Ci sono 5 bottoni sulle maniche, che rappresentano le 5 piaghe di Nostro Signore. Dispone inoltre di 2 clip laterali che simboleggiano l'Umanità e la Divinità di Nostro Signore. Il sacerdote lo indossa con una fascia intorno alla vita, simbolo di castità e celibato. Alcuni hanno altri 7 bottoni sulla parte superiore del braccio, simboleggianti i 7 Sacramenti, con i quali il sacerdote conforta i fedeli.

La tonaca è anche un Sacro rimedio contro la vanità. Mentre un uomo comune ha bisogno di passare il tempo davanti al suo guardaroba o allo specchio per controllare se quella giacca si abbina a quella camicia o se il colore della cravatta è appropriato, il prete indossa la tonaca e basta. Non hai nemmeno bisogno di chiederti “cosa indosserò oggi?”. Il tuo outfit è uno! Pertanto, è anche un simbolo di fedeltà e costanza. Ai Battesimi il sacerdote indossa la tonaca. Se è un matrimonio: tonaca! Se è un compleanno: tonaca! E se fosse un funerale? Tonaca! Nella gioia e nella tristezza, nella salute e nella malattia... è sempre la stessa cosa. E non potrebbe essere diversamente, poiché il sacerdote è il rappresentante di Nostro Signore Gesù Cristo che è lo stesso: IERI, OGGI e SEMPRE!!


Fonte: Gruppo Facebook "Don Giuseppe Tomaselli SdB"


lunedì 18 dicembre 2023

La mia bellissima guerriera Indi Gregory


Dean, il padre di Indi Gregory, ha reso un commovente tributo a sua figlia durante il suo funerale nella Cattedrale di Nottingham, celebrato il 1° dicembre 2023.

“ Onestamente, sento, nel profondo del mio cuore, che Indi non era solo bella, forte e unica. Sapevo fin dall'inizio che era molto speciale.

Tuttavia, non avrei mai potuto immaginare il tipo di viaggio che noi e Indi avremmo dovuto affrontare per lottare per la sua vita. Non ha dovuto solo combattere contro i suoi problemi di salute, ma anche contro un sistema che rende quasi impossibile vincere. Eppure, era il suo punto più debole, i problemi di salute, che hanno distinto Indi come una vera guerriera.

[…] Dio ha messo Indi su questa terra con la missione di smascherare il male nel mondo. L'ha scelta perché era forte, bella e speciale. Ma ora questo capitolo del destino di Indi è finito. La sua eredità, tuttavia, è appena iniziata. Volevo assicurarmi che Indi fosse ricordata per sempre e vivrà nei nostri cuori e attraverso le nostre voci.

Ma, il mio più grande conforto in questo momento difficile è sapere dove sia Indi e con chi sia ora. Ho fatto battezzare Indi per proteggerla e affinché andasse in Paradiso. Mi dà pace sapere che è in Paradiso e Dio si prende cura di lei.

Ti amerò sempre, Indi.

Da Papà ”.


lunedì 4 dicembre 2023

Nessuno va in Paradiso se non è puro!


Quando una persona muore, non va direttamente in Paradiso, a meno che non sia Santa in terra.
Fai un gran male ai tuoi cari, se non preghi per loro.
Non dire, il mio parente è in Paradiso ora! No, non lo sono. Se sono cattolici e muoiono confessandosi, sono andati in Purgatorio. È tuo obbligo assicurarti che quella persona riceva gli ultimi Sacramenti, è tuo obbligo, se la ami veramente, pregare affinché possa uscire presto dal fuoco del Purgatorio.
Una Santa Messa una volta all'anno, è crudele!
Una volta al mese non è meglio. Pensa al tuo tempo, a come vorresti che le persone pregassero per te.
Ricorda, un solo secondo in Purgatorio è come fossero passati anni.
Pregate e dite tante Messe per i vostri cari. Nessuno va in Paradiso se non è puro.

Santo curato d'Ars


domenica 22 ottobre 2023

Mi sono battezzato grazie a Carlo Acutis


Carlo Acutis aveva un amico, Rajesh. Professava la religione induista.
Rajesh aveva un rapporto di profonda amicizia con Carlo, il quale gli parlava di Dio e della religione cattolica con carità e purezza.

Racconta Rajesh:

"Ho chiesto il Battesimo Cristiano perché Carlo mi ha contagiato con la sua fede, la sua carità e purezza. Carlo era affascinato da una forte spiritualità che ha vissuto senza complessi, respirando il mondo della fede con la spontaneità di uno che si direbbe caduto giù dal Cielo".


mercoledì 23 novembre 2022

Non guardare chi è il Sacerdote

Angioletto mio, siete stato in banca stamane per riscuotere lo stipendio?

- Sì, Padre.

- E com'era il cassiere? Aveva per caso il naso storto e gli occhi strabici....??!! Eh sì, perché se il cassiere fosse brutto io rifiuterei lo stipendio.

- Padre, cosa dite mai? E che importa a me se il cassiere ha il naso storto? Egli mi dà lo stipendio. E a me interessa solo questo!

- E allora perché quando vai a confessarti, a riscuotere la Grazia del Signore, stai a criticare il prete e dici: se non è un Santo, io dal prete non ci vado?
Egli è l'amministratore del Sangue Redentore di Cristo. Cosa t'importa il resto? Se il prete è buono o cattivo a te non deve interessare.
Buono o cattivo che sia, la sua consacrazione e la facoltà ricevuta dal Vescovo per la confessione a te devono bastare.
Il Sacerdote attinge alla Cassa della Chiesa, ricca dei meriti di Cristo: ricordalo.


Don Dolindo Ruotolo (Napoli, 6 ottobre 1882 – Napoli, 19 novembre 1970)




Parlando di Fede, mi è capitato di sentire da certe persone, che esse sì, credono in Dio, ma che non frequentano la Chiesa perché i Sacerdoti "predicano bene ma razzolano male".
A parte che nessuna persona può sapere, nel profondo, com'è questo o quell'altro Sacerdote... solo Dio sa esattamente come siamo fatti! Ma a parte questo, questa frase mi suona tanto come una scusa per nascondere la nostra poca Fede e la nostra pigrizia, in quanto non si frequenta la Chiesa e i Sacramenti per il Sacerdote che c'è.... ma perché li c'è Cristo, vivo e vero, pronto ad attenderci e a farci dono della Sua Grazia. E solo questo ci deve interessare!
Le parole di Don Dolindo Ruotolo in questo breve colloquio con questo fedele, sono quanto mai veritiere proprio perché, come scritto, il Sacerdote attinge nello svolgere il proprio ministero dai meriti infiniti di Cristo... e non dai "suoi" meriti essendo lui, il Sacerdote, un "tramite" tra Gesù e i fedeli, a prescindere di come egli sia. Ricordiamocelo sempre e non giudichiamo mai nessuno! Solo Gesù ci deve interessare, e ci deve importare di essere le "migliori" persone possibili per Amore Suo e per il nostro maggior Bene.

Marco

mercoledì 29 giugno 2022

Don Giuseppe Tomaselli vede sua madre in Purgatorio


Don Giuseppe Tomaselli, nato il 26 gennaio 1902 a Biancavilla (Catania), è stato una delle più belle personalità Cristiane del 900, morto in concetto di Santità il 10 maggio 1989.
Don Giuseppe è stato un valente sacerdote-esorcista salesiano, vivendo con ardore e carità il proprio Ministero per quasi 63 anni.
Devotissimo alla Madonna (come tutti i veri Santi), amico di Padre Pio, oltre ai Doni ordinari che aveva, ne possedeva anche di "straordinari", come il Dono della guarigione, della scrutazione dei cuori, della visione mistica di Gesù e Maria SS., delle anime del Purgatorio.... e altri ancora. E proprio dal Purgatorio ebbe la visione della sua cara madre, deceduta qualche anno prima, donna tanto pia che don Giuseppe pensava essere in Paradiso.

Ecco quello che scrisse don Giuseppe di questa Apparizione in uno dei suoi numerosi opuscoli:

«Mia madre era di grande esemplarità e devo a lei in gran parte la mia Vocazione Sacerdotale. Ogni giorno andava a Messa, anche nella vecchiaia. La Comunione era quotidiana. Mai tralasciava il Rosario. Caritatevole, sino a perdere un occhio mentre compiva un atto di squisita carità verso una povera donna. Uniformata ai voleri di Dio, tanto da chiedermi quando mio padre era disteso cadavere in casa: “Che cosa posso dire a Gesù in questi momenti per fargli piacere?”. Ripeta: “Signore, sia fatta la Tua Volontà”.

Sul letto di morte ricevette gli ultimi Sacramenti con viva Fede. Poche ore prima di spirare, soffrendo troppo, ripeteva: “O Gesù, vorrei pregarti di diminuire le mie sofferenze! Però non voglio oppormi ai Tuoi voleri; fa la Tua Volontà!…”. Così moriva quella donna che mi portò al mondo.

Basandomi sul concetto della Divina Giustizia, poco curandomi degli elogi che potessero fare i conoscenti e gli stessi sacerdoti, intensificai i suffragi. Gran numero di Sante Messe, abbondante carità ed, ovunque predicavo, esortavo i fedeli ad offrire comunioni, preghiere ed opere buone in suffragio. Iddio permise che la mamma apparisse. Ho studiato ed ho fatto approfondire la questione a bravi teologi e si è concluso: è stata una vera Apparizione!

Da due anni e mezzo mia madre era morta. Ecco all’improvviso apparire nella stanza, sotto sembianze umane».

La donna, ricorda don Tomaselli, «Era triste assai». E rievoca la visione:

“Mi avete lasciata nel Purgatorio!…”

“Sinora in Purgatorio siete stata?”

“E ci sono ancora!… L’anima mia è circondata di oscurità e non posso vedere la Luce, che è Dio!… Sono alla soglia del Paradiso, vicino al Gaudio Eterno, e spasimo del desiderio di entrarvi; ma non posso! Quante volte ho detto: Se i miei figli conoscessero il mio terribile tormento, ah! Come verrebbero in mio aiuto!…”

“E perché non veniste prima ad avvisare?”

“Non era in mio potere”

“Ancora non avete visto il Signore?”

“Appena spirata, ho visto Dio, ma non in tutta la Sua Luce”

“Cosa possiamo fare per liberarvi subito?”

“Ho bisogno di una sola Messa. Iddio mi ha permesso di venirla a chiedere”

“Appena entrate in Paradiso, ritornate a darne notizia!”

“Se il Signore lo permetterà!”

Che Luce… che splendore!… – Così dicendo si dileguò la visione.
Si celebrarono due Messe e dopo un giorno riapparve, dicendo: “Sono entrata in Paradiso!”.

«Dopo quanto ho esposto – evidenzia don Tomaselli – dico a me stesso: Una vita esemplarmente cristiana, una grande quantità di suffragi… e due anni e mezzo di Purgatorio….. Altro che i giudizi degli uomini!”»


(Don Giuseppe Tomaselli, I Nostri Morti, Messina, 1953, pag. 7-10)



Bellissimo scritto che tratta la grande realtà del Purgatorio (di cui troppo poco si parla), che tuttavia potrebbe incutere un certo timore in chi la legge, vedendo quanto Purgatorio si sia fatta una donna piissima come la madre di don Giuseppe Tomaselli, nonostante la sua vita Cristiana così ricolma di Virtù.
Nonostante tutto questo non bisogna avere paura, perché la sofferenza espiativa del Purgatorio può sì essere molto grande, ma è sempre e comunque una sofferenza di "Amore" che, come dicono le anime mistiche, le anime soffrono volentieri pur di arrivare ad avere quella "veste bianca" assolutamente necessaria per salire in Paradiso. Inoltre non dimentichiamoci mai che il Giudizio di Dio è molto diverso da quello di noi uomini, e com'è scritto nel Vangelo, "A chi tanto è stato dato, tanto verrà richiesto". Quindi non è raro trovare anime ritenute Sante, doversi fare più Purgatorio rispetto ad anime ritenute meno degne. Pensiamo, a questo proposito, al "buon ladrone", salito direttamente in Paradiso dopo la sua morte sulla croce.
Abbiamo sempre Fede e Fiducia nel nostro buon Dio, che ha preparato per noi un Regno meraviglioso. E per giungere a questo Regno, guadagnato grazie al Sacrificio Redentore di nostro Signore Gesù Cristo, viviamo una buona vita nella Pace, nella Fede e nell'Amore.

Marco

lunedì 25 ottobre 2021

Simone, disabile grave, ha realizzato il desiderio di ricevere la S. Cresima nel suo giardino

Simone ha una gravissima disabilità, non può parlare e non può muoversi, ma questa domenica ha realizzato il suo grande desiderio di ricevere la S. Cresima nel giardino della sua casa, trasformata in una piccola chiesa, dalle mani del Vescovo e del diacono che lo conoscono bene.

ROMA – Simone è un ragazzo gravemente disabile a causa di una forte afasia complicata da diversi altri gravi problemi, non può né parlare e né muoversi dal suo letto, ma ciò nonostante non ha mai perduto la voglia di vivere né di comunicare con le persone che gli sono intorno. E ha sempre manifestato una forte Spiritualità, tanto da voler ardentemente ricevere i Sacramenti, prima la S. Comunione e ora, da questa domenica, la S. Cresima. Per fare ciò, la sua casa, in cui vive assieme a sua mamma Sara, nel quartiere Tiburtino di Roma, si è trasformata in una piccola chiesa all'aperto, con la presenza di tanti amici, del diacono e del Vescovo.
Simone, munito di un particolare “tubetto”, uno strumento che gli permette di comunicare attraverso leggere pressioni con le dita, ha fatto chiaramente capire che era suo desiderio ricevere questo importante Sacramento, e tutto questo si è realizzato nel giardino della sua nuova casa, ottenuta quest'ultima a costo di lunghe e faticose battaglie dalla sua instancabile madre Sara.

La grande Fede di Simone

E' da diversi anni che Simone ha manifestato un sempre più grande desiderio di Spiritualità, nato probabilmente negli anni della scuola. Da anni Simone ascolta devotamente la S. Messa e i vari riti Cattolici delle più importanti Festività, quindi più recentemente ha scoperto anche il S. Rosario. Tutto questo ha coinciso, qualche anno fa, con l'intenzione di Simone di fare la prima Comunione, cosa non semplice da attuare a causa della sua gravissima disabilità, ma che alla fine è avvenuta. In questo modo Simone è entrato, di fatto, nella Comunità del suo quartiere, nonostante la sua impossibilità di muoversi dalle mura della sua casa. In tutto questo ha pesato molto la devozione e compostezza che Simone ha sempre manifestato tutte le volte che ha seguito la S. Messa, fatto questo che ha convinto tutti e tolto ogni dubbio sulla profondità e radicalità delle sue intenzioni.
Simone ha manifestato spesso anche l'intenzione di pregare insieme alle altre persone, spesso quando si manifestavano dei problemi legati alla sua salute, a problemi nati con la Asl o per altre ragioni ancora.

Il desiderio realizzato della Cresima nel suo giardino

Non c'è stata una presenza di persone molto numerosa alla Cresima di Simone, a causa della pandemia, ma tutte le persone a lui più care erano presenti, e tra queste il diacono Roberto Proietti, due responsabili della Caritas, un medico molto amico della famiglia e diverse altre persone ancora, tutte care amiche di Simone e di sua mamma Sara. Ed era presente anche il Vescovo, mons. Paolo Ricciardi, che ha avuto modo di conoscere il piccolo ma bel “mondo” che ruota attorno a Simone. Soprattutto ha conosciuto lui, con il suo “tubetto” comunicatore che gli permette di interagire con le altre persone.
Al termine della cerimonia c'è stato anche un piccolo ma gradevole rinfresco, e Simone, che è stato per tutto il tempo della Festa senza respiratore, era visibilmente felice, immerso totalmente in questo clima gioioso, di vero e profondo affetto.


Marco

23 ottobre 2021