mercoledì 16 dicembre 2020

Ciascuno di noi è un fiore unico e bellissimo agli occhi di Dio

Dai manoscritti autobiografici di S. Teresa del Bambin Gesù:

“ Per tanto tempo mi sono chiesta perché Dio abbia delle preferenze, perché tutte le anime non ricevano grazie in grado uguale, mi meravigliavo perché prodigasse favori straordinari a Santi che l’hanno offeso, come San Paolo, Sant’Agostino, e perché, direi quasi, li costringesse a ricevere il suo dono, poi, quando leggevo la vita dei Santi che nostro Signore ha accarezzato dalla culla alla tomba, senza lasciare sul loro cammino un solo ostacolo che impedisse di elevarsi a lui, e prevenendo le loro anime con tali favori da rendere quasi impossibile che essi macchiassero lo splendore immacolato della loro veste battesimale, mi domandavo: perché i poveri selvaggi, per esempio, muoiono tanti e tanti ancor prima di aver inteso pronunciare il nome di Dio?
Ma Gesù mi ha istruita riguardo a questo mistero. Mi ha messo dinanzi agli occhi il libro della natura, ed ho capito che tutti i fiori della creazione sono belli, le rose magnifiche e i gigli bianchissimi non rubano il profumo alla viola, o la semplicità incantevole alla pratolina.
Se tutti i fiori piccini volessero essere rose, la natura perderebbe la sua veste di primavera, i campi non sarebbero più smaltati d’infiorescenze. Così è nel mondo delle anime, che è il giardino di Gesù.
Dio ha voluto creare i grandi Santi, che possono essere paragonati ai gigli ed alle rose, ma ne ha creati anche di più piccoli, e questi si debbono contentare d’essere margherite o violette, destinate a rallegrare lo sguardo del Signore quand’egli si degna d’abbassarlo. La perfezione consiste nel fare la sua volontà, nell’essere come vuole lui.
Ho capito anche un’altra cosa: l’amore di Nostro Signore si rivela altrettanto bene nell’anima più semplice la quale non resista affatto alla grazia, quanto nell’anima più sublime, in realtà, è proprio dell’amore umiliarsi, e se tutte le anime somigliassero ai santi Dottori, i quali hanno rischiarato la Chiesa con i lumi della loro dottrina, parrebbe che Dio misericordioso non discendesse abbastanza da raggiungerli; ma egli ha creato il bimbo il quale non sa nulla e si esprime con strilletti deboli, ha creato il selvaggio il quale, nella sua totale miseria, possiede soltanto la legge naturale per regolarsi; e Dio si abbassa fino a loro! Anzi, sono questi i fiori selvatici che lo rapiscono perché sono tanto semplici. Abbassandosi fino a questo punto, Dio si mostra infinitamente grande. Allo stesso modo in cui il sole illumina i grandi cedri ed i fiorucci da niente come se ciascuno fosse unico al mondo, così Nostro Signore si occupa di ciascun’anima con tanto amore, quasi fosse la sola ad esistere; e come nella natura le stagioni sono tutte regolate in modo da far sbocciare nel giorno stabilito la pratolina più umile, così tutto risponde al bene di ciascun’anima ”.

FONTE: Opera Piccola Cafarnao



Questo è uno degli scritti che amo di più di Santa Teresina del Bambin Gesù, quest'anima così bella e candida che tanto ha amato il Signore. E non ho nessun dubbio che sia proprio vero quello che il Signore gli ha ispirato: ciascuno di noi è un fiore bellissimo e unico, con le proprie caratteristiche, particolarità e originalità. E così come ciascuno è chiamato a fare la "propria parte" nel mondo in cui viviamo, amando e facendo la Volontà di Dio, così sarà lo stesso nell'Eternità dove saremo tutti parte, solo che lo vogliamo, di quel meraviglioso Giardino dagli infiniti colori, dalle forme più variegate e dai meravigliosi profumi che è il Suo Regno.
Un meraviglioso avvenire ci attende dunque perchè, non dimentichiamocelo mai, il Signore ha concepito e creato l'uomo per la Felicità. Ringraziamolo sempre allora, con cuore gioioso e grato.

Marco

venerdì 11 dicembre 2020

Luca, vent'anni per Gesù


Voglio vivere una donazione totale all’altro, secondo lo stile dl Gesù.
(Luca)


Una domenica di maggio 1975 a Cuneo. Nella parrocchia "Cuore Immacolato di Maria", è festa di Prima Comunione. Tra bambini c’è Luca Ferrari, otto anni, lo sguardo dolce e sbarazzino, contento del suo primo incontro con Gesù... Si ferma in preghiera davanti alla statua della Madonna, poi le dà la mano, come fa con la mamma. Da quel giorno Ella l’avrebbe guidato sulle orme del Figlio suo. E lui la chiamerà «Mamma Maria».
Luca era nato il 7 dicembre 1967, vigilia dell’Immacolata, terzo dopo Paolo e Laura. Bambino vivace, papà Enrico lo chiamava «il grillo». Dai genitori scopre che Gesù è il più grande Amico e che la vita va spesa come dono d’Amore.
Ogni mattina, ogni sera, con i suoi cari, si raccoglie a pregare. Alle elementari, intelligente e studioso, è capace di amicizia con tutti: buono, sorridente, un gran mattacchione. Tutto lo appassiona. Frequenta il catechismo parrocchiale...
Si affeziona al parroco, Don Giorgio, fervente e dinamico, che diventa la sua guida, colui che, con la mamma Elsa, lo aiuterà a intessere un intenso rapporto d’Amore con Gesù. Quando riceve la Cresima, Luca, undici anni, sa che ora tocca a lui essere un cristiano vero.

Gesù è la gioia

È limpido come l’acqua che scroscia dai monti della sua terra. Impara a conoscere stupendi modelli di vita: Tarcisio, il ragazzo martire di Roma antica (cui è intitolata l’associazione parrocchiale), giovani Santi come Domenico Savio e Pier Giorgio Frassati. Non può sopportare ingiustizie né azioni scorrette: «Io con quello non ci sto più, perché dice troppe parolacce» — s’impenna indignato.
Quando arriva alla scuola media, l’istituto Maria Immacolata, è un ragazzo felice che studia volentieri e che si fa tanti amici con i quali gode un mondo a giocare, a fare sport, a cantare.
A fianco dei genitori, gli nasce dentro la passione per la montagna. Luca è un adolescente che sogna le vette.
Mentre diversi compagni non frequentano più la parrocchia, lui è fedelissimo agli incontri formativi, alla Confessione frequente, alla Messa festiva e spesso anche durante la settimana, sempre con la Comunione. Crescendo, sente di aver ancora più bisogno di Gesù e vuole conoscerlo a fondo: comprende che Gesù è la sorgente della gioia vera.
Nel 1981, dopo la terza media, s’iscrive alle superiori. Ha nel cuore il desiderio di portare Gesù a scuola, dovunque. Comincia a voler bene a tutti i compagni ed è sempre pronto a dar loro una mano, anche quando gli costa. Studia con intelligenza e impegno, sempre promosso tutti gli anni, e vuole approfondire fatti e problemi: ha la passione della Verità. Negli incontri in parrocchia, nel colloquio sempre affettuoso con i genitori. Luca matura una Fede forte e gioiosa. Incontra giovani che trattano con ironia chi crede. Luca risponde con bontà, ma spiega loro con chiarezza chi è Cristo. A scuola c’è un professore che attacca i cattolici. Solo Luca interviene deciso: «Questo non è vero. Lei non può parlare così!»
È pronto a dar ragione della sua Fede con convinzione così profonda e motivata da stupire. Carlo, il suo vicino di banco, un giorno gli confida: «Voglio farmi prete». Luca ne è orgoglioso. Quando Carlo trova difficoltà, solo lui continua a sostenerlo: «Coraggio, va avanti. E’ una scelta meravigliosa». Una volta entrato in noviziato dai salesiani, Luca va spesso a trovarlo: «Tieni duro! Il Signore è con te».
A chiunque incontra, annuncia Cristo con brio, simpatico ed attraente. Ricco di umanità, è accogliente verso tutti e fa sentire loro che solo Cristo è il senso e la bellezza della vita, che Lui è più forte del dolore, del peccato, di qualsiasi dramma. Luca affascina con il suo sorriso e la letizia che emana dalla sua figura: gli altri comprendono che solo Gesù è il segreto di questa vita, di questa gioia.

«Come persona gradita al Signore»

Si impegna in parrocchia interessandosi ai bambini, ai poveri, collaborando con la "S. Vincenzo", senza risparmiare fatica. Si dedica ad un giovane che sta scivolando verso una brutta strada. Durante la festa, una sera di capodanno, in parrocchia, un giovane che conosce è ubriaco. Luca se lo carica sulle spalle e lo porta a casa sua, rinunciando alla festa, e lo fa dormire nella sua camera. Sente che tocca anche a lui far vedere Gesù.
«Qui — dice con i compagni — bisogna sputare l’anima». Ma sa che non potrà far nulla da solo: «Sto portando avanti un progetto di sensibilizzazione per dare aiuto ai bambini dell’India — scrive ad un amico —. Per questo ti chiedo di pregare perché il Signore mi dia la forza».
Luca ha sempre creduto alla preghiera. Ora prega, cuore a cuore con Gesù. Ama molto "Le preghiere" di M. Quoist: le medita e ne fa parte agli amici, con i quali spesso afferma: «L’unica cosa è pregare», perché si fida di Dio e da Lui attende tutto...
Fin da bambino, ha un’affezione grande alla Madonna: la sente e la prega come Mamma, le affida i suoi cari, gli amici, i progetti di bene. La prega spesso nel suo Santuario di Fontanelle. Confida: «Ogni mattina, metto la mia giornata nelle mani della Madonna». Scrive: «Lungo la via della vita, l’incontro con la Mamma è sempre rassicurante». Prega con il rosario e insegna agli altri ad amare «Mamma Maria».
In parrocchia con gli amici ha organizzato un complesso musicale. Partecipa spesso con i genitori e gli amici a giornate allegre in montagna. Si diverte «da matti» a giocare a pallone, a pallavolo ed è pure uno sciatore provetto. Ma nei momenti più impensati, propone agli amici: «Ora preghiamo insieme». Una sera, sale con loro a S. Anna di Vinadio, a piedi. È buio fitto, ma giunti alla meta, Luca li invita a pregare sotto il cielo stellato... Non raramente, si apparta da solo e nessuno può rapirlo dal suo colloquio con Dio. Tutti lo sentono fratello, ma i più attenti si accorgono che è diverso.
A Carlo, l’amico che si avvia al sacerdozio, scrive: «Ti ringrazio perché con la tua presenza ed esempio, mi incoraggi ad andare avanti nel cercare di costruirmi come persona gradita al Signore». È il suo progetto, il medesimo di Gesù: «Sono venuto per compiere la volontà del Padre». Così, quando nasce la nipotina Samantha, Luca, diciottenne, accetta con orgoglio di farle da padrino: «Allora sono diventato grande» — commenta commosso — e partecipa con i genitori della piccola alla preparazione del Battesimo impegnandosi a trasmetterle la sua Fede.
Nel 1986, ha conseguito la maturità. È un giovane forte e slanciato, dallo sguardo bello e puro. Non è mai entrato in una discoteca né ammazza il tempo in esperienze di vizio e di peccato. Durante l’estate, a Taizé, incontra giovani di mezza Europa ed approfondisce la sua capacità di pregare. Fa amicizia con un gruppo di giovani che, al ritorno, gli chiedono un piccolo contributo per i bambini dell’India. Luca possiede in banca 700.000 lire (poco più di 300 euro), frutto del suo primo lavoro, e dice al papà: «Manda tutti i miei soldi a quei bambini». Per loro si priva di tutto quel che ha.
Giunto il tempo del servizio militare, presenta domanda di obiezione di coscienza: «Io sottoscritto... dichiaro di essere contrario all’uso delle armi e della guerra... Voglio vivere una donazione totale all’altro secondo lo stile di Gesù: «amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano». Voglio donare me stesso per realizzare un incontro nella carità, vincolo di perfezione, nella quale soltanto potranno essere superati gli eterni conflitti tra gli uomini e le nazioni
». Presta servizio civile alla Caritas, presso il Centro-Famiglia di Borgo San Dalmazzo, strappando l’ammirazione degli assistiti e del responsabile. Vuole dare di più, specialmente per i bambini cui fa dopo-scuola. Nei momenti di libertà, spiega ai più giovani il valore del servizio ai fratelli, l’urgenza di costruire un mondo di pace. Ma ormai Dio lo veniva preparando all’offerta suprema.
Nel marzo 1987, Luca si frattura una gamba, cadendo dagli sci. Ingessato, si lamenta con la mamma: «Sono immobilizzato, mentre c’è tanto bisogno di far del bene
». La mamma gli ricorda: «Gesù ha salvato il mondo sulla croce». Luca ascolta: «Mamma, parlami ancora di Lui». La luce arriva ed egli offre la sua sofferenza con Gesù. Risponde: «Adesso andiamo in chiesa a pregare. Ed insieme alla mamma, prega: «A me basta il mio Dio...» (Salmo 15)». Ha compreso che la sofferenza offerta per Amore con il Crocifisso, diventa Redenzione del mondo.

Una svolta nella sua vita

Guarisce presto e riprende le sue attività... scala le montagne. il «suo» Monviso... Di lassù guarda il cielo che è più bello e la terra che si fa lontana e piccina. Le foto lo mostrano sulla vetta, vicino ad una croce... Sono mesi densi di Amore a Cristo e al prossimo, vivificati dalla preghiera e dalla Comunione Eucaristica. Luca diffonde attorno a se la luce e la pace che solo Dio può dare.
Un giorno d’agosto 1987, conversando, la mamma gli ricorda: «La vita si costruisce solo con Gesù... Chi è Gesù per te?». Le risponde Luca: «Gesù è il mio unico punto di riferimento. Colui per il quale viviamo. Ma credi che sia facile costruire tutto su di Lui?».
Sa di aver bisogno del Perdono e della Grazia Divina e cerca tutto questo nella confessione frequente per ripartire più limpido e più capace di amare.
Nel settembre 1987, con gli amici dei "Focolari" (cui appartengono i suoi genitori), Luca è a Roma, in udienza dal Papa: è radioso quando può stringergli la mano, sorridergli...
In ottobre, partecipa alla Messa celebrata presso "l’Ausiliatrice" di Torino, da don Commisso, salesiano, per il 25° di matrimonio dei suoi genitori. Riceve la Comunione sotto le due specie: il calice in cui beve il Sangue di Gesù è quello di Don Bosco e Luca sprizza di felicità. L’ultima foto della sua vita lo mostra così: Luca, con il Sacro Calice tra le mani, vicino al sacerdote, quasi si confonde con il volto di Gesù che ha alle spalle, in una stupenda immedesimazione d’Amore!

«Ho vissuto in Te»

Il 7 dicembre 1987, compie 20 anni. È festa in casa Ferrari. Il 9, presta la sua opera in una casa di riposo. La sera del 10 dicembre, mentre sale da Borgo Gesso, con la sua piccola «500», è investito da un’auto che sbanda. All’ospedale si riscontrano numerose fratture sul suo corpo. Accorrono i genitori. Luca, tutto dolente, chiede ad un’infermiera: «Dica alla mia mamma che le voglio bene». È operato per l’asportazione della milza. Appena riprende conoscenza, dice ai suoi genitori: «Perdono il giovane che mi ha investito. Desidero vederlo per dirglielo di persona». Dopo qualche istante: «Non costituitevi parte civile, non fate nulla che possa nuocergli». Sembra riprendersi bene. Sa che sarà esonerato dal servizio civile: «Papà, — spiega —
io quelle persone là non le voglio lasciare. Lo farò come volontariato, ma i miei venti mesi con loro li voglio passare tutti». E ancora: «Vorrei lasciare al Centro Famiglia di Borgo San Dalmazzo l’assicurazione». «— gli risponde il papà — faremo tutto quello che vuoi, ma ora pensa a guarire».
Seguono giorni di trepidazione e di speranza. Tutti pregano per lui. Ogni giorno, Luca con i genitori prega con il "Magnificat", per lodare il Padre con Maria e offrire tutto per la sua Gloria. Vengono a fargli visita il parroco Dan Giorgio, il vice Don Beppe, sacerdoti, amici: «Luca, vuoi pregare?» —
«Sì. — risponde subito — l’Ave Maria, perché è rivolta a Mamma Maria e poi perché me l’ha insegnata mamma». Vuole spesso la Comunione, perché con Gesù non c’è da aver paura. Nel suo corpo dolente sono infilate più di dieci flebo. Il medico cerca di calmargli il dolore ma Luca gli chiede: «Solo mezza iniezione. Voglio resistere da solo. Voglio essere lucido!».
Negli stessi giorni, nel medesimo ospedale, nasce il nipotino Matteo. Luca commenta: «Se nasce lui, c’è già chi mi sostituisce... io posso anche morire». Ma il giorno di Natale, è in un letto «normale». Non vuole regali: «Mamma, non si può vivere questa festa in povertà?». Alla sera, tutti i familiari si radunano attorno a lui.
Domenica 27 dicembre, Luca sente un dolore al petto. Mormora: «Signore, pietà». Si rivolge alla mamma con voce intensa: «Com’è bello il Cielo!». Poi: «Guarda il campanile della nostra chiesa: si vede solo più la croce!». Le cure continuano, ma la fitta al petto si fa più forte: l’aorta sta cedendo. È il 28 dicembre 1987, festa dei SS. Innocenti. Luca vuole vedere il nipotino Matteo, di pochi giorni: lo accarezza, lo bacia. Mentre il sole tramonta, dietro le vette inondate di luce, Luca chiama: «Mamma, voglio pregare». Ed insieme alla mamma, dice piano, sottovoce, la sua preghiera prediletta, "Gratitudine" di Chiara Lubich: «Gesù, ti voglio bene, perché sei entrato nella mia vita, più dell’aria nei miei polmoni, più del sangue nelle mie vene. Sei entrato dove nessuno poteva entrare... Ogni giorno ti ho parlato, ogni ora ti ho guardato e nel tuo volto ho letto la risposta, nelle tue parole la spiegazione, nel tuo Amore la soluzione. Ti voglio bene, perché per tanti anni hai vissuto con me ed io ho vissuto di Te... Dammi di esserti grato, nel tempo che mi rimane, di questo Amore che hai versato su di me e m’ha costretto a dirti: ti voglio bene».
Sono le sei di sera. Luca, vent’anni colmi di dedizione, contempla Gesù e, nella sua Gioia infinita, gli ripete in eterno «Ti voglio bene».


di Paolo Risso


FONTE:  Unità Pastorale Valfreddana Nord-Ovest


Ho conosciuto la figura di Luca Ferrari grazie alla parrocchia S. Paolo Apostolo di Parma, il cui gruppo è andato a conoscere i suoi genitori e amici più stretti, in Piemonte, nel paese in cui Luca ha vissuto la sua breve ma intensa vita. Sono rimasto veramente colpito da questo ragazzo, così "intriso" di vera, genuina Fede, pur rimanendo un ragazzo come tutti gli altri, amante della vita, degli amici, delle escursioni in montagna.... ma tutto sempre vissuto alla Luce di Cristo, sua unica Guida, Verità e Vita.
Luca rappresenta certamente uno splendido modello da imitare per tutti, sopratutto per i giovani, al pari di Carlo Acutis, di Chiara "Luce" Badano, di Pier Giorgio Frassati.... questi giovani di oggi che sono troppo spesso lasciati soli a loro stessi, alla mercè di un mondo e di una società troppo consumistica e spesso lontana dai Veri Valori. E allora sono veramente felicissimo di poter parlare di questo ragazzo sulle pagine di questo nuovo blog, un mio piccolissimo omaggio a questa splendida figura "volata" in Cielo così presto, nel fior fiore degli anni, certamente per un Disegno particolare di Dio che lo voleva vicino a Sè, nel Suo meraviglioso Giardino che è il Regno di Dio. Un Regno che attende tutti quanti noi, solo che lo vogliamo, e di cui Luca è certamente uno splendido fiore.
Grazie Luca, di tutto !!!

Marco

domenica 6 dicembre 2020

Perché credo a Medjugorje

Mi è capitato spesso di parlare di Medjugorje con tante persone, credenti, non credenti, “credenti a modo proprio” e così via.... e ho sentito spesso giudizi alquanto contrastanti. Come si può facilmente immaginare c'è chi ci crede, chi non ci crede o chi è nel dubbio. Faccio subito una premessa: io non sono mai stato a Medjugorje, quindi probabilmente non sono la persona più indicata a parlarne.... ciò nondimeno mi sono molto informato su quello che avviene laggiù, ho letto libri, ho visto video, ho parlato con persone che ci sono state, ne ho sentito parlare per radio. E su Medjugorje mi sono fatto un idea molto ben precisa: E' ASSOLUTAMENTE TUTTO VERO!
Con questo post non voglio stare a spiegare la storia di Medjugorije perchè chiunque, con un minimo di buona volontà, può informarsi e trovare tutto quello che serve in proposito (anche se la cosa migliore sarebbe sempre e comunque quella di andare laggiù). Dico soltanto e brevemente che in questa cittadina della Bosnia-Erzegovina dal 1981 appare la nostra SS. Madre a sei veggenti, e che queste Apparizioni avvengono tuttora. La Madonna ha anche fatto conoscere ai veggenti 10 Segreti (alcuni di loro ne conoscono solo 9) che a tempo debito, ovvero 3 giorni prima che accadranno, saranno fatti conoscere a tutto il mondo! Ma perchè credo a Medjugorje? PERCHE' NE VEDO I FRUTTI! E questi frutti li ho constatati e toccati con mano sopratutto ascoltando le persone che sono state laggiù: e sono state tutte testimonianze estremamente positive! Chi non aveva Fede laggiù l'ha trovata, chi ce l'aveva è tornato con una Fede ancora più grande.... là avviene proprio questo: c'è la CONVERSIONE DEI CUORI! Avvengono anche tante altre cose, Guarigioni del corpo da malattie fisiche considerate incurabili, “fenomeni” solari, ovviamente ci sono i Messaggi che sono tutti altamente spirituali e sempre coerenti con la dottrina Cristiana. Ma, come detto, la cosa più importante e tangibile di Medjugorje sono le Conversioni, gente che trova la Fede, che ravviva la propria se già l'aveva, gente che torna sempre contenta, soddisfatta, rinnovata, “innamorata” più che mai di Gesù e della Madonna. E tutto questo può venire solamente da Dio!
A tutto questo aggiungo anche l'assoluta credibilità dei sei veggenti: io ho avuto modo di sentire e anche vedere diverse loro interviste attraverso Radio Maria o tramite il web.... e l'impressione che ne ho avuto è sempre stata quella di persone sane, equilibrate, assolutamente convinte di quello che dicono e molto fervorose. Si capisce proprio quando parlano che loro credono veramente a quello che dicono, e poi sono pieni di Gioia nel trasmettere il Messaggio della Madonna, interpretano il loro ruolo di veggenti veramente come una Missione che è stata loro affidata dal Cielo. Poi, per carità, sono esseri umani anche loro e avranno pure loro qualche difetto.... ma il loro compito a parer mio lo hanno sempre svolto molto bene e in maniera assolutamente credibile.

Per tutti coloro che non credono a Medjugorje e pensano sia tutta una truffa colossale, vorrei che queste persone rifletessero attentamente proprio sul comportamento dei sei veggenti: ma è possibile che per quarant'anni sei persone (inizialmente molto giovani) sarebbero capaci di “recitare” una parte senza mai cadere in contraddizione, senza mai fare un “passo falso”, senza mai “deviare”, neanche per un momento, dalla loro “finta” strada? Ma chi potrebbe fare questo? Chi potrebbe “resistere” tanto tempo in una “recita” del genere? La risposta è molto semplice: nessuno!
Qualcuno mi ha anche fatto notare che, magari, i veggenti sarebbero anche persone in buona Fede, ma sono le Apparizioni ad essere false, ovvero che queste verrebbero dal demonio e non dalla Madonna, allo scopo di ingannare la gente! Ora io dico: ma se queste Apparizioni e tutto quello che avviene a Medjugorje venisse dal demonio.... questo si sarebbe fatto il più clamoroso degli AUTOGOL! Perchè a Medjugorje la gente prega, si confessa, digiuna, si avvicina a Gesù e alla Madonna, e, se non credente, spesso trova proprio quella Fede che prima non aveva e abbandona le vie del peccato! Quale clamoroso autogol sarebbe mai questo per il diavolo, se fosse tutta opera sua?! Riflettiamo su tutte queste cose.... e soprattutto cerchiamo di avere il cuore aperto e di essere semplici come bambini. Pensiamo sempre che Dio rivela le sue Verità ai piccoli e ai puri di cuore e non ai dotti e ai sapienti.
Ricordiamoci sempre delle Parole di Gesù: “Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere” (Matteo 7, 16-20). E quali, quali e quanti frutti buoni provengono da Medjugorje?! Sono così numerosi e così buoni da non dare adito a dubbio sulla bontà dell'albero!

Potrei dire tante, tante altre cose ancora, ma per il momento mi fermo qui perchè credo di avere espresso chiaramente il mio pensiero. In altro momento voglio trattare anche il tema dei 10 Segreti, importantissimo, che rivelerà in maniera definitiva se tutto quello che accade a Medjugorje è Verità, oppure no.
Chiudo questo post col dire infine che credo fermissimamente che il futuro dell'umanità e della Chiesa passerà “attraverso” Medjugorje e i 10 Segreti... e che, quando essi si saranno avverati, entreremo in una nuova era di Pace, così come la Madonna ci ha promesso!
Pace e Bene a tutti!

Marco

martedì 1 dicembre 2020

Natuzza Evolo, altro che pazza, mia sorella sarà presto santa


Parla il fratello della mistica

«Sono orgoglioso che Papa Francesco abbia deciso di aprire il processo di beatificazione per mia sorella», dice Antonio Evolo. «Fin da bambina lei aveva visioni mistiche». «A dieci anni le erano comparse le stimmate, ma padre Gemelli disse che era una nevrotica da manicomio»

Paravati (Vibo Valentia), marzo
«Sono orgoglioso che Papa Francesco abbia deciso di aprire il processo di beatificazione di mia sorella Natuzza. Questa notizia mi riempie il cuore di gioia. Ma per me e la nostra famiglia lei è sempre stata una Santa, sin da quando era bambina, anche quando dicevano che era una strega».
Chi parla è Antonio Evolo, ottantacinque anni, fratello dell'umile mamma calabrese famosa in tutta l'Italia per le sue virtù prodigiose, sopratutto per le sue doti di veggente, per le apparizioni mistiche e per le stimmate che segnavano il suo corpo. Il 6 aprile prossimo, a quasi dieci anni dalla sua scomparsa, avvenuta il primo novembre 2009, nella basilica-cattedrale di Mileto, in provincia di Vibo Valentia, si terrà la funzione religiosa con la quale la Congregazione delle cause dei Santi aprirà ufficialmente la causa di beatificazione di Fortunata Evolo, così fu battezzata quando nacque il 23 agosto 1924 a Paravati, frazione di Mileto, per essere subito soprannominata Natuzza.
Da quel momento Natuzza avrà il titolo di “serva di Dio”. Se la causa si concluderà in modo positivo, provando l'eroicità delle sue virtù cristiane, Natuzza sarà proclamata Venerabile, primo passo perché possa essere dichiarata, dopo ulteriori processi, Beata e, infine, Santa.
«Quando eravamo piccoli e giocavamo assieme», ricorda Antonio Evolo «all'improvviso lei aveva visioni mistiche meravigliose. “C'è un bambino bellissimo che sta giocando con te” mi diceva. “Ha i capelli lunghi e mossi: è Gesù”. Oppure affermava di vedere le persone defunte e, se capiva che avevo paura, mi abbracciava con grande affetto e tenerezza. Ricordo anche le stimmate, le ferite sanguinanti che le erano comparse quando aveva dieci anni e che la facevano soffrire proprio come Cristo».
Tutto quello che per la famiglia Evolo era la normalità cominciò a essere visto con sospetto dalla Chiesa quando le visioni mistiche di Natuzza divennero di dominio pubblico. Accadde nel 1938, quando Natuzza aveva quattordici anni e faceva la domestica. «La Madonna mi ha detto che il 26 luglio farò una morte apparente», disse alla signora presso cui lavorava. Accadde proprio così: quel giorno Natuzza cadde in un sonno inspiegabile, lungo sette ore, e al risveglio disse: «E' il giorno più bello della mia vita. Sono andata in Paradiso e Gesù mi ha chiesto di portargli le anime e di amare e di compatire. Sì, di amare e di soffrire».
«Nel 1940, mentre riceveva il sacramento della Cresima, mia sorella sentì un brivido dietro la schiena e sulla sua camicia si formò una croce di sangue. La Chiesa volle indagare questi strani fenomeni per capire se si trattasse di una Santa o di una mistificatrice», ricorda Antonio Evolo. Furono chiamati a consulto medici e alti prelati; il vescovo di Mileto, Paolo Albera, inviò una relazione all'autorevole padre Agostino Gemelli, medico, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze e rettore dell'Università Cattolica. «Natuzza Evolo è soltanto una nevrotica isterica. Va curata in manicomio», decretò. La ragazza, che aveva appena diciassette anni, nel 1941 fu convinta a curarsi e fu rinchiusa per due mesi nell'ospedale psichiatrico di Reggio Calabria.
«Quando uscì, cercò di ricominciare una vita normale. Si sposò con Pasquale Nicolace, ebbe cinque figli, ma lei continuò ad avere visioni mistiche, colloqui con i defunti e le stimmate», racconta Antonio Evolo. «Sopratutto nella Settimana Santa il suo misticismo raggiungeva il culmine. Nei giorni che precedevano la Pasqua, Natuzza riviveva sul proprio corpo la Passione del Signore. Cadeva in uno stato di estasi e, in quei giorni, inspiegabilmente, le stimmate si trasformavano a contatto con le bende in figure che potevano rappresentare ostie, corone di spine, cuori, ma anche scritte in inglese, latino o aramaico». Ben presto la sua casa si affollò di devoti che cercavano in “Mamma Natuzza”, così cominciarono a chiamarla, conforto alla loro disperazione, che volevano parlare con i loro cari defunti, che speravano di avere da lei diagnosi mediche favorevoli.
«Mia sorella riceveva anche ducento persone al giorno, ma sapeva conciliare le sue virtù di veggente con la famiglia», dice suo fratello Antonio. «Io andavo ad aiutarla per qualche piccola commissione e le coltivavo l'orto che aveva dietro casa. Ricordo che un giorno, tra le tante persone in attesa, c'era anche un bambino sordomuto accompagnato dalla sua mamma. Entrò da solo, mia sorella lo baciò e gli disse: “Quando esci da qui salutami tanto la tua mamma”. Il piccolo uscì e, tra lo stupore e la commozione di tutti i presenti, disse, come se avesse sempre parlato e ascoltato: “Mamma, ti saluta tanto la signora Natuzza”. Andai a domandarle spiegazioni di questa guarigione miracolosa ma mia sorella con grande umiltà mi disse: “Non sono stata io, è stato il mio angelo custode”. La risposta non mi stupì, perché diceva sempre che era il suo angelo custode a suggerirle le risposte anche in lingua straniera e con una terminologia medica e scientifica che una persona come lei, priva di istruzione e quasi analfabeta, non avrebbe saputo usare».
Ma, a un certo punto della sua vita, Natuzza Evolo capì che la sua casa non era più degna di ricevere non soltanto le migliaia di persone che affollavano il paese nella speranza di vederla e di affidarle sofferenze, speranze e turbamenti, ma anche la Madonna e i santi che diceva di incontrare nelle sue visioni. «Quando ho visto la Madonna, Gesù e San Giovanni tutti insieme, dissi loro: “Come posso ricevervi in questa brutta casa?”. La Madonna mi disse: “Non ti preoccupare, anche nella casa brutta possiamo venire. Ma ci sarà una nuova casa che si chiamerà Cuore Immacolato di Maria rifugio delle anime. Ci sarà anche una grande chiesa. Ti farò sapere quando sarà il momento”».
Il momento arrivò nel 1987 quando, con l'assenso della Chiesa, che aveva cominciato a rivalutare Natuzza Evolo, e con le offerte dei devoti, cominciò la costruzione della Fondazione Cuore Immacolato di Maria rifugio delle anime, con la chiesa, il centro anziani e la casa di cura.
Qui Natuzza Evolo mancò il primo novembre 2009, a ottantacinque anni, per un blocco renale. Trentamila persone vennero a salutarla per l'ultima volta durante il funerale, celebrato da cinque vescovi e centoventi sacerdoti. La sua scomparsa fu accompagnata dal suono a lutto delle campane del paese, le stesse che, all'annuncio dell'apertura del processo di beatificazione, pochi giorni fa, hanno suonato lungamente a festa e hanno accompagnato le parole del vescovo Luigi Renzo: «La fama di santità di Natuzza Evolo è viva e aumenta sempre più. Le sue virtù, il suo sconfinato amore per il Cuore di Gesù e di Maria, l'accettazione della sofferenza eroica sul modello del Crocifisso, la sua fede incrollabile e il profondo senso di obbedienza alla Chiesa ne sono la chiara testimonianza».

Di Roberta Pasero

FONTE: Di Più N. 9
11 marzo 2019


Splendido articolo che sono felicissimo di poter inserito tra le pagine di questo nuovo blog, in quanto parla di una delle figure più belle del XX Secolo, la mistica calabrese Natuzza Evolo.
E' questa una figura che io amo moltissimo, per cui non posso essere altro che immensamente felice che la Chiesa ne abbia aperto il processo di Beatificazione. E se tutto andrà come credo, non passerà molto tempo che quest'anima luminosa verrà proclamata Beata, e poi, me lo auguro di cuore, anche Santa. Personalmente non nutro nessun dubbio sulla Santità di Natuzza Evolo, un anima che ha consacrato totalmente la sua vita a Cristo, al prossimo e alla propria famiglia, un anima ricolma di Doni e Carismi straordinari eppure assolutamente umile, semplice, povera e obbediente. Se la si conosce a fondo, si può solamente voler bene a Natuzza Evolo, un esempio meraviglioso e luminosissimo per tutti!

Marco