Visualizzazione post con etichetta Miracoli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Miracoli. Mostra tutti i post

mercoledì 2 luglio 2025

Gesù continua a guarire gli infermi


Durante la Messa era molto difficile distribuire la Comunione, perché i corridoi erano gremiti di gente. Aiutato da alcuni sorveglianti mi incamminai verso il retro. Mentre passavo tra la folla, e alcuni volevano toccarmi e altri mi chiedevano di fermarmi a pregare per loro, pensavo: "E' solo Gesù che può guarirli, ma non smettono di cercare il padre Emiliano...".

In mezzo a tanta gente vidi una signora con gli occhi lucidi di pianto, con un bambino in braccio. Il piccino mi guardava con dolcezza. Mi ricordai del paralitico della piscina di Betzaetà (Gv 5), che non poteva entrare nell'acqua miracolosa, perché non aveva nessuno che potesse aiutarlo. Così mi avvicinai al bambino e gli diedi un bacio. Mi fece un sorriso e continuai a distribuire la Comunione. Normalmente non do baci mentre distribuisco la Comunione, ma in quel momento mi sentii spinto a farlo...

Il giorno dopo, la signora prese il microfono e, in piedi davanti alla folla, disse: "Ieri, al momento della Comunione, il padre Emiliano Tardif passò vicino a noi. All'improvviso si fermò e diede un bacio al mio bambino di due anni, che era completamente sordo. Do gloria al Signore perché da ieri il mio bambino ha cominciato a udire. Dio lo ha guarito. Gloria al Suo Nome!".
Da quel momento la mia vita si complicò. Tutti volevano essere baciati da me, ma io rispondevo: "I baci sono solo per i bambini. Le signore si facciano baciare dai loro mariti!".

Senza dubbio l'insegnamento fu molto efficace. lo non avevo guarito nessuno. Il bacio, per quanto amore esprimesse, non poteva sanare neppure un mal di testa. La verità è che portavo Gesù tra le mani, e Gesù stesso guarì il bambino sordo.
Io sono solo l'asino che porta Gesù, per questo Lui continua a guarire gli infermi. Il peggio sarebbe fissarsi sull'asino e non su chi lo cavalca. Il giorno in cui prenderemo coscienza che portiamo Gesù Cristo, il nostro Ministero si trasformerà, e non ci limiteremo più tanto a parlare di Gesù, ma lo lasceremo agire con tutta la Sua Potenza.


Padre Emiliano Tardif, servo di Dio


venerdì 18 aprile 2025

Cosa vuol dire avere Fede


«La Fede è un dono che viene dall’Alto ma è come un seme che deve essere coltivato per fiorire e fruttificare. Dio, il vero Dio non nega a nessuno questo dono, ma lo depone nei cuori puri e disponibili a lavorare nella Sua Vigna. Nella Fede tutta la realtà si trasfigura, prende senso, rivela il fine della vita.

La Fede è potente e persino onnipotente perché unisce il credente a Dio. Per questo soltanto la Fede può compiere miracoli nell’ordine naturale e spirituale. Chi passa dall’incredulità alla Fede cambia totalmente la vita, la rende buona, bella, felice anche in mezzo a sofferenze e tribolazioni, perché ha Dio Padre, ha Gesù Cristo, Fratello Salvatore, ha la Vergine Maria, ha gli Angeli e i Santi, ha il Regno di Dio».

Suor Anna Maria Canopi


lunedì 8 aprile 2024

“Resusciterà il giorno di Pasqua”


Le persone che avevano una condotta irreprensibile venivano definite "una di quelle anime" a San Giovanni Rotondo, cioè coloro che erano già pronte per entrare in Paradiso, senza la necessità neppure di confessarsi e ricevere un’assoluzione dal sacerdote.

Una di queste era la signora Paolina, che, nel periodo della Quaresima di quell’anno, stava vivendo un momento molto difficile della sua vita. Aveva un marito e 5 figli e si era ammalata gravemente.

I medici non erano riusciti a dare nessuna buona speranza alla famiglia, tanto che il marito si era precipitato al convento, dove alloggiava Padre Pio, per implorarlo di intercedere per la salvezza della moglie.

Padre Pio, in un primo momento promise di pregare, ma, poi, qualche giorno dopo, alle continua insistenza di molti perché facesse qualcosa per Paolina, non disse più nulla, ma solo “Resusciterà il giorno di Pasqua”.

Un’affermazione che lasciava tutti perplessi, mentre i giorni passavano e la Quaresima procedeva.

Era il Venerdì Santo, quando Paolina cadde in uno stato di incoscienza, prima, e, poi, in coma. Dopo qualche ora, le speranze di tutti si frenarono bruscamente, perché la signora morì.

I familiari, allora, la preparano per il funerale e le diedero l’ultimo saluto, mentre si venne a sapere che, incomprensibilmente, Padre Pio, in convento, continuava a ripetere: “Resusciterà il giorno di Pasqua”.

Era la notte di Pasqua, il momento in cui il popolo aspetta la Resurrezione di Cristo dai morti, dopo la terribile battaglia col male.
Al momento del Gloria le campane cominciarono a suonare, per celebrare la vittoria di Cristo. Accade in ogni chiesa del mondo e nel cuore di ogni Cristiano.

In quel momento anche Padre Pio stava celebrando la Messa e, improvvisamente, scoppiò in lacrime, davanti a tutti i presenti.

Nello stesso momento, a casa della signora Paolina, avvenne qualcosa di inaspettato e straordinario: lei si risvegliò, "risuscitata", come Padre Pio aveva annunciato.
Scese dal letto, si inginocchiò a terra e professò per tre volte il Credo.

Quando, poi, le chiesero cosa fosse avvenuto in quei momenti in cui tutti la credevano ormai morta, lei rispose soltanto: “Salivo, salivo, contenta… Quando stavo entrando in una grande Luce sono tornata indietro, sono tornata giù…”.




domenica 11 febbraio 2024

«Un semplice pezzo di pane può fare questo?»


Due professori miscredenti dell'Università di Lione vollero andare ad Ars per schernire il loro curato.
Entrarono nella piccola chiesa mentre il Santo stava celebrando Messa. Si misero in una posizione tale da poter osservare tutti i suoi movimenti. Quando giunse all'elevazione dell'Ostia, uno di essi, vedendo tutta la folla prostrarsi, pensò tra se: «Come mai uomini intelligenti possono riconoscere il loro Dio in un pezzo di pane?»

Il Santo curato, al momento della Comunione, voltandosi verso i fedeli, fissò il professore come se leggesse nella sua anima quei pensieri di incredulità. Fatta la genuflessione, prese tra le dita l'Ostia e la sollevò sopra la pisside, dicendo le parole liturgiche: «Ecco l'Agnello di Dio!»
L'Ostia sfugge dalle sue mani e va a posarsi sulla lingua della prima persona inginocchiata presso la balaustra.
Il Santo fissò di nuovo l'incredulo, come per dirgli: «Un semplice pezzo di pane può fare questo?».

Il professore si sentì sconcertato e commosso. S'inginocchiò e adorò, poi corse dal curato per confessarsi.
Più tardi si consacrò sacerdote dell'ordine Domenicano.



sabato 15 luglio 2023

La Miracolosa Guarigione di Santa Gemma Galgani per intercessione di San Gabriele dell'Addolorata


San Gabriele dell’Addolorata ebbe un ruolo molto importante nella vita di Santa Gemma. Per lui la Santa di Lucca aveva una devozione straordinaria (al tempo di Gemma, San Gabriele era Venerabile, non ancora Santo), al punto da considerarlo suo patrono e protettore. Gabriele apparse a Gemma molte volte, dandole consigli e parole d’incoraggiamento dal Cielo.

Per intercessione di San Gabriele, Gemma guarì da una grave malattia che l’affliggeva, ed in una delle sue apparizioni, egli pose lo stemma passionista sul fianco della Santa di Lucca dicendole profeticamente: “Tu sarai passionista”.

Gemma cominciò ad ammalarsi di una curvatura alla spina dorsale. Inoltre contrasse la meningite, che la lasciò temporaneamente sorda. Dei grossi ascessi le si formarono in testa, le caddero i capelli, e infine le membra divennero paralizzate. Il medico curante tentò molti rimedi nessuno dei quali ebbe successo. Gemma peggiorava.

Gemma cominciò una devozione al Venerabile Gabriele Possenti dell’Addolorata (ora San Gabriele). Sul suo letto di malata lesse la storia della sua vita. Più tardi scrisse del Venerabile Gabriele:

“Da quel giorno che il mio nuovo protettore Venerabile Gabriele mi aveva salvata l’anima, cominciai ad averne divozione particolare: la sera non trovavo il sonno, se non avevo l’immagine sua sotto al guanciale, e cominciai fino d’allora a vedermelo vicino (qui non so spiegarmi: sentivo la sua presenza). In ogni atto, in ogni azione cattiva che avessi fatta, mi tornava alla mente Confratel Gabriele, e mi astenevo” .

Gemma, che ora aveva vent’anni, sembrava in punto di morte. Fu suggerita una novena come l’unica via di salvezza. A mezzanotte del 23 febbraio 1899, Gemma udì il rumore di un rosario e si accorse che il Venerabile Gabriele le stava davanti. Le parlò così:

“Vuoi guarire? . . . prega con fede il Cuore di Gesù; ogni sera, fino che non sarà terminata la Novena, io verrò qui da te, e pregheremo insieme il Cuor di Gesù”.

Il primo giorno di marzo la novena finì.
La Grazia fu accordata: Gemma era guarita!
Quando si alzò, coloro che le stavano intorno piangevano di gioia. Sì, era stato compiuto un Miracolo!

mercoledì 24 maggio 2023

Il pezzo di legno divenne una vite rigogliosa

Quantunque postulante e poi novizia, Rita sembrava una suora matura; faceva grandi passi nella vita spirituale.
Il demonio, geloso di questa bell'anima, cominciò ad assaltarla. Prima tentò abbatterla con lo scoraggiamento; non riuscendo, l'assaltò con forti tentazioni contro la purezza, presentandole a vivi colori i piaceri della vita.
Un giorno il demonio prese le sembianze di un giovane avvenente e si presentò a Rita invitandola al male; ma ricevette uno schiaffo e subito sparì. Il nemico delle anime non si diede per vinto ed insinuò dubbi sulla vita religiosa, specialmente sulla pratica dell'ubbidienza. Rita, piena di fede, vedeva negli ordini della Superiora la Volontà di Dio; ubbidiva senza discutere, ciecamente. Il demonio non voleva che ubbidisse così, ma ragionando ed anche sofisticando.
La Provvidenza permise che l'Abbadessa le impartisse un ordine strano; il fine era di mettere alla prova l'umiltà e l'ubbidienza della novizia. Le fu comandato: - Questo pezzo di legno secco conficcatelo in un angolo del cortile ed innaffiatelo due volte al giorno, mattino e sera.
Rita vedeva la stranezza dell'ordine ricevuto ed avrebbe potuto farlo rievocare; ma memore delle parole dello Spirito Santo: «L'uomo ubbidiente canterà le vittorie», ubbidì senza discutere.
Mattina e sera attingeva acqua dal vicino pozzo ed innaffiava il legno secco. Dio benedisse quegli atti di ubbidienza ed operò un Miracolo; quel legno cominciò a rinverdire, poi spuntarono le gemme ed in seguito i fiori e i frutti; si formò una rigogliosa vite.
La vite prodigiosa è ancora lì, nel cortile del convento a testimoniare la grande virtù di Santa Rita.


Dal libretto di Don Giuseppe Tomaselli "Santa Rita"


giovedì 18 agosto 2022

Il Rosario salva la vita

Il 6 Agosto 1945 ad Hiroshima fu fatta esplodere la prima bomba atomica, la quale causò morti e devastazioni.

Eppure quel 6 agosto, festa della Trasfigurazione, avvenne un miracolo straordinario.
Quattro gesuiti (Hugo Lassalle, Hubert Schiffer, Wilhelm Kleinsorge, Hubert Cieslik) stavano pregando all'interno della cattedrale di Nostra Signora dell'Assunzione quando la bomba, alle 8 di mattina, rase al suolo la città di Hiroshima.
Loro erano molto vicini all'epicentro e i vetri della cattedrale andarono in frantumi.
Quando giunse il personale medico, subito dalle analisi emerse che nessuno di loro era stato ferito.

Non solo; le radiazioni, che negli anni successivi avrebbero ucciso circa un quinto dei sopravvissuti, non erano presenti sui loro corpi.
Quando fu intervistato circa questo miracolo, padre Schiffer disse candidamente: “Siamo vissuti perché stavamo vivendo il messaggio di Fatima. Vivevamo e pregavamo il Rosario ogni giorno”.

giovedì 10 febbraio 2022

Grazie Padre Pio di avermi salvato dalla morte!

Verso la fine del 1919, un giorno Padre Pio stava togliendosi i paramenti in sacrestia, dove c’era un signore che lo guardava fisso e disse:
- Si è proprio lui, non mi sbaglio.
Quando la gente uscì, si avvicinò, si mise in ginocchio e piangendo gli disse:
- Padre grazie di avermi salvato dalla morte.
Padre Pio gli pose la mano sul capo e disse:
- Non devi ringraziare me, figliolo, ma nostro Signore e la Vergine.
Poi rimasero a parlare per alcuni minuti. Quando uscì, qualcuno gli chiese cosa fosse successo, ed egli rispose:
- Ero un capitano di fanteria e un giorno, sul campo di battaglia, in un'ora terribile di fuoco, poco distante da me vidi un frate, pallido e dagli occhi espressivi, che non aveva il distintivo di cappellano e che mi chiamò e disse:
"Signor Capitano, si allontani da quel posto" - andai verso di lui e, prima ancora di arrivare, sul posto dove mi trovavo prima scoppiò una granata che aprì una voragine. Se fossi rimasto lì, sarei volato in aria. Mi girai verso il fraticello, ma non c'era più.

- Un altro collega, lo stesso giorno, mi raccontò che un frate aveva salvato anche lui da un grave pericolo di morte; la stessa cosa fu detta da alcuni soldati. Tra loro ce n’era uno che disse che era Padre Pio, il Santo del convento di San Giovanni Rotondo, che si faceva vedere nei campi di battaglia. E io, più per curiosità che per fede, andai a vedere se il frate che mi aveva salvato era lui, perché avevo ben stampata in mente la sua figura.
Quando lo vidi, potete immaginare la mia sorpresa e la gratitudine che provai verso di lui. Sono felice di averlo potuto ringraziare personalmente e di avergli baciato le sue sante mani.

(Pena 19; Positio III/1, p. 812)


E' sempre bello poter raccontare queste testimonianze così belle sulla vita di Padre Pio e di chi lo ha conosciuto e, magari, ricevuto Grazie particolari come in questo caso. E queste testimonianze, questi aneddoti, questi racconti, sono davvero numerosissimi.
Grazie, o Signore, per averci donato Padre Pio, in questo tribolatissimo Secolo che è stato il 1900!

Marco

lunedì 18 gennaio 2021

«I miei 20 anni accanto a Padre Pio»


«Ho assistito a molti eventi inspiegabili, dalla sua stessa guarigione, grazie alla Madonna, a quella del mio papà. Ma il più grande è stato il suo Amore per Gesù»

Padre Marciano Morra ha un'aria severa che incute un po' di timore. Minuto ma affilato, ha l'espressione di un esigente professore di Latino. Ma è la sua corazza da timido. Quando entra un po' in confidenza e si lascia andare ha un sorriso dolcissimo. Nessuno meglio di lui può parlare di san Pio da Pietrelcina, padre Pio come tutti continuano a chiamarlo, del quale ricorrono in questi giorni due importanti ricorrenze che lo riguardano: i cento anni dall'impressione delle stimmate, avvenuta il 20 settembre 1918, e la sua morte, il 23 settembre 1968.

Padre Marciano ha ottantanove anni e per quasi venti è stato un suo confratello nel convento di San Giovanni Rotondo, dove il santo visse dal 1916 fino alla sua scomparsa. E' quindi una miniera di ricordi, aneddoti, emozioni che racconta con la sua voce pacata. «Era bellissimo stargli accanto», dice. «Facevamo a gara per passare del tempo insieme a lui: era come stare vicino a un papà affettuoso. Ci illuminava con la santità. E ci deliziava perché era un uomo gioviale e divertente. Ma c'erano volte in cui ti guardava fisso. Quello era il momento in cui leggeva nella coscienza con uno sguardo magnetico che ti trapassava. Sapevi che stava scrutando nel tuo cuore. Leggeva nelle persone come fossero stati dei libri aperti».

Nella sagrestia della vecchia chiesa del convento di Santa Maria delle Grazie, padre Marciano ci parla delle stimmate, forse il mistero più eclatante di padre Pio. Ferite alle mani, ai piedi e al costato che rimandavano alla Passione di Cristo e che erano sempre aperte come piaghe vive. Padre Marciano le ha viste più volte da vicino. «Padre Pio teneva le mani sempre coperte da mezzi guanti anche perché un ordine del Sant'Uffizio gli proibiva di mostrare le ferite. Li toglieva solo quando celebrava la Messa e allora era possibile vedere le piaghe. Servirgli Messa perciò era un compito ambito perché si era vicini a un grande mistero. In più, tornato in sagrestia, il Padre faceva baciare le mani, sempre senza guanti, ai due che erano stati con lui sull'altare. In quel momento potevo vedere bene le ferite che aveva sul palmo. Posso testimoniare che erano veri e propri buchi che trapassavano le mani da parte a parte. Il vero miracolo delle stimmate però non sta tanto nella loro presenza e nel fatto che padre Pio le abbia portate per cinquant'anni ma nel fatto che poi sono scomparse. Per ordine del Vaticano, le piaghe erano state esaminate diverse volte da medici. Alcuni avevano dichiarato l'inspiegabilità della loro natura, altri invece le avevano giudicate un imbroglio affermando che padre Pio se le procurava da solo usando degli acidi. Con la loro scomparsa però, nessuno ha più potuto dire nulla. Come è possibile infatti che una piaga, a prescindere da come si sia formata, scompaia senza lasciare neppure una piccola cicatrice? Questo è il vero miracolo che testimonia la veridicità delle stimmate.»

«Qui in sagrestia ho veduto padre Pio compiere un prodigio, guarendo il mio papà che era molto malato», continua padre Marciano. «Aveva un tumore ai polmoni e i medici gli avevano dato poco da vivere. Padre Pio lo guardò fisso, poi lo prese per il bavero della giacca e con l'altra mano iniziò a tirargli dei pugni sul petto dicendo: “E chi te l'ha detto che tu stai malato? Tu stai bene! Stai bene!”. E subito dopo: “Ora ti saluto. Arrivederci!”. Disse proprio così: “Arrivederci!”. Non capii subito cosa voleva dire ma lo compresi in seguito. Il mio papà aveva i giorni contati e invece guarì e incontrò ancora padre Pio. Ci lasciò quindici anni dopo per un'altra malattia».

Padre Marciano ricorda un altro episodio importante: «Ero presente anche quando padre Pio fu miracolato dalla Madonna. Era il 1959. Quell'anno era stata portata in Italia la statua pellegrina della Madonna di Fatima che girava le diocesi delle più importanti città. Per interessamento del cardinale Giacomo Lercaro, arcivescovo di Bologna, amico di padre Pio, si fece in modo che la statua fosse portata per due giorni anche a San Giovanni Rotondo. Però padre Pio era a letto da quattro mesi. Aveva un tumore ai polmoni e si diceva che stesse per morire. Lo portammo di peso in chiesa, dove era stata sistemata la statua della Madonna. Lì si fermò in preghiera, baciò l'immagine della Vergine e le pose tra le mani una coroncina del Rosario. Poi si fece portare alla finestra per vedere l'elicottero che partiva con la statua. Era stato deciso, infatti, che l'elicottero sarebbe andato via dopo aver fatto tre giri sopra Casa Sollievo della Sofferenza, l'ospedale fondato da Padre Pio. Quando lui vide il velivolo che si allontanava, disse: “Madonnina, sei venuta in Italia e io ero ammalato. Ora te ne vai e mi lasci ancora ammalato”. Poi, improvvisamente fu come se fosse stato attraversato da una scossa. Ero a pochi metri da lui e lo vidi tremare. Si girò e gridò: “Ma io sto bene. Sto bene. Andiamo a confessare”. Ovviamente gli fu impedito di andare in confessionale e venne riportato della sua cella. Ma il giorno dopo riprese la vita di sempre. Era perfettamente guarito».

di Roberto Allegri

FONTE: Famiglia Cristiana N. 37
16 settembre 2018


Ieri mattina, 17 gennaio 2021, padre Marciano Morra ha lasciato questa vita per raggiungere la Patria Celeste.
Ho pensato quindi di pubblicare questo articolo, sulle pagine di questo blog, in suo onore, in onore di questo fraticello che ha vissuto tutta la propria vita alla sequela di Cristo e che è stato uno dei testimoni più autorevoli della vita di Padre Pio.
Ho sempre avuto una particolare simpatia per questo frate, che ho seguito spesso sull'emittente Padre Pio TV, quando celebrava la S. Messa e quando raccontava tanti episodi e aneddoti sulla vita di Padre Pio. Ed era un piacere ascoltarlo, i suoi racconti erano sempre gustosi, mai banali, vivaci e piacevolissimi. Per tutto questo, e per altro ancora, mi addolora grandemente questa perdita, è un pò come se avessi perduto un caro amico. E padre Marciano, anche se non l'ho mai conosciuto personalmente, era come se fosse veramente un mio amico, e credo anche un amico di tante, tante altre persone. Ora il padre ha raggiunto l'agognata Patria Celeste, quell'Abbraccio di Dio che attende tutti quanti noi, solo che lo vogliamo. E non dubito affatto che, alle soglie del Paradiso, ci sia stato ad attenderlo Padre Pio, colui che padre Marciano ha contribuito a far conoscere in maniera determinante a tantissime persone.
Ora riposa in Pace caro padre Marciano.... l'Eterna Beatitudine ti attende!

Marco

sabato 16 gennaio 2021

Lino Banfi: “Prego la Madonna di poter morire insieme a mia moglie”

Una vita intera vissuta assieme e, ora che la malattia ha colpito uno dei due, c’è il desiderio di andare in Cielo insieme. La preghiera di Lino Banfi.
“Prego la Madonna di poter morire insieme a mia moglie”. Una frase che fa commuovere, ma che allo stesso tempo, racconta il calvario di Lino Banfi.


Lino Banfi: “La mia devozione a Maria”

Più di 50 anni di vita passati insieme, mai un tradimento, mai una discussione. Ma ora la malattia c’ha messo il suo zampino. Lino Banfi si racconta e, in particolare, sceglie di spiegare perché la sua devozione alla Madonna è così forte e radicata.

“Appena ti svegli, prima di tutto devi pregare e ringraziare la Madonna. Perché parlare proprio con la Madonna? Perché lei parla col Padreterno” – spiega l’attore. La sua fede particolare inizia all’età di 5 anni, quando suo nonno Giuseppe comincia a parlargli di Gesù e di Maria. Il pregare prima di andare a scuola ma, soprattutto, pregare come prima cosa da fare ogni giorno. “Lei mi ha guarito quando avevo il tifo”.

Ma c’è stato un episodio particolare grazie al quale Lino Banfi ha capito che Maria aveva steso la mano sulla sua testa: “A dieci anni stavo morendo, avevo il tifo e la malaria […] Il medico veniva a visitarmi tutti i giorni e mi faceva delle iniezioni. Non mangiavo più, ero magrissimo, pieno di croste. Quando la malattia si aggravò, giacevo nel letto e non riuscivo più a parlare. All’improvviso, una mattina mi svegliai e chiesi a mia madre la gazzosa. Nella notte, le croste erano cadute”.

Un miracolo? Assolutamente sì: “Mia madre mi raccontò che quella notte avevo sognato una donna con un bambino in braccio ed ero guarito […] Penso fosse la Madonna di Canosa” – continua.

Lino Banfi: “Il mio incontro con Papa Francesco”

La fede, la preghiera, il suo sentirsi "il nonno d’Italia", ma anche un attaccamento particolare a Papa Francesco: “Quando ho incontrato Papa Francesco, gli ho fatto notare che abbiamo la stessa età. E, presentandomi come il nonno d’Italia, lui candidamente, in spagnolo, mi ha risposto: “Lei è il nonno del mondo” – ha raccontato, con gioia, l’attore pugliese. “Oggi prego Maria per mia moglie. Le chiedo di farci morire insieme”

Oggi, la preghiera a Maria di Lino Banfi è per sua moglie, malata di Alzheimer: “In questo periodo le chiedo di aiutarmi con mia moglie Lucia […] Nessuno ti dice quello che devi fare con le persone care che non stanno bene. Alla Vergine imploro: “Se tu e Gesù mi amate, fatemelo sentire” […]
Ditemi la verità: quanti anni di vita mi date ancora? Se possibile, cercate di far morire insieme mia moglie e me perché l’uno senza l’altro non riusciremmo a stare” – conclude.

Un amore indissolubile, quasi come se fossero nati per stare sempre l’uno accanto all’altro. Ed ora, davanti alla sofferenza, Lino prega sì, ma chiede soprattutto di non staccarsi mai da sua moglie, neanche in punto di morte.


di Rosalia Gigliano

8 gennaio 2012

FONTE: la luce di Maria