martedì 3 maggio 2022

Tre monaci e il diavolo

Il demonio apparve a tre monaci e disse loro: "Se ti venisse dato il potere di cambiare qualcosa del passato, cosa cambiereste?

Il primo di loro, con grande fervore, rispose: "Ti impedirei di far cadere nel peccato Adamo ed Eva affinché l'umanità non possa allontanarsi da Dio".

Il secondo, un uomo pieno di Misericordia, risponde: "Ti impedirei di ribellarti a Dio e così non faresti del male alle anime".

Il terzo di loro era il più semplice e, invece di rispondere al tentatore, si inginocchiò, si fece il segno della croce e pregò dicendo: "Signore, liberami dalla tentazione di ciò che poteva essere e non è stato".

Il diavolo, emettendo un grido rauco e rabbrividendo di dolore, svanì.

Gli altri due, sorpresi, gli dissero: "Fratello, perché hai risposto in quel modo? E perché la tua risposta ha disturbato e allontanato il diavolo?"

Rispose: "Primo: accettando di rispondere all’ipotesi del diavolo, vi siete lasciati coinvolgere dal suo modo di pensare. Invece, non dobbiamo MAI dialogare con il nemico.
Secondo: NESSUNO al mondo ha il potere di cambiare il passato. Perdersi dietro inutili questioni del genere spinge a fantasticare invece che ad accogliere la realtà, bella o brutta che sia. Infatti, L'INTERESSE di satana non era quello di dimostrare la nostra virtù, ma di intrappolarci nel passato, in modo da trascurare il presente, cioè il tempo in cui Dio ci dà la Sua grazia e noi possiamo collaborare con essa per adempiere la Sua volontà".

Di tutti i demoni, quello che cattura di più gli uomini e impedisce loro di essere felici è quello di "Cosa avrebbe potuto essere e cosa non è stato".

Il passato è lasciato alla Misericordia di Dio. Il futuro alla Sua Provvidenza.
Solo il presente è nelle nostre mani, unite alle mani di Dio.
Viviamo l'oggi!



FONTE: Web

sabato 30 aprile 2022

La donna desiderosa di sapere l'autore dell'Ave Maria

Si narra che una pia donna particolarmente devota della Santa Vergine fosse desiderosa di conoscere l’autore dell’Ave Maria. Lei, infatti, ben sapeva che il Paternoster lo aveva insegnato nostro Signore stesso ai suoi discepoli, mentre dell’Ave Maria nessuno sapeva l’autore. Nemmeno un antico padre, un pontefice o un santo di Dio.

Accadde in quei giorni che passasse in quella città il grande devoto della Santa Vergine, il beato Alano della Rupe. Ella gli si avvicinò con riverenza e porse a lui questa domanda che tanto l’affliggeva da lungo tempo. Il beato Alano guardando il cielo le rispose: “Figlia carissima, nessun santo, nessun padre, nessun pontefice ha redatto l’Ave Maria poiché questa preghiera è infinitamente più gloriosa. Fu la Trinità stessa la fonte di questa preghiera. La Trinità Santissima, infatti, diede ordine all’Arcangelo Gabriele di pronunciare queste parole dolcissime, poi Elisabetta, cugina di Maria, ampliò tale saluto: “Benedetta tu fra le donne”, infine la Chiesa nei suoi Concili completò tale preghiera: “Santa Maria, Madre di Dio ecc…”.”

Udito ciò quella pia donna se ne andò tutta contenta e ogni volta che quelle parole venivano pronunciate dalle sue labbra, ripensava come la Trinità Santissima fosse stata l’origine e la fonte prima dal più alto dei Cieli.

martedì 26 aprile 2022

Vieni Signore Gesù!

Vieni Signore Gesù!
Amo moltissimo questa giaculatoria
così semplice, così immediata, così diretta,
eppure dice tantissimo,
dice tutto!
Vieni Signore Gesù nel nostro cuore,
nella nostra anima,
entra dentro di noi
e non uscirne più!
Vieni Signore Gesù!

Sì, amo tantissimo questa giaculatoria
e Tu sai perchè, o Signore.
Quando la recito io Ti chiamo e Ti chiedo:
“Entra nel mio cuore!”
E non solo nel mio, in verità
perchè io Ti invoco per tutti
vorrei che Tu entrassi nel cuore di tutti,
perché tutti, tutti abbiamo bisogno di Te, nessuno escluso!
Abbiamo bisogno di migliorare,
di purificarci,
di convertirci.
Vieni Signore Gesù!

Tu, o Signore, sei Colui che “fa nuove tutte le cose”
e allora rinnova i nostri cuori,
passi da noi il “vecchio”, ed entri in noi il “nuovo”
ovvero Tu, o Signore Gesù,
con il Tuo Santo Spirito,
la Tua Santa Grazia,
il Tuo Divino Amore.
Vieni Signore Gesù!

Amo, amo tanto questa giaculatoria
e la recito in qualsiasi momento della giornata.
E quando la recito, penso tra me e me:
“Non dovrei mai smettere di dirla!”
Mi piace perchè è semplice,
eppure così “importante”,
è chiamarti nel nostro cuore, o Gesù!
E cosa ci può essere di più importante di questo?
Vieni Signore Gesù!

Entra nel nostro cuore Signore Gesù,
e così saremo persone migliori,
e così Ti saremo più vicini,
e così saremo “Tuoi” come mai lo siamo stati prma d'ora!
Divieni il “Re” del nostro cuore o Signore,
il “monarca” assoluto,
senza rivali,
senza contendenti,
senza usurpatori,
il “Re dei Re”!
Vieni Signore Gesù!

Tutto l'intero mondo si dovrebbe riempire di “Vieni Signore Gesù”!
Tutti dovremmo invocarti,
e se così fosse, vivremmo in un mondo certamente migliore.
Sarebbe quasi un “anticipo” di Paradiso,
in attesa del “Vero” Paradiso,
quando saremo a tu per tu con Te,
e Ti vedremo quale Tu realmente sei,
nella Tua immensa Gloria,
che sarà anche la nostra Gloria,
la nostra Beatitudine,
la nostra Felicità!
Vieni Signore Gesù!

Noi saremo in Te e Tu sarai in noi,
qualcosa che non possiamo neanche lontanamente immaginare ora,
ma sarà Stupendo,
Magnifico,
Meraviglioso!
E per tutto questo possiamo solamente dirti:
Grazie Signore Gesù!


Marco


domenica 24 aprile 2022

Cosa si "guadagna" a pregare Dio?

Una volta fu chiesto a una donna:

“ Cosa si "guadagna" pregando Dio regolarmente? ”

Lei rispose:

“ In genere non "guadagno" niente, ma piuttosto "perdo cose" 

E ha citato tutto ciò che le è "mancato" pregando regolarmente Dio:

“ - Ho perso il mio orgoglio.
- Ho perso l'arroganza.
- Ho perso l'avidità.
- Ho perso l'invidia.
- Ho perso la mia rabbia.
- Ho perso la lussuria.
- Ho perso il piacere di mentire.
- Ho perso il gusto per il peccato.
- Ho perso l'impazienza, la disperazione e lo scoraggiamento.

A volte preghiamo, non per guadagnare qualcosa, ma per perdere cose che non ci permettono di crescere spiritualmente.
La preghiera educa, fortifica e guarisce.
La preghiera è il canale che ci collega direttamente a Dio! ”

mercoledì 20 aprile 2022

Catalina Rivas, la “segretaria” di Gesù

Catalina Rivas è una delle più belle anime mistiche viventi, una "prediletta" del Signore, chiamata dallo stesso Gesù “La Mia segretaria”.
Voglio parlare brevemente di lei sulle pagine di questo blog, perché è un anima che merita veramente di essere conosciuta e amata, e poi perché è mia intenzione, col passare del tempo, riportare alcuni stralci delle meravigliose Parole e Rivelazioni che Gesù le ha dettato nel corso degli anni.

Catalina vive in Bolivia a Cochabamba e, dalla prima metà degli anni 90, è stata scelta da Gesù per trasmettere la Sua Voce al mondo, attraverso Messaggi di straordinaria bellezza, ricolmi di Amore e Misericordia. Catalina, sotto dettatura di Gesù, è stata in grado di riempire anche centinaia di pagine di quaderno in pochi giorni, con materiale di una bellezza e profondità spirituale che mai e poi mai sarebbero potuti venire da lei, in quanto Catalina non ha neppure terminato le scuole superiori, non ha mai letto la S. Bibbia e non ha nessuna preparazione in campo teologico.
Catalina nell’introduzione di uno dei suoi libri scrive: Io, indegna Sua creatura, sono diventata improvvisamente la Sua segretaria… Io che non ho mai saputo niente di teologia né ho letto mai la Bibbia… improvvisamente ho iniziato a conoscere l’Amore del mio Dio, che è anche il tuo… I Suoi fondamentali insegnamenti ci rivelano che l’unico amore che non mente, non inganna, non ferisce, è il Suo; egli ci invita a vivere quell’amore attraverso numerosi messaggi, uno più bello dell’altro. (citazione profezie.altervista.org)

I messaggi dettati a Catalina contengono verità teologiche assolutamente in armonia con quelle conosciute dalla Chiesa Cattolica, ma espresse con grande semplicità e bellezza nonostante la loro intrinseca complessità.
I messaggi contenuti dai libri di Catalina si fondano soprattutto sull'immenso Amore e sulla Misericordia che Dio ha verso l'uomo, ma anche sulla sua Giustizia, pur nel rispetto assoluto che il Signore ha dato alla libertà dell'uomo, poiché non ci può essere vero Amore senza libertà.

Tutti i messaggi dettati da Gesù sono stati raccolti e pubblicati in vari libri, e tutti sono stati attentamente vagliati e hanno ricevuto l’Imprimatur dall’Arcivescovo di Cochabamba Mons. René Fernández Apaza il quale ne ha riconosciuto l'assoluta veridicità. I testi poi, sono stati tradotti in varie lingue e hanno raggiunto una vasta diffusione in tutto il mondo.

Nell'ottobre del 1994 Catalina, mentre si trovava in pellegrinaggio a Conyers, negli Stati Uniti, vede una forte luce illuminare il Crocefisso e sente fortemente nel suo cuore il desiderio di offrire tutta sé stessa e la sua vita al Signore. Da questo Crocefisso vede delle Luci fuoriuscire dalle mani, dai piedi e dal costato di Gesù e queste luci la colpiscono nei medesimi punti del suo corpo. Un dolore intensissimo invade Catalina che non può fare altro che cadere a terra. Catalina Rivas riceve le Sacre Stigmate. Due giorni dopo Gesù le parla e le dice che gli ha fatto il Dono delle Stigmate per consentirle di condividere con Lui le sofferenze della Sua Croce e che, tale Dono, viene riservato solamente alle anime che sono capaci di amarlo intensamente, come Lui desidera essere amato.

Nel gennaio del 1996 il dottor Ricardo Castañón, ricercatore e docente di neuropsicofisiologia all’università Cattolica della Bolivia, ebbe modo di visitare Catalina e di assistere alla sua terribile sofferenza durante l'esperienza mistica della Passione di Gesù. Ebbe modo di verificare anche la presenza delle Sacre Stigmate sul suo corpo, piaghe che il giorno dopo si erano già miracolosamente rimarginate, sotto lo sguardo stupito dei medici che, in nessun modo hanno potuto spiegare come quelle ferite profonde potessero essere guarite in un lasso di tempo così breve.


Marco

lunedì 18 aprile 2022

Me la vuoi dare a Me la mamma?

I primi ricordi di Gemma sono legati alla dolce figura materna. È una bambina di appena sette anni e si rende conto, sebbene confusamente, che la mamma, gravemente ammalata, deve lasciarla. È spontaneo in lei il desiderio di seguirla per stare sempre insieme: «Una voce al cuore mi disse: "Me la vuoi dare a Me la mamma?". "Sì", risposi, "ma se mi prendete anche me". "No", mi ripeté la solita voce, "dammela volentieri la mamma tua. Tu per ora devi rimanere col babbo. Te la condurrò in Cielo, sai? Me la dai volentieri?". Fui costretta a rispondere di sì; finita la Messa, corsi a casa. Mio Dio! Guardavo la mamma e piangevo; non potevo trattenermi».
Il 1894 È l'anno di un grande dolore ed è l'anno nel quale l'angelo custode irrompe visibilmente nella sua vita, la spinge a non chiudersi in se stessa, la stimola a non fermarsi alle «piccole cose di pessimo gusto» che potevano invischiarla nell'effimero e spingerla verso la banalità dei valori mondani, nel tentativo di dimenticare le persone perdute per sempre.
La morte, a soli diciotto anni, del fratello seminarista Gino, avvenuta nel settembre del 1894, apre in Gemma un vuoto incolmabile. Si ammala gravemente. Lo stato di prostrazione dura lunghissimi mesi; la ragazza deve addirittura sospendere gli studi. A fatica si riprende. Babbo Enrico e tutta la famiglia si industriano di farla svagare. Le regalano perfino un orologio d'oro. «Io, ambiziosa come ero», ricorda, «non vidi il momento di mettermelo e uscire fuori (...). Uscii infatti; quando ritornai e andai per spogliarmi, vidi un angelo (che ora ho riconosciuto per l'angelo mio), che serio serio mi disse: "Ricordati che i monili preziosi che abbellano una sposa di un Re crocifisso altri non possono essere che le spine e la croce"».

LA MORTE DEL PADRE DI SANTA GEMMA

Ancora Gesù, direttamente, regge il cuore di Gemma per le grandi sofferenze che bussano alla porta di casa. Babbo Enrico scompare prematuramente a causa di un tumore alla gola. Questa morte, avvenuta 1'11 novembre del 1897, è la causa diretta del tracollo economico dell'intera famiglia, che cade nella più nera miseria.
«Il giorno che morì», narra Gemma, «Gesù mi proibì di perdermi in urli e pianti inutili, e lo passai pregando e rassegnata assai al volere di Dio, che in quell'istante prendeva lui le veci di Padre Celeste e padre terreno».
Gemma impara a distaccarsi da tutto e da tutti per abbandonarsi sola in Gesù solo.
«Vedevo bene che Gesù mi aveva tolto i genitori, e alle volte mi disperavo, perché credevo di essere abbandonata. Quella mattina me ne lamentai con Gesù, e Gesù sempre più buono, sempre più tenero mi ripeteva: "Io, figlia, sarò sempre con te. Sono io tuo padre, la mamma tua sarà quella..." e m'indicò Maria Santissima Addolorata. "Mai può mancare la paterna assistenza a chi sta nelle mie mani; niente dunque mancherà a te, quantunque ti abbia tolta ogni consolazione e appoggio su questa terra. Vieni, avvicinati... sei mia figlia... Non sei felice di essere figlia di Gesù e Maria?"».

domenica 10 aprile 2022

Sono felice!

Il mattino di giovedì, 2 aprile 1985, moriva a Roma, nel convento dei Frati Minori in Via Merulana, padre Emanuele Chiettini, frate di Santa vita.
Alle 10 di quel giorno egli è atteso invano al suo confessionale. Viene ricercato, non si trova. Si telefona al monastero delle Clarisse di Via in Selci, dove da 38 anni era solito celebrare la S. Messa di buon mattino. Si risponde che anche quel giorno il padre Emanuele aveva già celebrato il Sacrificio Eucaristico e poi era andato via.
Dopo diligente ricerca, Padre Chiettini viene trovato morto in un recondito angolo di un corridoietto pochissimo frequentato, chiamato «delle botteghe oscure». L’indomani va a celebrare la S. Messa, al posto del defunto, il padre Alessio Benigar che trova le suore addolorate per l’improvvisa scomparsa di padre Chiettini. Dopo la celebrazione della Messa, suor Celina, abbadessa del monastero, riferisce al Padre Alessio che circa alle 9.15 del giorno precedente, mentre si trovava nella sua cella, fu colpita come da un lampo improvviso, quasi un flash fotografico, accompagnato da un lieve scatto. Alla sua richiesta del significato di quel segno, padre Alessio disse a lei e alle suore: «Non piangete, non siate tristi! Padre Emanuele è vivo, è felice! L’ho visto io tutto luminoso con questi miei occhi, così come ora vedo voi. Non ho mai visto nulla di simile in vita mia! Mi ha detto: “Sono felice!”».
Padre Emanuele Chiettini era già in Paradiso.

(Dall’Osservatore Romano del 4 maggio 1985)